TERREMOTI DELL’ANIMA

Questa poesia di Antonia Pozzi, e il successivo testo di Nicola Magliulo, sono dedicati ai bambini morti a S. Giuliano di Puglia ed, in particolare, ai genitori Colantuono che dopo aver perso quindici giorni prima un figlio perché gravemente malato, ne hanno perso il secondo, Mario, nella scuola crollata.

Non trovo più il mio libro di filosofia
Tiravo in carrettino
Un marmocchio di otto mesi robetta molle, saliva, sorrisino –
Quel che m’ingombrava le mani l’ho buttato via.

Il fratellino di quel bimbetto,
a due anni, è caduto in una caldaia d’acqua bollente:
in ventiquattro ore è morto, atrocemente.
Il parroco è sicuro che è diventato un angioletto.

La sua mamma non ha voluto andare al cimitero
A vedere dove gliel’hanno sotterrato.
Pei contadini, il lutto è un lusso smodato:
la sua mamma non veste di nero.

Ma, quando quest’ultima creaturina,
con le manine, le pizzica il viso,
ella cerca il suo antico sorriso:
e trova soltanto un riso velato – un povero riso in sordina

Oggi, da una donna, ho sentito
Che quella mamma, in chiesa, non ci vuole più andare.
Stasera non posso studiare,
perché il libro di filosofia l’ho smarrito.

Carnisio, 7 luglio 1929
(Filosofia è tratta da A. Pozzi, Parole, Garzanti)

Il libro di filosofia perso, anche le domande annientate. Solo il passare del tempo ci restituirà, come sempre, una crudezza meno annichilente?

Domandare è la pietà del pensiero, possibile soltanto dopo che la straripante insensatezza dell’evento ha mollato un po’ la presa paralizzante su respiro e stomaco. Quando il pianto del cuore, insanguinato e slabbrato, è divenuto già tristezza, quasi dolcezza consolante. Amore che risorge solo quando i tormenti che sfigurano l’anima si attenuano.

Il dolore però può trattenere per sempre chi lo patisce e strappargli una promessa di fedeltà come unica possibile ribellione al Fato: non dimenticarmi e non tradirmi in un Senso.
Anche riuscire a scriverne è già aver superato il nodo che ti stringe la gola, è già stare al riparo.

Qualcuno si ricorda che la prevenzione non è medicina onnipotente: ciò che gli antichi sapevano e che mai tecnica può essere più potente del Destino.
Ma, infine, non ci resta che l’elaborazione dell’indigeribilità di ciò che è accaduto; il non potere che pensare e scrivere di ciò che corrode ogni pensiero e ogni parola.
Fatto è che dove possono essere mai andati questi bambini? La sofferenza che uccide l’amore è spalancata su di una voragine senza aria e la sua mancanza d’aria è l’amore asfissiato.

La vita spezzata si dice: cioè il braccio reso monco da un sol colpo.
Che Dio doni ai loro cari almeno la possibilità di pregare: solo questo avrebbero dovuto invocare dagli altari coloro che credono di credere.

Ma cosa possiamo fare noi, che crediamo di non credere, se non guardare il dolore senza infingimenti e senza volgere il capo, senza seppellirlo con concetti e parole dettati da spavento e bisogno di salvare il proprio benessere materiale/spirituale?

Cosa possiamo fare se non tenerlo tra le braccia come tengono le Madri delle cosiddette Pietà il Figlio morto? Ma come, e quando mai, una madre potrebbe avere appena “pietà” per il figlio morto?

Nicola Magliulo

(Terremoti -  Foto di Peppe Del Rossi)

Questa foto fa parte della serie "Grigio Parigi".
La scultura mi sembrava molto inquietante ed il quartiere che la ospitava sembrava accentuare molto questa sensazione per la profonda solitudine che regnava tra i suoi vicoli: per circa 30 minuti, non riuscii ad incontrare nemmeno un'anima che potesse dirmi qualcosa sul quel quartiere che sembrava uscito dalla "Strada" di Federico Fellini.
Quei corpi in continua lotta con la materia, sembravano voler sfuggire dalla sua morsa, rimanendone tuttavia talmente legati da esserne parte integrante.
L'unico corpo in elevazione da destra verso sinistra, in direzione della casa posta oltre il muro, aumentava l'inquietudine, descrivendo in moto perpetuo "che mai tecnica può essere più potente del Destino".

Peppe Del Rossi