Abbiamo intervistato Fabrizio Pirrello, amministratore della AMPHITRITE, che gentilmente ci ha fornito una serie di informazioni relative ai computer da immersione.

Abbiamo parlato di:

Design e tecnica costruttiva della cassa dei computer da immersione.

     Ad oggi le tecniche impiegate nella realizzazione dei computer da immersione sono fondamentalmente tre: Air filled, Silicon Gel filled, Oil filled.

1) AIR FILLED (riempiti di aria). Così sono i computer Cochran. Essi devono essere strutturalmente solidi dal momento che vengono riempiti di aria alla pressione di 1 atmosfera e che non devono schiacciarsi alla pressione delle alte profondità. Il materiale di realizzazione deve essere insensibile allo stress meccanico provocato dalle escursioni di pressione cui le unità vengono sottoposte durante le immersioni. Questo tipo di realizzazione è molto complesso per una serie di motivi. La cassa del computer deve essere disegnata e concepita per rimanere stagna a lungo (nulla deve penetrare all'interno); il risvolto è che una cassa che risponde a questo requisito è strutturalmente molto solida, ed insensibile allo stress meccanico della pressione idrostatica (e non solo).

2) GEL FILLED (riempiti di gel al silicone). Così sono i computer della Suunto. La cassa è studiata in modo da consentire l'entrata dell'acqua poiché l'elettronica risulta protetta dal gel. Ma il gel trasmette la pressione ai componenti elettronici, che devono essere quindi selezionati per resistere alle alte pressioni. E ciò non è sempre facile. Inoltre il gel può, col tempo, non garantire la tenuta e l'acqua potrebbe venire a contatto con l'elettronica. La riparazione di questo tipo di unità è difficile e costosa poiché implica la rimozione e la sostituzione del gel. Tale tecnica costruttiva garantisce la resistenza del computer in acqua, ma non rende la cassa così solida come quella degli "air filled". Tali unità risultano anche più pesanti.

3) OIL FILLED (riempiti di olio). Così sono i computer della Uwatec. La componentistica elettronica è isolata dall'acqua con olio. La cassa non deve garantire la tenuta alla pressione visto che tale funzione è assolta dall'olio. Le pareti della cassa sono molto sottili. L'olio tuttavia è incomprimibile e come tale trasmette la pressione idrostatica alla componentistica elettronica. Interventi di riparazione risultano difficili e costosi. Tali unità pesano più di quelle "air filled". La cassa di tali computer non è strutturalmente solida come quella degli air filled.

     Proprio perché Cochran utilizza il metodo Air filled , le casse dei suoi computer sono strutturalmente più solide e possono meglio tollerare gli stress in acqua e fuori. Tutte queste cose non possono essere fatte con altro tipo di tecnica costruttiva.

Fabrizio ha inoltre aggiunto, a proposito dei computer distribuiti da AMPHITRITE che:

     Il compartimento delle batterie è isolato dal resto dell'elettronica ed è realizzato con materiali resistenti alla corrosione.
     La lente che protegge il display non va rimossa: è installata in fabbrica con tecnica particolare.
I computer Cochran sono disegnati in modo da non avere vie d'acqua create da parti in movimento (come pulsanti, ecc.) protette da guarnizioni che con il tempo possono deteriorarsi. I contatti esterni dei computer Cochran sono in acciaio inox e non sono in movimento. Attraverso i contatti metallici il computer Cochran interagisce con il subacqueo (programmazione sul campo), con l'Analyst Pc, legge la salinità dell'acqua e queste sono tutte cose che non possono essere realizzate con nessun pulsante. Inoltre la cassa dei Cochran non consentendo l'ingresso di acqua, non consente nemmeno l'ingresso di polvere, sabbia o sporcizia in genere.

Ci puoi spiegare quali sono i parametri da utilizzare per fornire delle linee guida per una corretta scelta del computer da immersione?

Direi in maniera generica:

1)    numero di tessuti utilizzati per elaborare i dati; maggiore il numero, maggiore la precisione; sul mercato esistono più computer che lavorano con 12 tessuti

2)    facilità di lettura dei dati da display: maggiore la superficie e più grandi i caratteri, migliore la macchina

3)    chiarezza nella visualizzazione dei dati: avere in immersione solo ed esclusivamente i dati ad essa relativi (niente dati di superficie)

4)    possibilità di sostituire le batterie da parte dell'utente (con batterie facilmente reperibili)

5)    periodo di garanzia

6)    caratteristiche operative: profondità max, tappa deco più profonda, temperatura che influenza l'algoritmo, lettura della salinità dell'acqua, velocità di risalita che incide su tappe deco, possibilità di agire sul livello conservativo dell'algoritmo, possibilità di personalizzare la macchina alle caratteristiche del suo utilizzatore, definizione dei limiti dell'immersione.

Ho visto sul mercato molte versioni Nitrox, qual'è la tua opinione?

     Attualmente l'uso del Nitrox come miscela da immersione è in crescita. Vedo positivamente questa crescita se accompagnata da adeguata formazione; cioè se la sicurezza nell'immersione aumenta. La risposta logica delle case produttrici è stata la commercializzazione di unità che possono essere utilizzate per immersioni Nitrox. Per chi si accinge all'acquisto di un nuovo computer, suggerisco di guardare alle macchine che hanno la possibilità di variare la percentuale di O2 nella miscela.

Cosa pensi di quelle macchine che danno al subacqueo la possibilità di impostare molti parametri d'immersione in acqua attraverso pulsanti?

Personalmente mi trovi molto contrario per una serie di motivi legati ad aspetti diversi:

1)    l'immersione va programmata a tavolino prima di essere eseguita (consumi di gas, profondità max, tempo di fondo, profilo di decompressione, e scorta gas di sicurezza…); errato andare in acqua e cambiare profilo d'immersione perché tanto c'è il computer che pensa per noi.

2)    Costruttivamente parlando occorre considerare che un pulsante è una potenziale via d'acqua. In origine la macchina viene costruita per essere stagna, ma col tempo occorre verificare che la tenuta permanga. E' un concetto molto simile a quello che sconsiglia l'uso del cronografo come orologio da immersione.

Ho visto che molti subacquei guardano alla profondità max di utilizzo del computer, -100 m, -150….Tu cosa ne pensi?

     Distinguerei tra pressione max a cui la macchina può essere sottoposta per avere un parametro sulla resistenza della macchina stessa e profondità max d'impiego. Ovvio che conviene una macchina in grado di lavorare a pressioni più elevate; altrettanto ovvio è capire che la macchina può essere operativa anche a -200 m ma per il subacqueo ciò non è altrettanto vero (eccezione fatte per miscele diverse dall'aria).

     Il limite attualmente riconosciuto in ambiente lavorativo e militare è max -50 m per ARA. Come regola di sicurezza per il settore sportivo, mi atterrei a questo limite.

Cosa suggerisci al neo brevettato riguardo l'acquisto del primo computer?

     Con molta obiettività ti dico che sconsiglio al neo subacqueo l'acquisto immediato del computer. Ritengo sia molto formativo effettuare le prime immersioni (diciamo 50) utilizzando a fondo le tecniche di programmazione apprese durante i corsi. Credo sia il sistema migliore per imparare a gestire correttamente l'immersione. La natura umana ci spinge a soluzioni sempre più comode e l'uso del computer fin dalle prime immersioni, quasi sicuramente porterebbe a saltare una fase importante dell'immersione stessa: la programmazione.

Paolo Laddomada

Torna indietro

 

home page