gennaio 2006 - Anno I

Numero 2

NEWS

Autorizzazione del Tribunale di Napoli N° 70 del 26/10/'05 – Direttore responsabile: Giuseppe Del Rossi - www.ulixes.it - info@ulixes.it

I GIOVANI NERI AFRICANI,

al mattino, lungo le strade flegree…

di Nicola Magliulo


Quando cominciai a vederli spuntare al mattino, e ad accorgermi di loro, all’incrocio dopo l’Arco Felice vecchio, e lungo le strade della nostra zona, restai stupito: chi erano e che facevano lì questi ragazzi neri africani, che stazionavano sui marciapiedi come le donne che vendono surrogati di sesso?

Erano e sono giovani in cerca di lavoro: aspettano, a volte si avvicinano credendo che ci sia lavoro per loro: se gli va bene ne troveranno uno non certo leggero e ben pagato, e che dirlo precario mi sembrerebbe già eccessivo.

Non so se qualche istituzione pubblica o religiosa, qualche giornale o associazione se ne occupi in qualche modo e offra qualche accoglienza, aiuto, tutela. Se c’è qualcuno che conosce meglio questo fenomeno, ci scriva, ne parli.

Se questi giovani restano lì, disponibili e ammutoliti, esposti ai nostri sguardi indifferenti, o un po’ inteneriti, o infastiditi, va tutto bene; ma se dovessero un giorno, loro o altri immigrati in altre parti d’Italia, esprimere disperazione e delusione seppure in forme primitive (ogni riferimento agli eventi francesi non è casuale), avremmo già pronte le risposte: questo è quanto succede a farli entrare, è il modo

 

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In questo numero:

con cui ci ringraziano di averli fatti venire qui a fare i collaboratori domestici o le badanti, o i lavori che quasi nessuno di noi più vuole fare nelle fabbriche, nelle campagne, nei cantieri, nelle case etc.

Per dar torto a questi ‘egoisti’, e attenuare la salda persuasione che vengono a disturbarci in casa nostra, dobbiamo rispolverare, ogni volta, le imprese coloniali italiane ed europee in Africa e nel Terzo Mondo, o ricordare che siamo stati emigranti e maltrattati anche noi; far presente che ‘servono’ alla nostra economia e alle nostre case e famiglie, che viviamo in un mondo globalizzato; o, viceversa, cercare di evidenziare che sono esseri umani, spesso soli e lontani dagli affetti, dai luoghi, dalle culture di origine; ma – concludono i nostri egoisti - se le condizioni di vita che trovano qui non li soddisfano, se si sentono per certi versi disprezzati, o ‘tollerati’, o esclusi da una serie di diritti di cittadinanza, se ne tornino ai loro paesi.

Non stiamo dicendo che il governo del fenomeno e le possibilità di accoglienza non debbano essere responsabili; né che immigrato è ‘buono e bello’ in contrapposizione all’erronea generalizzazione che li vuole ‘sporchi e cattivi’: ma che gli immigrati vanno accolti e inseriti rispettandoli come persone, come individui differenti con le loro specificità, le loro storie che non si identificano certo nel loro essere rumeni, slavi, musulmani, così come non possiamo relazionarci agli individui omosessuali, ebrei, tifosi della Salernitana…

Recenti statistiche, pubblicate dopo l’ennesimo naufragio di persone accatastate su un barcone per tentare la traversata verso l’Italia, ci danno dati ormai agghiaccianti: migliaia di morti affogati (diecimila, ventimila morti, tra cui non pochi bambini) nel Mediterraneo negli ultimi anni dieci anni circa. Come per la fame nel mondo, riesce difficile in verità alle nostre pance piene e al nostro benessere, capire e

continua....

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