Astroni - Soccavo - Pianura

Il cratere degli Astroni ha un'estensione di 296 ettari ed un perimetro di circa 10 Km. La vegetazione lussureggiante costituisce un habitat naturale ideale per volatili ed erbivori di ogni specie.

All'interno del cratere vi sono i colli dell'Imperatrice, della Rotondella e dei Pagliaroni che ne occupano gran parte della superficie; la zona sud-occidentale è piatta e ricca di vegetazione favorita anche dalla presenza di tre stagni.

Attualmente è un'oasi protetta gestita dal WWF e le entrate del pubblico vengono effettuate in gruppi guidati. Vi è un importante centro di recupero per la fauna selvatica e sono stati realizzati sentieri naturali ed osservatori per l'avifauna. In passato, già nel XV secolo con gli Aragonesi, il cratere degli Astroni era una riserva di caccia.

L'eruzione degli Astroni datata 3.700 anni, ha avuto carattere prima esplosivo e poi effusivo (genesi del Colle Rotondella).

Anche la conca di Soccavo rappresenta un'antica conca craterica riempita da materiali piroclastici. L'area fa da raccordo tra la zona S-SE dei Camaldoli e la piana di Fuorigrotta che si trova sottoposta a Soccavo con un brusco salto di pendenza tra il Rione La Loggetta e via Terracina.

Nella zona limite tra le estreme propaggini dei Camaldoli e la conca di Soccavo alcune incisioni vallive (Vallone del Verdolino), hanno messo in evidenza delle buone esposizioni di "Piperno" e di "Breccia del Museo". Il Piperno è stato cavato in passato per ricavarne blocchi destinati a fornire architravi, mensole, zoccolature, piedritti e, principalmente, soglie e gradini. Si può infatti affermare che quasi tutte le scale degli antichi palazzi di Napoli sono state costruite con questo materiale. Con l'andare del tempo si constatò che il piperno, in dipendenza della non omogeneità della massa (costituita da un complesso di elementi scoriacei duri, detti "fiamme", dispersi in una massa cineritica più tenera), mal rispondeva agli impieghi ai quali era stato destinato, specie se sottoposto ad usura, trasformando le sue superfici in una successione di solchi e protuberanze poco estetiche e pratiche nello stesso tempo. Questo difetto determinò l'allontanamento della roccia dalle costruzioni riservandone l'uso solo per lavori di restauro di paramenti di edifici eseguiti con la roccia stessa.

Pianura rappresenta una piana (da cui il nome), che raccorda i vulcani Senga, Astroni ed Agnano alla collina dei Camaldoli. Tale piana ha una lieve pendenza verso Soccavo ed è essa stessa un'antica conca craterica riempita, successivamente, da prodotti piroclastici (pozzolane), che si sono deposti sia a causa di eventi vulcanici che per dilavamento dai circostanti rilievi. I materiali anzidetti, che raggiungono spessori di varie decine di metri, sono stati utilizzati nel settore delle costruzioni effettuando sbancamenti talora veramente voluminosi; si nota infatti, una serie di grosse cave localizzate in più punti della piana. Purtroppo, molto spesso queste cave alla fine del loro ciclo di produzione sono state utilizzate come discariche di rifiuti solidi urbani alterando la precedente morfologia dell'area.

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