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Gentile Editore Scamardella, gentile ed illustre Anita
Vestuto, letterata raffinata, archeologa erudita ed impegnata, ma
soprattutto poeta ispirato e di fantasie armoniose, librata nel concerto
stupendo d’invenzioni ardite, nello splendore di sogni, dove l’amore si
coniuga con le immagini di una passione per il canto dell’infinito… Non mi
è stato dato, neppure in quest’occasione l’opportunità di rivolgere un
discorso largo di toni, vasto di significati e vibrante di luce. Non
ripeterò come l’altra volta le cadenze di un amore, che traluce dovunque,
illuminata dalla Luna, nella sua vibrante poesia. Si, proprio come i
grandi poeti, anche se il loro nome e la loro fama abbiano trasvolato i
cieli. Anita Vestuto ha, come già, nel volume che qui ha presentato lo
scorso anno, tratto moduli canori di una mitologia, che è sangue della sua
musica, e radice di questa terra, che ella ama come noi, e da cui ha
sicuramente potuto suggere cadenze, dolci, colorate, sogni di virtuosa
artista. Qui ha trovato la Sibilla dalla leggenda remota dai solari pagani
e cristiani, e dalla sacralità virgiliana della sua magia. Qui ha
incontrato la melodia isiaca col volto splendido della più mediterranea
tra le divinità creature del mondo antico. Speravo di aprire un discorso
che non mi è stato possibile prima tra le navate dell’Olimpo, che qui
idealmente si innalzano con i suoi versi.
Auguri, eccellente poeta, insigne studiosa ed artista completa. Ed un
saluto ai presenti amici artisti e studiosi con tanta stima.
Bacoli, 20 ottobre 2002
Professore Gianni Race Avvocato storico-
scrittore
Dal momento che toccano a me per primo onore ed onere di
"incontrare l'autrice", premetto di avere già fatto i miei auguri ad Anita
per il suo nuovo libro, nella prefazione al testo che ho avuto anche il
piacere, e anche un po' il divertimento, di scrivere per lei.
Nell'occasione presente desidero ancora rinnovarle i miei auguri, tanto
più che in alcune parti di quest'ultimo lavoro si parla non solo della
luna e dell'amore, ma anche di CUMA, sito archeologico del quale sono da
anni Funzionario Responsabile. Sono dunque stato coinvolto in prima
persona in questa sua opera poetica, anche per la fortunata coincidenza
della scoperta in questi ultimi anni di un Santuario di Iside sul
litorale, connesso ad una villa marittima, e di due calendari lunari
graffiti sulle pareti del cosiddetto Antro della Sibilla di Cuma (in
realtà una galleria militare d'età sannitica), che hanno ampliato non poco
il panorama della nostra conoscenza sul culto della luna, che è uno dei
temi di questo libro.
La personificazione antropomorfa di tale divinità a Cuma era limitata in
precedenza alla pur fondamentale presenza del nome di Hera su un dischetto
oracolare d'età greco arcaica, alla testa marmorea di Giunone d'età romana
dal Capitolium e a poche altre testimonianze archeologiche ed epigrafiche.
