IL VERTICE NATO A POZZUOLI


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L'ultima battaglia

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L’ultima battaglia: gli scontri del 4 giugno 1976 in Piazza della Repubblica a Pozzuoli


Venerdì 4 giugno 1976 il Tg 1 delle 20 apriva dando la notizia di gravi incidenti accaduti a Pozzuoli tra polizia e dimostranti dei gruppi della estrema sinistra che protestavano contro un comizio del M.S.I. e volevano tenere un contro comizio. Si era nel pieno di una campagna elettorale storica, nella quale si paventava il sorpasso del Pci sulla Dc. Pochi giorni prima a Sezze Romano un giovane della Fgci, Luigi De Rosa, mentre manifestava pacificamente contro un comizio del M.S.I., era stato ucciso da colpi di pistola esplosi dal palco dal deputato missino Saccucci, che si mise poi in salvo  scappando in Argentina.

Dunque l’antifascismo militante, bandiera coraggiosa ma per certi versi anche una battaglia sbagliata, in particolare nei metodi, e foriera di tragiche conseguenze: ci sentivamo i veri eredi, orgogliosi e coerenti paladini dello spirito resistenziale, dell’anima popolare e antifascista dello stesso Pci: ricordo bene, anche dalle nostre parti, una precedente manifestazione, mi pare nel ’73, con massiccia partecipazione popolare, contro la venuta di Almirante a Pozzuoli.

La contestazione del comizio dell’Msi si inseriva anche in un contesto che era quello della raccolta di firme e della campagna per mettere il Msi fuorilegge: in fondo una rigorizzazione estrema di un dettato costituzionale mai rispettato che vietava la ricostituzione del partito fascista, non del tutto a torto identificato allora con il Msi. Ma anche, e l’episodio di Sezze era stato solo l’ultimo di una lunga serie, questa contestazione si radicava in quel tempestoso decennio caratterizzato dalla strategia della tensione, da tentativi e progetti di golpe, dai pestaggi, fino in qualche caso all’ assassinio, compiuti dai giovani fascisti cui rispondevano, in alcuni casi in modo altrettanto violento, i giovani della sinistra extraparlamentare.

Cosa accadde quel giorno in Piazza della Repubblica e nelle vie adiacenti?

Avevo 19 anni, ero vicino a alcuni dirigenti di Lotta continua che stavano andando a parlare con chi dirigeva la polizia; partì la prima carica, scappammo, cercammo di tenere le strade adiacenti alla piazza, poi andammo raminghi qualche giorno; difesi successivamente il senso politico-militare di quegli scontri un po’ perché me ne persuasi politicamente, un po’ per farmi bello con i dirigenti.

C’erano i servizi d’ordine venuti da fuori, persino alcuni responsabili nazionali: lacrimogeni contro qualche molotov, una delle quali ricordo che stava ferendo una persona; i poliziotti si accanirono anche contro semplici passanti, persone inermi ed estranee che raccontarono di botte e umiliazioni ricevute. Una testimonianza raccolta dal quotidiano Lotta continua, e pubblicata giovedì 10 giugno 1976, a rileggerla in particolare oggi, dopo Genova, mi colpisce: “ Sono stato raggiunto da due o tre aguzzini che mi hanno massacrato, mi hanno condotto in un camion e mi hanno costretto a gridare: << Viva il Duce, viva Hitler, il comunismo fa schifo, sono un uomo di merda>>…

Sono da molto tempo al riparo da uno spirito di reducismo e non ho nostalgia alcuna per gli aspetti violenti e dogmaticamente ideologici di quegli anni, ogni tanto è capitato anche a me, come a un raduno di alpini, di raccontare o ricordare certe storie di militanza, di battaglia, di rischio; lo faccio quasi sempre su sollecitazione altrui e sottolineando gli aspetti burleschi, la simulazione giovanile di una sorta di eroismo. Ho anche imparato che è vile e sbagliato giudicare  tempi di lotta e atti di guerra con il metro di un’epoca di relativa pace. Rimpiango di quel periodo piuttosto l’impegno sociale, la partecipazione appassionata e generosa.

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