EXTRA DEEP STOP


a cura di Michele Perna (Presidente Nazionale CNAS)


 

Tutti i subacquei praticano la sosta di sicurezza di tre minuti a tre o cinque metri di profondità.
Questa sosta di “decompressione” è importante per gli aspetti riguardanti la sicurezza dell'immersione; i suoi effetti benefici si riscontrano nella sosta ad una profondità particolarmente adatta alla desaturazione dall'azoto, oltre al fatto di doversi fermare. Questo stop, impone ai subacquei una risalita verso la superficie più controllata in special modo nei metri più prossimi all’emersione. Come dimostrato dalla legge di Boyle e Mariotte, è indiscutibile che a queste quote la diminuzione della pressione della colonna d'acqua è più rilevante anche per minime variazioni di livello, ed è quindi estremamente importante risalire ancora più lentamente degli ormai standardizzati 10 metri al minuto. Alcuni computer, riducono la velocità di risalita a soli 7 m/min in questa zona critica. La validità della sosta di sicurezza non deriva soltanto da dati ricavati da esperienze diverse, ma è avvalorata da risultati ottenuti attraverso rilevamenti doppler sulle microbolle gassose circolanti nel sistema venoso al termine dell'immersione.
Abbiamo asserito precedentemente che quasi tutti i subacquei effettuano una sosta a 3 o 5 m per tre minuti, pochi invece sono a conoscenza della pratica dell'Extra Deep Stop. Questa procedura, che significa letteralmente Sosta a Profondità Extra, consiste nel fermasi per 1 minuto ad una quota che esprima la metà delle atmosfere assolute a cui siamo stati esposti alla massima profondità raggiunta.
Per meglio spiegarci facciamo un esempio:
se la profondità massima della nostra immersione è stata di 40 mt, quota alla quale la pressione assoluta è di 5 ATA, il deep stop lo effettueremo ad una quota dove la pressione assoluta risulta di 2,5 ATA, ossia 15 mt di profondità.
Questo dato lo possiamo ricavare in alternativa utilizzando una semplice formuletta:
Quota deep stop = ( prof. Massima – 10 mt ) : 2
40mt – 10mt = 30mt : 2 = 15mt.

Ma non finisce qui.
Nel raro caso in cui la prima sosta di decompressione o quella di sicurezza sia più profonda della quota deep stop, possiamo omettere quest’ultimo.
Esempio:
Per una immersione in curva a 15mt ( 2,5 ATA) dovremmo effettuare il deep stop a 2,5mt di profondità, ma questa sosta diverrebbe superflua poiché è prevista una sosta di sicurezza di 3 minuti a 3 o 5 mt.

Ed ora arriva il bello.
Il tempo di permanenza alla quota del deep stop è sempre di 1 minuto indipendentemente dalla profondità massima raggiunta.

Questa permanenza in sosta profonda di un minuto spezza in due fasi la risalita, e viene posta in risalto l’altra “novità”.

Dal fondo sino al raggiungimento della quota prevista del deep stop, si risale lentamente mantenendo costante una velocità di risalita di 9 o 10 mt al minuto. Ma dalla quota del deep stop alla superficie, si diminuisce drasticamente la velocità di risalita che da 9 – 10 si riduce a 3mt al minuto.

Velocità ridottissima, ma in grado di favorire un maggior smaltimento di azoto.

Esistono altri metodi e sistemi di applicazione del deep stop.
Tra tutti il CNAS ( Centro Nazionale Addestramento Subacquei ) ha scelto quello che vi è stato brevemente illustrato, semplicemente perché utilizzato dagli apparati e dagli Operatori professionisti dello Stato Italiano. Non abbiamo la presunzione di credere che sia il migliore, ma certamente è uno dei metodi migliori.
Volutamente non ci addentriamo nell’argomento in maniera più tecnica e scientifica poiché non intendiamo promuovere un “ Brico Center della subacquea”
Per maggiori approfondimenti: www.cnas.it

I dati pubblicati dai ricercatori del settore specifico, dimostrano come l'effettuare una sosta di questo genere abbatta enormemente il numero di bolle circolanti post-immersione.

Il grafico che abbiamo semplificato al massimo per consentire una lettura elementare, mostra i rilevamenti doppler effettuati a vari intervalli dopo il termine di tre immersioni. Tutte e tre a 30 metri per 25 minuti con tre differenti tecniche di emersione.
Il segmento "blu" è terminato con una risalita senza soste (no stop) fino alla superficie, quello "rosa" con una sosta di 3 minuti a 5 metri, mentre l'ultimo vedeva l'effettuazione di una sosta di 1 minuto a 10 metri più altri 3 a 5 metri. L'asse “orizzontale” riporta il tempo trascorso dal termine dell'immersione, ovvero l'Intervallo di Superficie, mentre l'asse “verticale” mostra il numero di bolle rilevate ad ogni misurazione (rappresentata dai simbolici triangoli, quadrati e rombi che intersecano le varie curve).
Resta evidente la notevole diminuzione del numero di bolle con l'effettuazione di una semplice sosta (curva rosa), ancora più evidente è l'effetto di una sosta in due tempi e di maggior durata (curva rossa).
La presenza nella circolazione venosa di un minor numero di microbolle silenti può tradursi soltanto in una maggiore sicurezza ed in un’ulteriore riduzione del rischio di incorrere in un episodio di Patologia da Decompressione.
La validità di questa pratica è stata recentemente riscoperta anche da altri "addetti ai lavori", e la pratica di soste di decompressione più profonde rispetto a quelle classiche è stata acquisita anche nel settore della subacquea tecnica e lavorativa che fa uso di miscele respiratorie quali eliox e trimix.
Parlando di tecnica decompressiva, qualcuno potrebbe obiettare che la subacquea ricreativa viene distinta proprio dall'assenza di manovre di decompressione programmata.
Ma allora come mai ogni volta che ci immergiamo siamo sottoposti alla pressione esercitata sul nostro organismo dalla colonna d'acqua che ci sovrasta? E se è vero che questo causa il passaggio in soluzione (legge di Henry) del gas inerte presente nella nostra miscela respiratoria (l'azoto), quando risaliamo la colonna d'acqua si fa man mano meno alta e la pressione diminuisce di conseguenza. Sempre per la legge di Henry il gas che si era disciolto nei nostri tessuti inizia a fuoriuscire per essere allontanato tramite i polmoni, ai quali viene portato dal sangue (microbolle circolanti). Fintanto che questa diminuzione di pressione avviene gradualmente (velocità di risalita corretta), il gas raggiunge i polmoni e se ne va esattamente com'era entrato. Se la risalita è troppo veloce si ha una formazione di bolle più abbondante che il polmone non riesce a smaltire con le note conseguenze.

A nostro parere quindi non esistono immersioni "senza decompressione", le immersioni "no-deco" sono quelle nelle quali si stabilisce di non eccedere i limiti impostici dal nostro computer o dalle tabelle e di poter quindi risalire direttamente alla superficie senza soste "obbligatorie".
Ma chi è quel matto che lo farebbe?
Rimane appunto la sosta di sicurezza che è consigliabile fare sempre, a meno che una causa di forza maggiore o emergenza non ce lo impedisca.

Michele Perna

 

 

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