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Oltre i boschi di cedro, vidi il principio…
Mio padre, alto e giusto, lo sguardo fiero e audace, impartiva ordini
come suo solito, ad Angeli rosa che sorridendo, eseguivano senza
parlare.
Tagliavano siepi di mirto, intrecciando a ghirlanda, parole
intraducibili all’uomo…
Ogni tanto, fermavano il lavoro e si raccontavano cose, sicuramente
molto buffe, ridendo, ridendo…
Poi con le ali, strofinavano, i visi l’uno all’altro, mentre, lenti i
riccioli d’oro si adagiavano su soffici letti di sospiri.
Era autunno, nel giardino fatato.
Mio padre, alto e giusto, lo sguardo fiero e audace, li guardava, per
questo, incuriosito, cercando di capire .
Ma non conosceva il linguaggio degli Angeli rosa…
Raccoglieva quindi, le foglie, in un cesto che io, da adulta gli avevo
donato, insieme a cappello e sciarpa di lana.
E in un angolo, contava le foglie cantando, (mai sentito cantare!) ….
Era giorno, nel cielo degli Angeli rosa, e mio padre viveva con loro da
tempo…
Sentendo il suo canto, mia madre, bella e altera, lo sguardo fiero e
audace, raggiunse il suo uomo, nei boschi di cedro…
Era il tempo della raccolta, e lei giunse con cesti colmi di frutti
maturi.
Alta e bionda, gli occhi azzurri , le guance rosa, la bocca di miele, il
cuore colmo d’amore…
Cantò inni di gloria, canzoni dei campi e nenie per bimbi…
E gli Angeli rosa… cullati da note mai ascoltate dormirono, calmi, sonni
profondi…
Mia madre, bella e altera, lo sguardo fiero e audace, cercò il suo uomo
in alto sulle nuvole... e per mano lo condusse lontano…
oltre i boschi di cedro… dove è pace… |