ORIENTAMENTO NATURALE (seconda parte)

Servizio a cura di: Michele Perna

LA RICERCA DEI RIFERIMENTI

Nell’orientamento naturale è fondamentale la capacità di individuare e memorizzare elementi visivi che possano essereutili alla nostra sicurezza in immersione .
Questo aspetto, che può sembrare banale o comunque semplice, nasconde in realtà tranelli e trabocchetti che hanno messo, e continuano a mettere, a dura prova anche i subacquei più esperti.
L’individuare un riferimento non è comunque sufficiente, poiché il nostro piano visivoin immersione è diverso rispetto alle nostre abitudini terrestri che, allenate a vedere case, automobili,o altro, anche se prospettate da angolazioni diverse, ci daranno quasi sempre il risultato di “obiettivo identificato”. Nell’immersione queste prospettive sono differenti, vuoi per le eventuali differenze di quota anche minime, vuoi per le forme chenon ci sono perfettamente familiari. Pare quindi ovviocheil rilevamento delle medesime deve essere il più accurato possibile. Per esempio, si può notare un grosso masso sulla destra, a circa tre metridall’ancora, con alla base poseidonia, a sinistra del masso, è rilevata una crepa, in direzione di andata.
Resta ovvio che in situazioniparticolari dove il dubbio di ritrovare il punto sussiste, maggiore dovrà essere la quantità dei punti di riferimento da trascrivere sulla lavagnetta.
E' fondamentale che ad ogni rilevamento visivo preso in considerazione, venga annotata la batimetria; ciò consentirà al subacqueo una maggiore precisione nella ricerca ed una sicurezza crescente man mano che vengono ritrovati i riferimenti.
 

LA BATIMETRICA

La base di partenza o di arrivo della nostra immersione sarà sempre e prima ancora del ritrovamento visivo la batimetrica.
Come si potrebbe ritrovare un punto di riferimento se in precedenza non si è tenuto conto della profondità del medesimo?
Sarebbe come cercare un ago in un pagliaio.
E' ovvio che esistono diversi sistemi per gestire o effettuare un’immersione, dal barcaiolo che segue le bolle e che viene a ripescarti in un punto imprecisato, alla barca che ti lascia in zona di corrente e poi ti attende più avanti. Sono però immersioni cosi standardizzate che non fanno testo, proprio perché studiate in precedenza per offrire ai clienti emozioni in luoghi particolari.
Ciò che invece vogliamo far capire è che un buon subacqueo deve essere in grado di gestire in sicurezza un ritorno al punto prefissato.
Quindi il riferimento batimetrico è il primo e basilare passo per il ritrovamento, qualunque sia il profilo dell’immersione: il sapere con precisione che l’ancora o il pedagno si trova ad una certa profondità mette in condizione di semplificare la ricerca.
Ma è soprattutto nelle immersioni con profilo degradante che si apprezza l’utilità di questo riferimento, poiché si possono trascurare i riferimenti visivi del percorso di andata ed e’ sufficiente durante la fase del ritorno portarsi lentamente verso la quota memorizzata di riferimento. Sarà quindi da quel punto che bisognerà iniziare la ricerca.

Esempio:
La barca ancora a 20 metri di profondità, noi ci immergiamo, raggiungiamo l’ancora, ne controlliamo la tenuta sul fondale, iniziamo la sommozzata dopo aver annotato la batimetrica, e ci portiamoa maggior profondità. Continuiamo la nostra immersione sino al raggiungimento dei limiti di consumo stabiliti precedentemente; a questo punto iniziamo il percorso di ritorno, facendo a ritroso la strada, senza necessariamente seguirla passo per passo. Si può tagliare in diagonale portandosi verso la quota dell’ancora. Ivi giunti sarà sufficiente procedere verso la giusta direzione, mantenendo la quota sino al ritrovamento del punto.
 

COSTRUZIONE DEI RIFERIMENTI

Potrebbe succedere che alcune immersioni ci portino a sommozzare in fondali pianeggianti dove possono non esserci riferimenti di adeguate proporzioni. In questo caso, l’ideale sarebbe non allontanarsi dal riferimento visivo dell’ancora o altro. La curiosità del sub non ha però confini, per questa ragione potrebbe verificarsi l’ipotesi di smarrire il punto di riferimento.
Un metodo per il ritrovo lo si può comunque trovare sebbene sia scomodo e richiede pianificazione precedentemente all’immersione.
Il metodo consiste nel costruire i riferimenti visivi usando l’accortezza di edificare il primo entro i limiti del campo visivo dell’ancora o della cima della stessa, per esempio: la visibilità è 20 metri, costruirò il mio riferimento non oltre i 15 metri dall’ancora, sfruttando ciò che mi offre il fondale ovvero piccoli massi e pezzi di roccia. Ad essi, legherò una cordicella di circa due metri, collegata ad un sacchetto di plastica bianco, inserirò all’interno del medesimo una certa quantità di aria sufficiente a sollevarlo dal fondo, e che possa in questo modo restaresospeso in acqua, e in maniera tale, che si possa distinguere da una certa distanza. 
Se ciò non fosse possibile, evitiamo inutili perdite di tempo e restiamo in prossimità dell’ancora eseguendo semplicemente dei percorsi concentrici che ci consentano da qualunque posizione la possibilità di scorgere i nostri riferimenti.
 

RIFERIMENTO SOLARE

L’inclinazione dei raggi solari consente qualche volta di determinare la direzione del sole: se prima dell’immersione si sarà considerata questa possibilità, potrebbe risultare più facile in immersione stabilire quale dovrà essere la nostra via di ritorno. A questo contribuisce anche il gioco delle ombre sott’acqua. È ovvio che l’angolazione dei raggi solari edell’ ombra deve essere ben distinta. Resta chiaro comunque che questo metodo è abbastanza empirico senza l’ausilio di altri riferimenti, potrebbe trovare riscontro solo in basso fondale, per brevi percorsi e comunque sempre nei paraggi dell’ancora o del punto di entrata.
 

RIFERIMENTO DI FONDO SABBIOSO

Anche le linee disegnate dal mare sul fondale possono essere utili per determinare la direzione: molto spesso il movimento dell’acqua ,esattamente come il movimento delle onde, crea delle increspature sul fondale sabbioso, esse normalmente corrono parallele alla riva o alla costa.

Michele Perna

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