DIONISO e la PANTERA

L'EDEN PERDUTO

 

 

Nei pressi di Punta Epitaffio, in località Baia (Bacoli), a 6 metri di profondità e per una lunghezza di 100 metri dalla costa, nel 1959, fu effettuata un’esplorazione sottomarina, allo scopo di identificare alcuni edifici di epoca romana. Un ampio studio protrattosi fino all’anno successivo, portò al  rilevamento di grandiose strutture termali di epoca imperiale. La mancanza di mezzi, e di una decisa volontà a continuare l’operazione di scavo, fece spegnere subito gli entusiasmi degli studiosi. Ma come sempre la Natura ristabilì il giusto corso degli eventi. Infatti, 10 anni dopo, dopo una forte tempesta, furono scoperte proprio a Punta Epitaffio due pregevoli statue marmoree: Ulisse che porge la coppa al Ciclope e Baios, uno dei suoi compagni.

Riaffiora così più chiaramente l’intero edificio romano sommerso, identificato come il ninfeo dell’imperatore Claudio. Passano altri dieci anni, ed inizia così un’altra campagna di scavi sottomarina articolate in quattro momenti, le prime due a maggio e nel settembre-ottobre del 1981, le altre due a maggio-giugno e settembre-ottobre del 1982. Lo scopo era quello di ricostruire il gruppo odissiaco: mancava la statua di Polifemo. Nonostante le accurate ricerche di scavo, la statua non venne ritrovata; ma al suo posto scoprirono un’altra interessante statua: Dioniso adolescente con la pantera.

La statua, ritrovata in 22 frammenti, rappresenta il dio del vino in età adolescenziale, accompagnato da una pantera.

Cosa vorrà mai significare questa statua?

Secondo alcuni studiosi, la pantera accovacciata ai piedi del dio con la zampa alzata e le fauci aperte è in atto di ricevere delle gocce di vino sgorganti dalla coppa che il dio avrebbe dovuto tenere in una sua mano, mentre nell’altra  il tirso (asta di legno avvolta da pampini e da edera, portata dal dio e dalle Baccanti).

Questa scena simboleggerebbe il potere del vino che doma la ferocia animale, così come il vino riuscì a domare la ferocia del ciclope Polifemo.

Provo adesso a dare un’interpretazione diversa.

Dalle nebbie delle antiche conoscenze, la sapienza divina si manifesta attraverso la duplice teofania: la luce trascendente e il Sole visibile. Apriamo così per un istante  i nostri occhi alla luce trascendente per dare una valore reale ed universale a questa raffigurazione statuaria.

Dioniso, oltre ad essere il dio del vino, era anche dio della Natura selvaggia ed era in relazione con il regno dei morti. Egli era figlio di Zeus e di Semele (figlia di Cadmo e di Armonia). Semele fu amata da Zeus; prima del parto volle contemplare il suo amante, avendolo sempre visto nascosto dietro una nuvola. Ma alla sua vista venne folgorata; così Zeus trasse dall’amante morta il piccolo Dioniso e lo pose nella sua coscia per farlo nascere. Da qui il suo nome Dionisos, nato due volte. Il Dio nelle sue manifestazioni spesse volte era accompagnato dal suo corteo composto da Baccanti, Sileni, Satiri, Ninfe, pantere e leoni. Le Baccanti erano sacerdotesse che avevano il potere di addomesticare animali feroci come le pantere e i leoni; le loro braccia durante alcuni rituali erano avviluppate da numerosi serpenti, attratti, come anche per  gli altri animali, dalla loro forza armonizzatrice. I componenti del corteo erano tutti invasi dello spirito divino di Dioniso animali compresi. Una forza cosmica primordiale alla base dell’ordinamento universale del creato li pervadeva. Chi erano in realtà questi Dei? E da dove proveniva lo status di divinità? E gli animali, che affiancavano questi Dei, perché alla loro presenza diventavano mansueti e concilianti?

