ADATTAMENTO ALLA CAULERPA (parte seconda)


Testi e foto di: Francesco Turano


I pochi esempi citati nella prima parte di questo articolo sono solo un piccolo accenno a quanto si sta verificando in realtà sui fondali del Mediterraneo interessati da questo straordinario fenomeno. Ho già notato molti cambiamenti in questi ultimi 10 anni; ma molti altri, la maggiora parte, sono ancora da scoprire e ci sarà da studiare costantemente vista la rapidità con cui recentemente si stanno verificando alcune cose. Sicuramente merita un accenno lo strano aumento di pesce verificatosi in conseguenza all’insediamento della nuova alga, fenomeno che potrebbe essere collegato al discorso o meno, limitandosi anche ad una semplice coincidenza. Ma non è un aumento di pesce casuale e relativo a tutte le specie, bensì riguarda pesci prevalentemente nuotatori, non troppo stanziali, come dentici, orate e saraghi, o ancora salpe, muggini e branzini. Inoltre tale incremento di presenza è più evidente a poca profondità (15-25 m), mentre entrati nel regno del coralligeno, al di sotto dei trenta metri, la caulerpa non ha fatto altro che contribuire ad un più efficace sistema di mimetismo per i pesci stanziali e le loro tane, celando il tutto in modo sorprendente.

Molti pesci, come ad esempio i grandi scorfani, sembrano completamente a loro agio adagiati sul tappeto di foglie e sembra addirittura che le stesse gli offrano ancora più garanzie per il loro già straordinario mimetismo. Questo accade sui fondi rocciosi, dove anche gli ingressi delle tane di sua maestà la cernia, regina delle scogliere quasi sfrattata dai pescatori subacquei, sono adesso meno visibili e, per fortuna, garantiscono alla specie qualche possibilità in più di sopravvivenza. Sui fondi mobili, siano essi di fango, sabbia o detrito, le caulerpe presenti offrono rifugio ad una valanga di piccoli molluschi e crostacei, in special modo in quei tratti di fondale dove la regressione della posidonia non offre più un certo tipo di habitat; si è trattato quindi di un cambiamento in positivo, e anche i piccoli pesci, soprattutto scorfanetti, triglie e diverse specie di labridi, sono diventati inquilini numerosi, come si può ben vedere anche dalle immagini.

Molto importante è stato poi notare l’adattamento dei nudi-branchi, molluschi inizialmente spariti ed oggi ricomparsi alla grande e facilmente individuabili sulle foglie dell’alga, che non sembra, per loro, poi così tossica. Non credo sia un caso incontrare la Flabellina affinis per più volte sempre sulle foglie, dove sembra essere intenta a brucare. Strano ma vero! E chissà cosa succederà nel tempo.

A tutti i subacquei rivolgo un invito alla riflessione e ad immersioni più responsabili, dove l’attenzione per la vita nel mare dovrebbe essere al primo posto e le osservazioni più acute e documentate. Un eco-turismo subacqueo, per intenderci, oggi come mai l’unica forma di turismo adeguata all’ambiente e con il giusto impatto. E per chi volesse collaborare vi è l’opportunità di descrivere le proprie osservazioni dirette in natura e comunicarle a mail@mediterraneoblu.com  Le stesse verranno raccolte e pubblicate con segnalazioni degli autori e del luogo di osservazione e saranno un’utile banca dati a disposizione degli studiosi per la garanzia di un Mediterraneo migliore.

 Di seguito due immagini per il riconoscimento delle due specie di caulerpe più invasive allo stato attuale: la C. taxifolia, oggetto dell’articolo (sopra), e la C. racemosa (a destra), seconda in classifica per abbondanza nelle nostre acque. La Caulerpa racemosa è presente sui fondali prevalentemente detritici ma, nell’area della riserva marina di Capo Rizzuto, per esempio, ha scelto di colonizzare gli scogli delle secche al largo, coprendoli abbondantemente e, probabilmente, migliorando l’habitat.

 Quest’ultima affermazione può sembrare azzardata, ma mi pronuncio solo in base al fatto che la posidonia non è stata toccata, tutte le altre alghe continuano ad esistere e i pesci, non ne parliamo, sono uno sballo: branchi di lucci e giovani ricciole, oltre a branchi di salpe e saraghi fasciati, sono quasi una costante e l’ambiente è oggi tra i più ricchi del Mediterraneo, con “caroselli argentati” unici, per la gioia dei fotosub, e il tutto in soli 10 metri d’acqua! E per finire una bella immagine di uno dei pesci forse più conosciuti che, tra le foglie di caulerpa sui fondi mobili, ha trovato casa, il suo nuovo ambiente, quasi come si trattasse dello stesso ambiente che trovava ai margini delle praterie di posidonia: è la triglia, con le due specie Mullus barbatus e surmulentus, che con i lunghi baffi bianchi setaccia il sedimento alla ricerca di cibo.

 

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