ATLANTIDE E L’ANTRO DELLA SIBILLA

il morso del serpente

Da secoli immemorabili nella sfera terrestre umana si è creata una spessa barriera tra la realtà ”vera” e la dimensione umana . Questo ha reso la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne ciechi  “di spirito”, non in grado, cioè, di vedere al di là delle proprie forme grossolane di materializzazioni e di idealizzazioni. I grandi enigmi dell’Universo e della storia dell’umanità sono da sempre affrontati solo con gli occhi della mente, scissi cioè dall’elemento originario:“il puro spirito”. Da anni gli scienziati si affaticano a trovare una soluzione o una benché minima spiegazione agli innumerevoli misteri della vita e del cosmo. Ma con quali occhi, con quale spirito e a che scopo affrontano queste ricerche? Il mistero della vita non può assolutamente rivelarsi alle anime impure, alle “menti finite”, ai ricercatori di gloria, denaro e successo. Per questi c’è solo l’illusione del sapere, le loro elucubrazioni sono granelli di sabbia di un enorme deserto. La scienza di oggi, infatti, si regge su una pletora di castelli di sabbia. L’attuale bagaglio culturale umano non è altro che una ordinata accozzaglia di menzogne fabbricate ad arte dagli illusionisti del sapere: gli scienziati di nuova formazione, i ministri della cultura, gli intellettuali da scuderia, gli ideologi della neo-socializzazione di massa, il Papa, ecc.

Proviamo ora ad affrontare una questione con gli “occhi dello spirito puro”:

“L’ANTRO DELLA SIBILLA”

Che cos’è veramente questo monumento? Qual’era la sua funzione? Da chi è stato costruito? Perché ha una perfetta forma trapezoidale?

Provo a dare delle risposte.

Da molti studiosi è oramai ritenuto una fortezza militare costruita dai greci intorno al IV sec. a.c.. Esso avrebbe subìto tre trasformazioni in tre epoche differenti: periodo greco, romano e infine tardo imperiale. Esso è formato da un lungo corridoio scavato nel tufo in modo rettilineo e perfettamente a forma trapezoidale. Nella parte occidentale sono allineati nove bracci, aperture anch’esse a forma trapezoidale, di cui tre chiusi. A metà del corridoio, nella parte orientale, si  trovano altri tre bracci, anch’essi a forma trapezoidale, disposti a croce. Secondo alcuni studiosi questo sarebbe il famoso antro, descritto dal poeta latino Virgilio nel VI libro dell’Eneide, dove vaticinava la profetessa del Dio Apollo, la Sibilla cumana. Tralascio le considerazioni critiche addotte da altri studiosi su questo ultimo aspetto, per avventurarmi nelle mie considerazioni:

Da chi è stato costruito?

A mio avviso questo antro è stato costruito per mano di un atlantideo. Sì, proprio da un discendente del famoso popolo vissuto 9000 anni fa sul continente di Atlantide descritto dal filosofo Platone.

I territori sottoposti al continente di Atlantide si estendevano fino all’Italia. Uno dei popoli discendenti dagli Atlantidei furono proprio gli Etruschi, le cui origini sono, invece, ancora da verificare secondo gli studiosi moderni. Al ceppo atlantideo appartengono anche gli Olmechi, i Toltechi, gli Egiziani, i Maya, gli Aztechi, e gli Inca.

Questo spiega, infatti, la forma perfettamente trapezoidale dell’Antro della Sibilla: forma appunto simile alle numerose piramidi precolombiane. Piramidi innalzate in onore degli Dei, sulle sommità delle quali si celebravano particolari riti cultuali. Molte sono le analogie tra questi popoli, tra cui appunto l’architettura. La loro matrice unica: Atlantide.

Questo popolo aveva raggiunto un altissimo grado di conoscenza, tale da giustificare la costruzione di particolari velivoli in grado di passare da un continente all’altro. Questa avanzata tecnologia traspare, tra l’altro anche, nel mito di Dedalo. E qui ritorniamo al nostro antro. Virgilio afferma, appunto, che Dedalo, fuggendo da Creta, insieme a suo figlio Icaro, con una macchina volante, da lui stesso costruita, si avvicinò troppo al sole (una frase dei tempi per dire che qualcosa dovette andar male nella macchina di Dedalo) e   cadde, salvandosi, a Cuma, mentre il figlio Icaro morì in mare aperto. Un genio come Dedalo, di stirpe atlantidea, a mio avviso, dovette sicuramente lasciare qualche traccia nell’antica Cuma: la sua macchina volante. L’antro della Sibilla infatti non sarebbe altro che il luogo dal quale partiva questa eccezionale astronave. Questo spiegherebbe il taglio perfettamente trapezoidale e i tre bracci disposti a croce sul versante orientale atti a sostenere il corpo centrale del velivolo a forma di croce appunto.

La stessa macchina volante raffigurata in molti monili ritrovati nelle tombe assire e nei sigilli cilindrici dei Sumeri? La stessa che vide il profeta Ezechiele 2500 anni fa (vedi Libro dei Profeti)? E il modellino aereo ritrovato in una tomba egizia a Sakkara nel 1898? E la lastra del sarcofago della tomba di Pacal (683 d.c.) a Palenque (una città del Messico) raffigurante il re-Dio in una navicella spaziale? Questi ed altri esempi si potrebbero citare a sostegno della tesi che antiche civiltà come quella atlantidea possedevano velivoli di volo ad alta tecnologia. Gli stessi atlantidei, a mio avviso, non sarebbero altro che discendenti di un colonia di extraterrestri approdati sulla terra milioni di anni fa. A questi infatti andrebbe fatta risalire la stirpe degli dei Egiziani e Greci apparsi sulla terra in un lontanissimo passato.

Francesco Scarpato

 

[Mentre continuavo a camminare e a parlare, apparve un carro di fuoco, e cavalli di fuoco, e i due furono separati. Ed Elia salì al cielo sopra un turbine di vento. Ed Elisha vide e gridò: “Padre mio, padre mio! Il Carro di Israele e il suo Cavaliere!” Poi esso sparì dalla sua vista.] Antico Testamento RE II - 2:11

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