La Casina Vanvitelliana del Fusaro: la Portorotondo di un tempo…

Nicola Magliulo

Nel 1767, e poi nel 1783, Giuseppe II° d’Asburgo è ospite del cognato FerdinandoIV° di Borbone nella Casina Vanvitelliana; il 15 maggio del 1819 Francesco II° e Metternich sono anch’essi ospiti del re Borbone presso la Casina Vanvitelliana; infine il 24 marzo del 1846 viene allestita da Francesco II° di Borbone una festa in onore dello Zar Nicola I° e della zarina presso la medesima Casina.
Cercherete inutilmente, nella Casina o intorno ad essa, un angolo in cui si vendano libri, pubblicazioni (magari pure in inglese!) su questi e altri eventi legati alla sua storia.
Ma questi illustri ospiti ci sollecitano, piuttosto, qualche confronto con il nostro presente, con le cronache in cui leggiamo delle visite ‘reali’, presso la villa del Presidente del Consiglio a Portorotondo, di tanti capi di Stato e di governo.
Il ritorno di abitudini e modi per cui le relazioni pubbliche e le private si intrecciano ha già sollecitato in alcuni commentatori alcune riflessioni sulle tendenze e il destino della democrazia e dei suoi leaders. 
Giuseppe II° d’Asburgo, tra gli ospiti illustri dei Borbone nella Casina, aveva realizzato importanti riforme ispirate a principi illuministi quali, appunto, la separazione dei poteri esecutivo e giudiziario e un nuovo codice penale. 
Ecco, possiamo anche sorvolare su certe scene di esibita amicizia tra leaders; ma della nostra liberal-democrazia occorre tenersi cari almeno il mandato a termine che ogni carica politica ha per statuto, e la separazione dei poteri. 
Avendo già dovuto di fatto vedere le nostre democrazie ridursi - sul piano dell’esercizio del potere effettivo e della possibilità reale e concreta per i cittadini di partecipare, discutere e decidere - a ‘monarchie’ costituzionali. 
La partecipazione va, infatti, sempre più scemando per il combinato disposto di poteri sempre più sopranazionali, che necessitano di crescenti apparati e competenze tecniche da un lato, e per i meccanismi ostruiti degli attuali, si fa per dire, partiti, nonché per una tendenza generale alla spoliticizzazione, dall’altro.