Facciamo allora un lungo salto nel tempo e ritorniamo agli eventi biblici:

Genesi 1:26 - “E Dio proseguì, dicendo: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza, e tengano sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e gli animali domestici e tutta la terra e ogni animale che si muove sopra la Terra.”

Dunque l’uomo ai primordi della vita era simile a Dio, e aveva al suo seguito  ogni forma animale presente sul pianeta. Nel corso dei secoli, l’uomo-Dio è ritornato ad assumere le sembianze e lo status di uomo-terrestre perdendo tutti i suoi poteri protonaturali e sovrannaturali; gli animali gli si voltarono contro e diventarono così suoi nemici. L’uomo primigenio si scisse in due parti: l’anima terrestre restò legata alle forze terrestri e in balia del caso; mentre l’altra metà, quella divina, caddè nell’oblio e vaga negli spazi ultrastellari, nella vana attesa di ricongiungersi con l’altra metà terrestre.

La statua di Dioniso è lì a ricordarci l’età dell’oro, tempo in cui gli esseri umani vivevano come Dei e gli animali altro non erano che una propaggine del Dio-Uomo. Si osservi bene lo sguardo di Dioniso che osserva la pantera con naturale compiacenza; e l’atteggiamento umano della pantera che alza la zampa in segno di profonda unione spirituale con il Dio.

Questo è quanto la mia “pelle” mi comunica.

Qual’ è allora la via per ricongiungersi con l’unità primordiale divina?

Colui il quale è  preposto ad indicarci questa Sacra Via è lo stesso DIONISO CELESTE.

Lascio ad Orfeo  (figlio di Apollo e di una Musa), il cui canto muoveva gli alberi e pietre e ammansiva le fiere, rispondere alla domanda e concludere  questo mio “ETEREO” articolo.

“Aspro è il cammino che da quaggiù conduce agli Dei. Un sentiero fiorito, un pendio scosceso, e poi rocce in cui alberga la folgore - e tutt’intorno lo spazio sconfinato - questo è il destino del Veggente e del profeta sulla Terra. Figlio mio, rimani nel sentiero fiorito della pianura e non cercare oltre.

Potrai vedere gli Dei  con gli occhi dell’anima, ma non con quelli del corpo. Per ora, non sai vedere che attraverso questi. E’ necessaria una lunga fatica o grandi dolori perché si aprano gli occhi dello spirito. Rifugiati nel fondo di te stesso per elevarti al Principio delle cose. Consuma il tuo corpo col fuoco della mente; liberati dalla materia come la fiamma si libera dal legno che essa divora. E il tuo spirito salirà al puro spazio delle Cause eterne. Ti svelerò il segreto dei mondi, l’anima della Natura, l’essenza di Dio. Gli amori del cielo e della terra sono ignoti ai profani; i segreti dello Sposo e della Sposa vengono rivelati solo agli uomini divini. E ora osserva il firmamento. Guarda quel cerchio splendente di costellazioni sulle quali si stende leggera la sciarpa della Via Lattea, pulviscolo di astri e pianeti. Guarda: fiammeggia Orione, scintillano i Gemelli, risplende la Lira. E’ il corpo della Sposa divina che ruota in armonioso vortice al canto dello Sposo. Guarda con gli occhi dello spirito: ne vedrai il corpo arrovesciato, le braccia tese, ne solleverai il velo disseminato di stelle. Giove è lo Sposo e la Sposa divina.

Ecco il primo mistero.

In Tessalia sorge  un tempio mistico, chiuso ai profani. E’ là che DIONISO si manifesta ai miste e ai veggenti. Quando verrai alla sua festa e immergendoti in un magico sonno, aprirò i tuoi occhi sul mondo divino. Che fino ad allora la tua vita sia casta, e bianca la tua anima. Sappi infatti che la luce degli Dei sgomenta i deboli e uccide i profanatori”.

[IN CIELO, IMPARARE E’ VEDERE; IN TERRA, RICORDARE - Platone]

 

Francesco Scarpato

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