La città antica, fondata, secondo la tradizione storico letteraria, da
coloni delle città euboiche di Calcide ed Eretria, condotti da Ippocle e
Megastene, guidati dalle indicazioni di Apollo, dio solare per eccellenza,
mostra nel suo percorso e nelle sue millenarie stratificazioni storiche,
di accettare nel suo pantheon, soprattutto in età romana, anche la luna,
vista attraverso le differenti ipostasi antropomorfe delle divinità, che
ne rivelavano presenza e attributi. Ma non siamo qui per parlare di Cuma e
delle scoperte, che in anni recenti, dal 1990 a oggi, la ricerca
archeologica, divenuta finalmente anche sistematica e programmatica,
continua a rivelarci, poiché non sarebbero queste né la sede, né
l'occasione adatte. Siamo qui invece per un evento che ritengo più
coinvolgente e che certamente interessa tutti i presenti: le poesie di
Anita Vestuto e la poesia in generale, che troppo poco permea oggi,
purtroppo, la nostra vita quotidiana e l'espressione dei sentimenti, da
cui siamo coinvolti. Sebbene mi muova più agevolmente nel campo che
professionalmente mi è proprio, l'Archeologia e i suoi annessi e connessi,
ho tuttavia il "difetto" di essere anch'io un essere umano come tanti
altri altri, con più o meno sensibilità come tanti altri. E poiché il
lavoro dell'archeologo, operante su stratigrafie, è stato spesso
giustamente assimilato e paragonato a quello dello psicologo e/o dello
psicoterapeuta, autore anch'egli di scavi nel passato/presente dell'essere
umano, ai fini di un lavoro introspettivo, mi sento di esprimere alcune
personali riflessioni su quest'ultimo lavoro di Anita: -l'associazione di
poesie e scritti in prosa in questo libro, attinenti al tema e ai luoghi
flegrei, non è solo una necessità editoriale, ma un'integrazione
culturale, che spesso aiuta a comprendere la genesi di un testo poetico e
il suo significato, anche quando questo rimanga solo apparentemente
"sospeso" nella nostra immediata comprensione, pur lavorandovi dentro; del
resto viviamo secondo culture delle quali siamo sempre inevitabilmente
l'espressione. -le liriche di Anita, "tenere, lecite e pacate", come sono
state definite da altri in una parte del libro, sono per me l'espressione
di una "appassionata cantrice dell'anima", come preferisco definirla io,
dal momento che la poesia lirica, in ogni tempo, specie quella più
autentica e non d'occasione, bensì autobiografica e personale, è sempre
stata dell'anima umana l'espressione più autentica e sincera, quella che
scava nel profondo, ne rivela le forze, le debolezze, le varie
sfaccettature dei sentimenti; le accompagna una voce interiore, che legge
suoni, parole, colori, concetti e sensazioni, per decodificarli,
ripercuotendole nella nostra mente per un vivace ma silenzioso dialogo,
che invita alla introspezione e alla riflessione: "Nuotiamo, noi tiepidi
mortali nell'insipido mare della tristezza... Sorvoliamo con ali di
carta... lucenti nubi di odi ancestrali... Anneghiamo, in fiumi di lacrime
privi di argine dove venti di cenere consumano le nostre povere vi te..."
(Nuotiamo, p. 85) -non poco ruolo gioca la componente flegrea, come solo
chi abita in questo speciale Ecomuseo vivente, quali sono i Campi Flegrei,
può sentire, accorgendosi di quanto luoghi antichi e contemporanei,
paesaggi, scorci, immagini, mare, sole e luna siano gli stessi che ogni
giorno viviamo sentendoli nella pelle, come una dolce abitudine della
quale non si può più fare a meno; oserei dire che ci "droghiamo" di Campi
Flegrei: "Ammirerai giardini e campi di margherite, parlerai a pietre
levigate dal vento, tufi impregnati di dolori e risate. Parlerai al Sole e
amerai con la Luna... che ti sembrerà diversa, seducente, misteriosa,
intrigante donna... Ascolterai il silenzio..." (Campi Flegrei, p. 70),
dimensione del vivere, quest'ultima, con la quale siamo sempre meno in
contatto, anche involontariamente. In ogni caso queste poesie rimangono
per me l'espressione della progressiva maturazione di un itinerario
poetico, che è innanzitutto itinerario dell'anima dentro e fuori di noi,
ma è anche un invito a riflettere meno frettolosamente sulle cose della
vita e su di noi, un invito a ragionare anche in termini poetici sugli
avvenimenti, che direttamente ci riguardano, così come un musicista
traduce i suoi sentimenti e motivi ispiratori in musica, l'artista in
opere. Si ricordi che il poeta, come altre categorie dell'espressione
dello spirito e della creatività umana, è un "transfuga", un
"comunicatore", traduttore e interprete al mondo dei suoi e dei propri
sentimenti, ragionando in termini di sociologia dell'arte, e che la
parola, per dirla con un maestro come Omero, è "alata", e può quindi
raggiungere il cuore e la mente di tutti noi.
Dott. Paolo Caputo Direttore Archeologico
Uffficio Scavi di Cuma
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"La Luna... l'Amore"
di
Anita Vestuto. Edizioni
Il Punto di Partenza Bacoli ottobre 2002 |