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Sistema di coppia |
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a cura di Monica Benassi (Instructor Trainer PDIC)
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Sott'acqua siamo fuori dal nostro ambiente
naturale, ed è quindi necessario prestare maggior attenzione, e sviluppare in
particolare un muscolo, che si chiama cervello. Ordine, responsabilità e senso
dei propri limiti sono fondamentali per la nostra sopravvivenza, assieme al
sistema di coppia. Il compagno non è una compagnia che ci accompagna durante
l'immersione per sentirci meno soli e condividere l'esperienza, ma una vero e
proprio componente dell'attrezzatura. Per questo è importante che sia a portata
di "mano": se devo comunicare con lui, deve essere abbastanza vicino da poter
comprendere i miei segnali manuali. Ma ancora di più, se ho bisogno del suo
aiuto, per una anche piccola emergenza, non posso perdere tempo a cercarlo, a
vedere se è dietro, o sopra di me. Se poi, per esempio, ho problemi di "aria",
perché l'erogatore non funziona bene, va in autoerogazione, finisco la mia
scorta, o qualsiasi altra cosa, non è pensabile che, magari in apnea, perda
tempo a cercarlo, prima di potergli comunicare la mia necessità di respirare
dalla sua fonte d'aria. Ma anche se "solo" si rompesse il cinghiolo della
maschera, e uno dei due la perdesse, potrebbe aver bisogno di aiuto a leggere la
strumentazione, per risalire, o solo per estrarre dalla tasca la maschera di
scorta. Se poi la visibilità è ridotta, risulta evidente che anche la distanza
tra i due deve essere ridotta, ed adeguata alle condizioni ambientali, ma mai
così ridotta da intralciarsi a vicenda. Ma ciò non significa che, in caso di
condizioni ottimali, ci si possa allontanare di parecchi metri. Una coppia deve
essere efficiente, e qui notiamo la rilevanza della programmazione e del
rispetto della stessa. Conoscendo la profondità, direzione, tempi di permanenza
e tutti i dettagli dell'immersione, sarà più facile non solo stare vicini, ma
accorgersi se qualcosa non va. E non è detto che il "qualcosa" debba accadere a
noi: se il compagno ha un problema, quello diventa anche un nostro problema.
Ecco perché è necessario stabilire le procedure di emergenza, quelle per la
perdita del compagno, quelle in caso di incaglio, e la distanza da tenere tra i
due subacquei che fanno coppia. Dal momento che dobbiamo essere autonomi fino a
quando lo raggiungiamo, o eliminiamo la fonte di pericolo, è ovvio che vogliamo
che ci riservi lo stesso trattamento che pensiamo per lui. E dal momento che
sott'acqua la comunicazione è più difficile che in superficie, dobbiamo
stabilire a priori ogni segnale, per evitare di tentare di spiegare poi, un
problema che potrebbe essere mal interpretato. Il compagno deve essere pronto e
preparato, ma anche deciso ed altruista. È indispensabile la conoscenza della
reciproca attrezzatura, per poter eventualmente intervenire con sicurezza, senza
peggiorare il problema, e senza perdere tempo prezioso. Ricordiamo poi che la
narcosi d'azoto, in alcune immersioni, potrebbe rallentare i tempi di reazione,
o disturbare la coordinazione, o far mal interpretare la comunicazione. Anche la
compatibilità delle attrezzature è importante, se possiamo in questo modo
disporre di parti di ricambio supplementari: per esempio il kit di emergenza
potrebbe essere in comune. Per questo sarebbe bene avere un buon affiatamento e
un comune obiettivo di immersione. Condividere l'esperienza poi risulta non solo
motivo di aggregazione, ma a volte proprio un'esigenza psicologica, sia in
addestramento, che nelle immersioni ricreative o tecniche. Inoltre consente di
suddividersi i compiti e migliorare la logistica. Monica Benassi
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