La stazione zoologica
Anton Dohrn di Napoli


A cura di: Giovanni Rossi Filangieri


A pochi metri dal mare del golfo di Napoli, come un frammento di mediterraneo scagliato da una violenta mareggiata, si trova la stazione Dohrn. Protetta da lecci e platani secolari, all’interno di quella che fu la Real passeggiata Borbonica e che oggi è chiamata “villa comunale”, storia nella storia, la stazione appare in tutta la sua austera bellezza.

Fu voluta dal celebre naturalista tedesco Anton Dohrn e l’edificio, a pianta rettangolare, fu realizzato da A. Hildebrand. La stazione fu iniziata nel 1873 e terminata nel 1886; successivamente, nel 1906, furono aggiunte al corpo centrale due ali con le quali la stazione assunse l’aspetto odierno. Sull’esempio di precedenti studiosi Napoletani del settecento che avevano, come Stefano Delle Chiaje, Achille ed Oronzo Costa, Filippo Cavolini, riconosciuto e catalogato un vasto campionario della vita marina del golfo e ispirandosi alle nuove teorie su basi evoluzionistiche di Charles Darwin, Dohrn volle istituire a Napoli una stazione di studio di biologia marina con annesso Acquario.

Come molti dei viaggiatori ottocenteschi del cosiddetto “Grand Tour”, al pari di Goethe, Dumas, Douglas, Munthe, è affascinato dalle bellezze della città e del suo golfo ed alla quale dedica un gioiello che porta, giusta causa, il suo nome. Il fascino discreto di quello che è uno dei più antichi istituti per questo genere di studi è avvertibile già all’avvicinarsi all’edificio, un tempo lambito nel lato a sud dalle acque del golfo (ora il mare è ad una trentina di metri, oltre Via Caracciolo).

Esso sembra più dedicato allo studio che ad un’esposizione chiassosa, è più elegante che funzionale; in un’aiuola, di fronte all’ingresso, c’è una lapide dedicata a Heinrich Schliemann, scopritore delle rovine di Troia. L’atmosfera che si respira è quella dei santuari del sapere, silenziosi ma allo stesso tempo accoglienti e desiderosi di schiudere segreti e meraviglie al visitatore attento. Sembra che qui il tempo si sia fermato e che si possa quasi vedere, attraverso i finestroni dei laboratori e degli studi al piano superiore, il volto pieno di meraviglia del vecchio naturalista curvo sul microscopio.

Gran parte dell’edificio della stazione è occupato dall’istituto di biologia marina, che dal 1923 è eretto in ente morale, mentre la parte dedicata all’acquario occupa il piano inferiore nella parte destra rispetto all’ingresso. Il biglietto (3000£) è simbolico come pochi sono i gadgets tutti contenuti in una vetrina nelle adiacenze della biglietteria. L’aspetto commerciale e imprenditoriale sembra un concetto estraneo qui. Entrare per poi riuscire da questa piccola, ma integralmente mediterranea, esposizione è come tuffarsi e poi riemergere da un’incantevole immersione nelle acque del golfo. L’illuminazione interna è sapientemente soffusa e la principale rimane quella delle vasche. Quella delle vasche è una miscelazione sapiente di luce naturale ed artificiale; non a caso le vasche che riproducono ambienti di acque superficiali (eufotici) sono quelle del perimetro esterno. Purtroppo, va detto, le lastre delle vasche avrebbero bisogno di un po’ più di manutenzione così come dovrebbero essere maggiormente precise ed aggiornate le foto/didascalie che illustrano gli ospiti dell’acquario.

Tutti gli ambienti sono ben rappresentati come discreta è la presenza di tutte le specie più diffuse; non è possibile rappresentare tutto dal momento che la gran parte delle specie viventi in mediterraneo è presente nel golfo. Il plancton (la base della catena alimentare), il necton (gli organismi che si spostano indipendentemente ed attivamente) ed il benthos (insieme degli organismi che vivono in stretto contatto col fondo, fissandosi o spostandosi su di esso) sono rappresentati in maniera molto naturale; nessuna voglia di stupire, nessun effetto speciale. I parametri biochimici sono una perfetta riproduzione di quelli del golfo, con una temperatura che oscilla tra i 14° in inverno ed i 26° in estate, ovviamente negli strati superficiali.

in basso: Muraena helena
al centro: Conger conger
in alto: Ophisurus serpens

A volte, osservando le vasche, si può immaginare tranquillamente di trovarsi in mare con muta e bombole; se vi isolate dai pochi visitatori, potete immaginare il sibilo del vostro erogatore mentre osservate due paguri che litigano tra loro od un enorme grongo che s’infila in un collo d’anfora. Io ci vado quando sono in astinenza da immersione subacquea. Nelle vasche del perimetro esterno (vedi pianta) ci sono ambienti rocciosi, detritici e sabbiosi dove è possibile osservare gli adattamenti delle varie specie all’ambiente e le strategie di sopravvivenza. Il polpo cerca riparo negli anfratti rocciosi o nei cocci persi da antiche imbarcazioni ma si affida, all’occorrenza, anche ad uno spiccato mimetismo. Lo stesso fanno molti pesci di scogliera, dai minuscoli blennidi agli scorfani.

