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In questa terza parte della rubrica ci occuperemo dell’evento che ha
caratterizzato il II ciclo dell’attività vulcanica dei Campi Flegrei:
l’Ignimbrite Campana.
Si definisce Ignimbrite Campana il prodotto della maggiore eruzione
esplosiva avvenuta nell'area campana. Da un centro ubicato nei Campi
Flegrei, furono emessi circa 150 km3 di magma di composizione da
trachitica, che ricoprirono un'area di circa 30.000 km²
.
La successione stratigrafica fu ricostruita grazie ad una perforazione
eseguita nell'area nord-orientale di Napoli: questa ha chiarito la
dinamica eruttiva e gli episodi di collasso calderico.
Questo schema illustra le diverse fasi dell’eruzione dell’Ignimbrite
Campana. La figura A rappresenta il serbatoio magmatico con un diametro
approssimativo di 16 km e localizzato ad una profondità di circa 4 km
sotto il livello del mare. Esso era costituito da due strati di magma a
composizione chimica differente: uno più superficiale, e uno più
profondo. L’eruzione iniziò con l’apertura del condotto in seguito ad
una fase esplosiva freatomagmatica, cui ha fatto seguito (figura B) una
fase pliniana, che comportò la formazione di una colonna eruttiva alta
fino a 44 km,.Durante questo processo vennero alla luce entrambi i magmi
presenti nel serbatoio.
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Fig. 1:
Ricostruzione delle varie fasi dell'eruzione dell'IC (da
Pappalardo et al., 2002, modificato). |
Alla fase pliniana seguì la formazione di una colonna pulsante e
instabile, alimentata esclusivamente dal magma più superficiale (figura
C) e determinata dalla migrazione verso l’alto della superficie di
frammentazione e dal probabile generarsi di fratture. Successivamente la
colonna eruttiva collassò e iniziò la formazione della caldera. I flussi
piroclastici che ne derivarono raggiunsero distanze di 50 km verso nord,
fino all’estinto vulcano di Roccamonfina, e si propagarono verso sud,
raggiungendo la penisola sorrentina e l’ isola di Capri. Durante questa
fase era ancora il magma più superficiale ad alimentare l’eruzione
(figura D).
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Fig. 2:
(da Pappalardo et al., 2002, modificato) |
Durante la fase successiva la caldera principale collassò, i magmi
superficiale e profondo si mescolarono: fu eruttata la maggior parte di
volume di magma presente nel serbatoio attraverso l’attivazione di
numerosi centri eruttivi, posizionati lungo le fratture che
accompagnarono la formazione della caldera. Questi flussi raggiunsero le
massime distanze dall’area calderica (figura E).
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Fig. 3:
(da Pappalardo et al., 2002, modificato) |
Durante le fasi finali dell’eruzione fu emesso il magma residuo più
profondo ancora presente nel serbatoio: quest’ultimo alimentò flussi
piroclastici concentrati e di modesto volume, che percorsero brevi
distanze attorno all’area calderica (figura F).
Al termine di questa eruzione i due terzi della Campania apparivano
ricoperti da una coltre di tufi spessa fino a 100 m, mentre enormi
volumi di cenere vulcanica rimanevano sospesi nell’atmosfera causando,
probabilmente, sconvolgimenti climatici estesi all’intero pianeta.
Come possiamo vedere dalla carta geologica dei Campi Flegrei, depositi
di Ignimbrite Campana affiorano lungo i margini della caldera ed in
particolare tutti i depositi di breccia ed i tufi affioranti lungo
l'allineamento Camaldoli-Poggioreale sono attribuibili a tale eruzione.
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LEGENDA |
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Sedimenti di piana attivi e recenti |
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Vulcaniti di età inferiore a 15 ka a)
depositi prossimali da flusso e surge b) depositi distali, da caduta |
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Tufo Giallo Napoletano (15 ka) |
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Vulcaniti eruttate tra 39 e 15 ka |
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Ignimbrite Campana (39 ka) |
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Vulcaniti più antiche di 39 ka |
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Faglie |
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Caldera dell'Ignimbrite Campana |
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Caldera del Tufo Giallo Napoletano |
A seguito di due perforazioni eseguite lungo la costa, a
sud della collina di San Martino e nella parte orientale della città di
Napoli, è stato osservato che i depositi dell’ Ignimbrite Campana non
affiorano prima dei 450 e 305 m di profondità sotto il livello del mare.
Il collasso della caldera è il risultato sia della formazione di nuove
faglie, sia della riattivazione di parte di strutture regionali
preesistenti. L'area collassata comprende una parte sommersa ed una
parte emersa. Nella parte sommersa, il margine della caldera è stato
ricostruito sulla base di evidenze geofisiche, morfologiche e
strutturali. Nella parte emersa, il margine della caldera è invece
marcato da superfici ricoperte da potenti successioni di rocce
piroclastiche di età più recente dell'Ignimbrite Campana.
La parte occidentale del bordo calderico corrisponde agli alti
morfologici di Monte di Procida e Cuma, mentre la parte settentrionale è
esposta a San Severino, lungo il margine delle piane di Quarto e
Pianura, e lungo l'allineamento Camaldoli-Poggioreale.
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Fig.6 - Affioramento nella cava a nord-est di Quarto: sono
visibili, alla base, depositi piroclastici più antichi
dell'Ignimbrite Campana (IC - delimitata dalle linee tratteggiate)
da
http://www.ov.ingv.it |
L’eruzione del vulcano di Solchiaro (avvenuta 17.000 anni fa), nel
settore nord-occidentale dell’isola, rappresenta l’ultima manifestazione
eruttiva dell’isola di Procida: i prodotti di tale eruzione sono
costituiti da depositi da flusso e surge piroclastico alternati a
depositi da caduta, e ricoprono Procida, l’isola di Vivara e la costa
flegrea presso il Monte di Procida.
| Tipo di edificio: |
duomo lavico |
| Età dei prodotti: |
36.8 ± 1.5 ka |
| Caratteristiche eruttive: |
effusioni laviche |
| Caratteristiche dei prodotti: |
lave compatte di colore grigio
chiaro |
In particolare, l'allineamento Camaldoli-Poggioreale viene interpretato
come il prodotto della riattivazione di una preesistente struttura
regionale. Il margine orientale della caldera è segnato da una struttura
regionale ad andamento NE-SW che separa l'area vesuviana dall'area in
subsidenza della parte orientale della città di Napoli. Verso sud il
bordo della caldera è marcato dai centri eruttivi più recenti di 39 ka
dei banchi di Pentapalummo e di Miseno.
La caldera Flegrea copre un'area di circa 230 km2 e racchiude tutti i
centri eruttivi attivi dopo l'eruzione dell'Ignimbrite Campana.
Trachite = roccia effusiva alcalina ricca di fenocristalli di
ortoclasio e di plagioclasio con una quota di cristalli di biotite e
pirosseni.
Forma “l’ossatura” dei Campi Flegrei
Eruzione pliniana = Eruzione esplosiva estremamente distruttiva
caratterizzata dalla emissione di grandi volumi di pomici e ceneri
attraverso una successione tipica: caduta-surge-flusso. Prende il nome
da Plinio il Vecchio che descrisse l’eruzione del 79d.c del Vesuvio.
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