LE STRAGI NAZISTE NEI CAMPI FLEGREI: SETTEMBRE 1943

Nicola Magliulo

Premessa

E’ uscito quest’anno un libro prezioso, curato da una delle migliori studiose di storia contemporanea italiane, Gabriella Gribaudi, che raccoglie le testimonianze sulle stragi naziste compiute in Campania durante la seconda guerra mondiale.
Da questo libro pubblichiamo qui di seguito una pagina che riguarda appunto le violenze e i delitti compiuti dai tedeschi nei Campi flegrei. Sono passati sessant’anni da questi avvenimenti: le atrocità, almeno quelle delle guerre, ci hanno sfiorato ma non più, da allora, colpiti. I nostri nonni e genitori raccontavano di episodi simili: questo, prima e più della scuola, trasmetteva qualcosa che restava impresso nella memoria di tutti noi. Ma le giovani e nuove generazioni flegree non bisogna pensare che sappiano, o che qualcuno racconti ancora loro fatti ed eventi: per un minimo di giustizia agli assassinati, e perché si coltivi un po’ di speranza che tutto questo possa non ripetersi, bisogna almeno fare in modo che non sembri che simili storie non siano mai accadute.


“Al di là dell’altra estremità dell’area flegrea, oltre Pozzuoli, il territorio subisce già dalla prima metà di settembre l’azione di distruzione delle strutture militari e produttive; e con esse tutto l’insieme di violenze sulla popolazione. Tra il 13 e il 30 del mese (settembre ‘43) nei comuni di Bacoli e Monte di Procida vengono razziati dai soldati ventuno giovani (di cui esiste l’elenco nominativo nella relazione dei carabinieri); sono, inoltre, centinaia i cittadini di queste due località che denunciano il furto di bestiame di ogni genere e di generi alimentari. Le rappresaglie in quelle zone cominciano prima dell’esodo generale e sembrano legate a presunte attività di resistenza e aiuto al nemico:

In località Lucrino del comune di Pozzuoli i soldati tedeschi rinvennero fili telefonici rotti. Alle ore 19 del 14 settembre ‘43 essi fermarono le 5 persone a fianco segnate che si trovavano nella zone e le accompagnarono prima al vicino albergo dei Cesari, sede del loro comando, poi in località Grotta del Sole, indi alle ore 5 del 17 successivo in località “Conoschiella”, dove un ufficiale tedesco uccise Guardascione Antonio con un colpo di rivoltella. Gli altri tentarono la fuga e impegnarono colluttazione. Guardascione Enrico ed Emanato Giliberto riuscirono a fuggire incolumi mentre Guardscione Salvatore e Costigliola Michele furono uccisi e poi seviziati a colpi di baionetta.

Il 19 venne catturato e il 20 fucilato Aniello Calabrese, farista di Capo Misero:

Alle ore 20 del 19-9-43 soldati tedeschi sulla spiaggia di Misero fermarono ed accompagnarono alla sede del loro comando in Lucrino il Calabrese perché questi, attraversando l’alloggio con una stearica accesa, aveva involontariamente fatto proiettare dalla finestra aperta della luce ritenuta sospetta.

Così pure in contrada Monte di Cuma, alle 14 del giorno 2 ottobre ’43 Biagio e Giovanni Scamardella, rispettivamente di ventiquattro e diciassette anni, con Michele Carannante,
sorpresi nel fortino di Monte di Cuma da militari tedeschi, furono fatti segno di lancio di bombe a mano ed a raffiche di mitragliatrici. Scotto di Luzio Bartolomeo rimase ferito al braccio sinistro e riuscì a raggiungere la sua abitazione, mentre gli altri furono colpiti a morte. I cadaveri furono crivellati a colpi di baionetta.

Del tutto ignara di ciò che stava per accaderle era la sedicenne Giulia Fasano, che la mattina del 30 si sta recando con la sorella ad attingere acqua ad una fontana a circa centro metri da casa, quando alcuni tedeschi appostati tra i cespugli le sparano raffiche di mitra freddandola.
Questi sono soltanto alcuni degli episodi rilevati dall’indagine dei carabinieri svolta nel ’47 in merito al procedimento contro Wessel e Scholl…”


(Questo brano è tratto da Terra bruciata, a cura di Gabriella Gribaudi. Le stragi naziste sul fronte meridionale, L’ancora del mediterraneo, 2003, pp.149-50).