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TERZO CICLO: il Tufo Giallo Napoletano

By Michela Esposito e Silvia Guardascione

La nuova parte della nostra rubrica è dedicata al terzo ciclo di attività vulcanica dei Campi Flegrei, ovvero alla messa in posto del Tufo Giallo Napoletano. 

Il Tufo Giallo Napoletano consiste in un vasto deposito da flusso piroclastico prodotto circa 12000 anni fa. 

I suoi prodotti sono ampiamente distribuiti lungo il bordo della caldera e al suo interno, come rilevato dallo scavo di pozzi e perforazioni per scopi geo-termici. 

Tra 37000 e 12000 anni fa, quindi dopo l’eruzione dell’Ignimbrite Campana e prima dell’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, il vulcanismo dei Campi Flegrei ha dato origine a modesti apparati vulcanici e a depositi piroclastici che affiorano all’interno della città di Napoli e lungo i versanti nord-occidentali e sud-occidentali della collina di Posillipo.

Consistono prevalentemente di depositi originati da eruzioni esplosive a carattere freatomagmatico; i prodotti di tali eruzioni sono visibili a Monte di Procida, a Punta Marmolite, nel Vallone del Verdolino (Soccavo), ai Ponti Rossi e Coroglio. 

La composizione dei magmi eruttati tra l’eruzione dell’Ignimbrite Campana e quella del Tufo Giallo Napoletano è essenzialmente rachitica.

L’eruzione di 12000 anni fa è stata di tipo esplosivo, da freatopliniana a freatomagmatica ed ha svuotato parzialmente la camera magmatica, posta a qualche chilometro di profondità. 

Inoltre è considerata la seconda eruzione più importante, dal punto di vista energetico, avvenuta nell’area flegrea. 

È di circa 1000 km2 la superficie coperta dal Tufo Giallo Napoletano, mentre il volume di magma eruttato varia tra i 20 km3 e i 40 km3.

L’esplosione del Tufo Giallo Napoletano ha comportato lo sprofondamento circolare della crosta superficiale, determinando la formazione di una caldera di minori dimensioni rispetto a quella di 34000 anni fa, forgiatasi all’interno della stessa caldera dell’Ignimbrite Campana. La caldera da collaso generata e profonda circa 3 km, è stata successivamente riempita dai prodotti delle eruzioni più recenti dei Campi Flegrei. 

I depositi originati dall’eruzione di 12000 anni fa attualmente si trovano nell’area napoletano-flegrea e nella Piana Campana fino ai rilievi appenninici. Quindi gli affioramenti di Tufo Giallo Napoletano, a differenza delle attese, non si trovano immediatamente vicini al centro eruttivo, ubicato nei Campi Flegrei, ma a distanza di qualche chilometro da esso. Anche nel golfo di Napoli ci sono depositi, al momento sommersi, attribuibili al Tufo Giallo Napoletano. Dall’analisi dei depositi eruttati, è possibile costatarne la composizione varia, costituita prevalentemente da latite e trachite. Gli strati latitici derivano da un magma molto basico e profondo, probabilmente arrivato poco prima dell’eruzione, causandone l’innesco.

Caldera del Tufo Giallo Napoletano www.ov.ingv.it

Dopo l’eruzione del Tufo Giallo ed il simultaneo sprofondamento calderico, c’è stata un’ingressione marina, a seguito della quale tutta le parti meridionali e centrali della caldera sono state sommerse, e le parti più elevate, come Cuma e Monte di Procida, sono diventate delle piccole isole. A partire da 10000 anni fa circa, invece, nella parte centrale della caldera del Tufo Giallo Napoletano, ha avuto inizio un fenomeno di risorgenza, che si è realizzato attraverso più fasi di sollevamento. Tale fenomeno è stato accompagnato dallo smembramento del blocco in risalita in diverse parti, che hanno subìto un movimento differenziato. Il blocco interessato in maggiore misura dal fenomeno, si è sollevato fino ad oggi, di circa 90 metri ed è identificabile con il blocco della Sterza, tra La Pietra e Toiano, emerso a partire da circa 4500 anni fa. 

Il tufo giallo è un ottimo materiale da costruzione, largamente utilizzato a Napoli e provincia e riconoscibile, insieme al tufo grigio, in gran parte degli edifici del centro storico della città.

LA VALLATA DEL VERDOLINO

Una delle zone flegree di maggior rilievo dal punto di vista geologico è la Vallata del Verdolino, ricca di rilevanti affioramenti dei principali prodotti vulcanici dell’area flegrea. 

La Valle del Verdolino è situata nel quartiere di Soccavo ( sub-cavo); qui è presente un’importante cava di piperno che da il nome all’intero quartiere. 

Le formazioni peculiari della zona del Verdolino sono il Piperno e la Breccia Museo; queste formazioni si sono a loro volta formate durante la poderosa eruzione vulcanica di Soccavo, detta appunto di Piperno-Breccia Museo. L’eruzione risale ad un periodo che va da 37000 a 30000 anni fa ed è contemporanea alla più estesa formazione dell’Ignimbrite Campana.

la Valle del Verdolino, quartiere di Soccavo www.ov.ingv.it

Attualmente la cava del Piperno è solo un ricettacolo di rifiuti, ma per secoli ha fornito materiali pregiati per la costruzione di monumenti, chiese e palazzi. Da ricordare la facciata della Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, nella quale il Piperno è lavorato a bugne a punta di diamante. 

Uno dei più autorevoli studiosi della cava del Verdolino e, in generale, della geologia dei Campi Flegrei, è il Rittmann

In base al principio stratigrafico, secondo cui, in una successione stratigrafica, gli strati più profondi sono i più antichi, mentre i più superficiali sono i più recenti, il Rittmann ha descritto la stratigrafia della formazione del Verdolino. 

Dall’alto al basso la successione stratigrafica dovrebbe essere la seguente:

● Tufo giallo napoletano ( 100 m)

● Tufo chiaro

● Tufo biancastro

● Breccia museo marrone rossastra ( più di 30 m )

● Brecce grigie alternate a piperno ricca di cemento sabbioso cineritico ( 2 m )

● Piperno

Le formazioni sovrastanti quella del Piperno sono visibili sul lato orientale della Valle del Verdolino. 

I prodotti al di sopra della Breccia Museo sono dovuti a processi di “surge”, ovvero flussi piroclastici a bassa densità.


GLOSSARIO:

Latite = Roccia vulcanica di composizione intermedia, con contenuto di Si02 pari al 55%.

Trachite = Roccia vulcanica acida con contenuto in Si02 pari al 60% e ricca di elementi alcalini.

Piperno = roccia piroclastica formata da ceneri e pochi lapilli, nei quali si sono mescolati brandelli di lava ancora liquida, che hanno assunto forma affusolata o lenticolare dette “fiamme”. Sono di colore grigio ed erano usate un tempo per la costruzione di chiese ed edifici napoletani.

Breccia Museo = Blocchi di rocce diverse per dimensioni, origine e natura mineralogica e che consente di avere informazioni sulle rocce sottostanti da cui sono stati strappati durante l’eruzione.