L’importanza dell’orientamento in immersione.

Servizio a cura di: Michele Perna

La maggior parte dei subacquei, si immerge per scoprire nuove sensazioni oppure per esplorare un fondale, seguendo le basilari regole che disciplinano l’attività subacquea. Tutto può essere facile e divertente. Se a ciò si aggiunge un discreto bagaglio tecnico riferito alle varie specialità l’orizzonte della subacquea si estende. Aspetti dell’immersione che sino a ieri non venivano considerati, oggi sono fonte di soddisfazione personale: ogni individuo durante lo svolgimento dell`attivita` ha fatto delle esperienze più o meno positive e può aver trovato delle difficoltà durante il cammino. La normale didattica di immersione prevede la preparazione del soggetto all`attivita`, ne cura gli aspetti della sicurezza ed il lato tecnico teorico e pratico, il resto è affidato agli interessi ed alle scelte del sommozzatore.

Se il subacqueo coltiverà con passione e umiltà la sua attività, troverà ulteriori possibilità per fare esperienze sotto il profilo della sicurezza. In caso contrario sperimenterà soltanto sulla propria pelle incorrendo anche in comportamenti errati. Un sub di questo tipo rimarrà per molto tempo un aggregato di un gruppo in immersione, pur essendo un buon sommozzatore, dovrà continuare a dipendere dalle altrui  esperienze.

Noi non abbiamo la presunzione di insegnare in queste poche righe le specifiche esperienze, poiché comunque occorre sempre e comunque la guida di un esperto, ma offriamo la possibilità di riflettere prima di acquisire una tecnica di immersione specifica soprattutto per scongiurare i rischi del fai da te.

In quante occasioni , il divertimento di una immersione si è trasformato in situazione di ansia ed insicurezza perché non si riesce a ritrovare il punto dove era ancorata la barca? Oppure non ritrovare il medesimo da terra?

E’ sicuramente una sensazione sgradevole, che mette l’individuo in situazione di stress. Queste situazioni pongono una serie di problemi che vanno risolti con il buonsenso, l’esperienza e la razionalità.

E’ ovvio comunque che la risoluzione del problema, è positiva se si posseggono le basi teorico pratiche della specializzazione, altrimenti non ci rimangono che due alternative, la prima è sperare che il nostro compagno d’immersione sia più esperto di noi, la seconda è risalire a casaccio, sperando che il punto di approdo oppure la barca non siano troppo distanti. Sicuramente dall’esperienza avremmo tratto insegnamento, ma certamente con aspetti negativi per ciò che riguarda la sicurezza, e comunque sulla nostra pelle.

Il nostro scopo è quindi far riflettere sui comportamenti e le regole da seguire per non incorrere in questi imprevisti offrendo l’opportunità di razionalizzare sui vari aspetti dell’immersione, evitando quindi nel limite del possibile inutili quanto pericolosi “smarrimenti”.

Per abitudine naturale, o involontariamente, ogni uomo sulla superficie terrestre utilizza tecniche di orientamento anche solo per andare a casa o in qualsiasi altro luogo, quindi utilizza precisi punti di riferimento che potrebbero essere case, semafori, o qualunque altra cosa ben definita e visibile; fa questo per un innato senso che porta a memorizzare ciò che rende più semplice o meno faticoso un percorso.

Quando invece l’individuo si trova in luoghi dove diventa difficile riconoscere un riferimento ben preciso fa uso di tecniche e strumenti che gli facilitano il compito, per esempio dalla semplice cartina autostradale, all’uso specifico di una bussola. Il nostro intento dovrà essere: l’applicazione di queste abitudini o di queste tecniche in immersione, rendendo cosi più sicura e divertente la stessa e offrendo anche l’opportunità di cimentarsi con se stessi nella navigazione strumentale.

L’orientamento subacqueo si divide in due rami principali che sono:
L’ORIENTAMENTO NATURALE e L’ORIENTAMENTO STRUMENTALE; due temi che evidenziano delle differenze enormi e che affronteremo la prossima volta.

Michele Perna

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