The U.S. Navy Decompression Computer

 

Estratto dell’articolo pubblicato su SKIN DIVER MAGAZINE del Luglio 2001.

 

Article by:

CAPT.  Frank K. Butler, M.D.
Director of Biomedical Research
Naval Special Warfare Command

Traduzione a cura di Fabrizio Pirrello


La maggior parte dei subacquei sportivi impiega ormai da tempo i computer subacquei come equipaggiamento standard. Abbastanza interessante notare che la US NAVY sino ad oggi non aveva adottato alcun computer da immersione come dotazione standard. L’articolo che segue illustra come si è arrivati  all’approvazione dei Decompression Computers da parte della US NAVY.

Nel  1977 i Navy SEAL’s richiesero formalmente alla US Navy lo sviluppo di un computer da immersione. I Navy SEAL’s hanno sempre avuto un ruolo chiave nello sviluppo di nuove tecniche di immersione nell’ambito della US Navy.

 

Nel lontano 1970, i  SEAL's introdussero due innovazioni nelle immersioni militari:

  1. L’autorespiratore a circuito chiuso completamente controllato da computer. Tale rebreather consentiva il mantenimento della PO2 costante a 0,7 ATA indipendentemente dalla profondità.

  2. Il Dry Deck Shelter, una sorta di garage subacqueo applicato sul ponte dei sommergibili nucleari per ospitare un veicolo subacqueo SDV (SEAL delivery vehicle) impiegato per operazioni subacquee estremamente lunghe che obbligavano i SEAL’s a lunghissime decompressioni.

Navy SEAL’s con SDV.

Rebreather a circuito chiuso.

Tali novità se da un lato avevano esteso enormemente le possibilità d’intervento subacqueo dei SEAL’s incrementando i tempi di permanenza in immersione, dall’altro implicavano lunghissime soste di decompressione. Tali soste di decompressione venivano calcolate attraverso le Standard Navy Air Decompression Tables.

Nel 1978 la Navy Experimental Diving Unit (NEDU) comincia le sperimentazioni per la realizzazione di un computer da decompressione specifico per la US Navy.  Obiettivo: costruire un algoritmo quanto più aderente possibile alle cognizioni dell’epoca in materia di teoria cinetica dei gas ed alle reali condizioni d’impiego.  Ultimato l’algoritmo iniziarono le sperimentazioni per verificare che lo stesso fosse sicuro.  Uno dei primi verificatori delle tabelle decompressive  (con PO2 costante) fu il Cap. Ed Thalmann, Senior Medical Officer del NEDU. Dal 1981, CAPT Thalmann supervisionò centinaia di sperimentazioni che condussero allo sviluppo delle tabelle. Terminato lo sviluppo delle tabelle, ricevuta l’approvazione della US Navy il modello matematico era pronto per essere trasferito in un computer da immersione. Molti dei prototipi costruiti nei laboratori dela US Navy si dimostrarono non affidabili. Occorreva commissionare all’esterno il computer con il modello elaborato dalla US Navy. In quel periodo i SEAL’s avanzarono ulteriori richieste: occorreva introdurre nell’algoritmo anche l’adozione di miscele respiratorie diverse nella medesima immersione. Il  CAPT Thalmann ed i suoi colleghi al  NEDU iniziarono quindi gli studi per adattare le tabelle US Navy Standard per Aria all’uso di miscele Nitrox.  Le ricerche del CAPT Thalmann continuarono presso il Naval Medical Research Institute (NMRI). Il NMRI sviluppò un modello secondo un nuovo approccio definito “probabilistic model”. Dall’approccio Haldaniano del CAPT Thalmann al modello probabilistico del NMRI. Bisognava individuare e ridurre la percentuale di rischio accettabile.Tuttavia il nuovo approccio dimostrò che gli incidenti aumentavano se le condizioni dell’immersione si discostavano molto dallo standard. Nel 1990 gli studi del Decompression Computer per la US Navy furono condotti dal Naval Special Warfare Biomedical Research Program. Solo nel 1993 gli studi e le sperimentazioni produssero risultati accettabili e le nuove tabelle mostrarono limiti anche più conservativi rispetto alle tabelle ad aria della US Navy. I  SEAL’s tuttavia avevano richiesto un algoritmo che consentisse loro decompressioni più brevi e non più lunghe... Gli studi subirono una battuta d’arresto.

 

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