I pesci erbivori come le salpe (boops salpa), le vope (boops), le occhiate (Oblata melanura), i muggini pattugliano in gruppi numerosi i fondali prossimi alla superficie ricchi di alghe verdi come l’ulva. Una vasca accoglie pesci di grandi dimensioni: veloci predoni del mare come dentici, orate, ricciole, spigole. In questa vasca, che è la più grande, sono ospitate spesso tartarughe del tipo caretta caretta.

La stazione funge, grazie anche all’impegno dell’attuale direttore Flegra Bentivegna, da ricovero per le tartarughe in difficoltà; sono ospitate, per la gioia sopratutto dei bambini, curate, studiate e infine, quando completamente ristabilite, restituite alle loro misteriose rotte migratorie in giro per il mediterraneo.


Planimetria

(clic sopra per ingrandire)

In un'altra vasca si è cercato di riprodurre l’ambiente all’ingresso delle grandi grotte sottomarine; così si possono ammirare quelle specie che vivono in ambienti con scarsa luce (oligofotici), le specie sciafile per l’appunto. I parazoanthus, o margherite di mare, e gli arancioni astroides tappezzano la roccia e s’intravedono negli anfratti gli Anthias ed i rossi Apogon imberbis.

Il mondo della sabbia è solo apparentemente noioso e piatto; lo confesso, sono le vasche che mi piacciono di più e mi ricordano un gioco: ”Aguzzate la vista”. Crostacei come le dromie ed i Paguri bernardi, pesci capponi (trigla) dalle sfumature di colore elettriche, triglie (mullus), mormore (lithognatus), pennatule sono gli ospiti più visibili; molti altri sono quasi invisibili ad un’osservazione distratta. Sogliole, rombi, tracine, pesci lucertola si confondono alla perfezione con l’ambiente. Non manca una vasca con razze, trigoni, piccoli squali del tipo palombo (mustelus) e gattuccio (Scyliorhinus canicola).

Ben rappresentata è anche la vita di scogliera: ricci, stelle, oloturie, pinne, donzelle, sciarrani, castagnole nere (chromis chromis), labridi, saraghi. Alcune piccole vasche del perimetro interno ospitano colonie di cavallucci, del corallium rubrum cui è stato possibile ricreare le condizioni fisiche e chimiche degli alti fondali, alcune uova di gattuccio nelle quali è possibile vedere l’embrione del piccolo squalo che si sviluppa. In una piccola vasca scoperta si può provare l”emozione” della scossa della torpedine. Il pezzo forte è, terminato il periplo dell’acquario, una piccola sezione con tutti i cimeli del laboratorio (animali in vitro) tra cui squali, creature abissali, un’enorme mascella d’Isurus Oxyrincus o squalo mako ed anche la testa di un delfino.

Usciamo adesso da questo viaggio mediato nelle profondità del mediterraneo e godiamoci una passeggiata sul lungo mare.
Tra porticcioli e piccoli moli, dove i pescatori sono intenti a curare le barche, possiamo sorseggiare un caffè progettando la nostra prossima immersione; con gli occhi ancora pieni di meraviglia, osservare tribù stridule di gabbiani ed uccelli marini giocare sui frangiflutti, notare la differenza di piumaggio tra gli individui adulti e quelli più giovani.
Una fresca brezza di mare accarezza i nostri pensieri ed una consapevolezza: torneremo quanto prima a far visita ai nostri amici marini.

La Stazione zoologica Anton Dohrndi Napoli:
Villa Comunale – 80121 Napoli

L'Acquario è aperto tutti i giorni dell'anno (escluso il lunedì): da novembre a febbraio dalle 9:00 alle 17:00 nei giorni feriali e dalle 9:00 alle 14:00 nei giorni festivi, da marzo a ottobre dalle 9:00 alle 18:00 nei giorni feriali e dalle 9:30 alle 19:00 nei giorni festivi.

Per informazioni:
Biglietteria Acquario: Tel. 081 5833263

 

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