ORIENTAMENTO NATURALE (prima parte)

Servizio a cura di: Michele Perna

Avevamo accennato in precedenza a quel senso innato che ogni individuo ha in se per ritrovare un luogo o un punto ben preciso. Nell’attività subacquea il concetto rimane lo stesso, ma rimane più difficile applicarlo in pratica. I motivi possono essere diversi, e accenneremoad alcuni.

La nostra attenzione rivolta ai riferimenti per ritrovare l’ancora o il punto di emersione è distolta da un insieme di particolari cosi affascinanti ed emozionanti che pongono al secondo piano la preoccupazione del ritorno, oppure la luciditàstessa della nostra mente è condizionata da una serie di fattoriderivanti dalla fisiologia dell’immersione, ed ancora, le stesse condizioni ambientali possono confondere l’orientamento.
Questi problemi possono essere affrontati e risolti solo se inseriamo nelle nostre abitudini da subacqueialcune regole che non dovranno MAI essere dimenticate.
Perché ciò sia possibile occorreun graduale addestramento e la guida di unistruttore.

Premesso che: l’immersione comincia dalla superficie, ma il nostro punto di riferimento sarà sempre l’ancora, o il peso del pedagno, oppure un corpo morto legato ad un pallone segna sub in superficie, nell’orientamento naturale subacqueo bisogna sempre ricordare questi punti:

  • la batimetria del punto di riferimento

  • uno o due vistosi riferimenti visivi in prossimità del punto di riferimento

  • la valutazione di eventuale corrente (anche lieve)

  • l’annotare con scrupolo la quantità d’aria nelle bombole

  • l’annotare l’ora precisa dell’inizio sommozzata

  • la memorizzazione della direzione presa

  • il rispetto dei tempi e dei consumi concordati coi compagni

  • il voltarsi spesso indietro per memorizzare un aspetto particolare del ritorno

Per meglio comprendere cosa significa rispetto dei punti, facciamo un:

ESEMPIO TEORICO D’IMMERSIONE

Il gruppo riceve il segnale di inizio immersione e nel rispetto dei comportamenti da adottare inizia la discesa. Si porta sul fondo in prossimità del riferimento di partenza (e di arrivo), ne annota la batimetria, l’ora, e la disponibilità d’aria presente nell’ARA.
Ricerca nell’immediata vicinanza uno o due riferimentiparticolari e li annota avendo cura di descriverli in maniera breve e chiara: essi potrebbero essere per esempio una rocciaparticolare, o un ciuffo di poseidonia isolata, e in relazione alla posizione dell’ancora o altro, se ne traccia una specie di mappa.

Occorre anche constatare l’eventuale presenza di corrente, (raccogliere un pugno di sabbia o fango, e farlo lentamente ricadere sul fondo), fatto ciò valutare la direzione da prendere e nel caso di corrente tenerla a favore per il percorso di ritorno. Iniziato il percorso ogni 20-30 secondi voltarsi indietro per memorizzare il percorso di ritorno.
Nel caso l’immersione si svolga su un pianoro, annotare più riferimenti chiari e visibilicon relativa batimetria. Incaso di parete è sufficiente tenere su un lato del corpo il percorso di andata e sul lato opposto il percorso di ritorno: esempio Andata - paretespalla sinistra, Ritorno - parete spalla destra.

Al limite di disponibilità aria stabilito in precedenza per ciò che riguarda i consumi, (noi consigliamo la regola dei terzi), si segnala ai compagni, e si inverte la direzione di sommozzata (si ritorna). Potrebbe essere interessante sotto un profilo-esperienze, il ritrovare i vari puntiannotati in precedenza, per dare un senso più divertente alla fase di ritorno; ciò consentirebbe comunque di valutare individualmente l’efficacia degli accorgimenti presi.

Se non interessaquesto aspetto, sarà sufficienteportarsi gradualmente, durante il percorso di ritorno, in prossimità dellabatimetria di partenza e prestare attenzione al solo ritrovamento dei riferimenti e dell’ancora.

Michele Perna

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