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La
maggior parte dei subacquei, si immerge per scoprire nuove sensazioni
oppure per esplorare un fondale, seguendo le basilari regole che
disciplinano l’attività subacquea. Tutto può essere facile e
divertente. Se a ciò si aggiunge un discreto bagaglio tecnico riferito
alle varie specialità l’orizzonte della subacquea si estende. Aspetti
dell’immersione che sino a ieri non venivano considerati, oggi sono
fonte di soddisfazione personale: ogni individuo durante lo svolgimento
dell`attivita` ha fatto delle esperienze più o meno positive e può
aver trovato delle difficoltà durante il cammino. La normale didattica
di immersione prevede la preparazione del soggetto all`attivita`, ne
cura gli aspetti della sicurezza ed il lato tecnico teorico e pratico,
il resto è affidato agli interessi ed alle scelte del sommozzatore. Se
il subacqueo coltiverà con passione e umiltà la sua attività, troverà
ulteriori possibilità per fare esperienze sotto il profilo della
sicurezza. In caso contrario sperimenterà soltanto sulla propria pelle
incorrendo anche in comportamenti errati. Un sub di questo tipo rimarrà
per molto tempo un aggregato di un gruppo in immersione, pur essendo un
buon sommozzatore, dovrà continuare a dipendere dalle altrui
esperienze. Noi
non abbiamo la presunzione di insegnare in queste poche righe le
specifiche esperienze, poiché comunque occorre sempre e comunque la
guida di un esperto, ma offriamo la possibilità di riflettere prima di
acquisire una tecnica di immersione specifica soprattutto per
scongiurare i rischi del fai da te. In
quante occasioni , il divertimento di una immersione si è trasformato
in situazione di ansia ed insicurezza perché non si riesce a ritrovare
il punto dove era ancorata la barca? Oppure non ritrovare il medesimo da
terra? E’
sicuramente una sensazione sgradevole, che mette l’individuo in
situazione di stress. Queste situazioni pongono una serie di problemi
che vanno risolti con il buonsenso, l’esperienza e la razionalità. E’
ovvio comunque che la risoluzione del problema, è positiva se si
posseggono le basi teorico pratiche della specializzazione, altrimenti
non ci rimangono che due alternative, la prima è sperare che il nostro
compagno d’immersione sia più esperto di noi, la seconda è risalire
a casaccio, sperando che il punto di approdo oppure la barca non siano
troppo distanti. Sicuramente dall’esperienza avremmo tratto
insegnamento, ma certamente con aspetti negativi per ciò che riguarda
la sicurezza, e comunque sulla nostra pelle. Il
nostro scopo è quindi far riflettere sui comportamenti e le regole da
seguire per non incorrere in questi imprevisti offrendo l’opportunità
di razionalizzare sui vari aspetti dell’immersione, evitando quindi
nel limite del possibile inutili quanto pericolosi “smarrimenti”. Per
abitudine naturale, o involontariamente, ogni uomo sulla superficie
terrestre utilizza tecniche di orientamento anche solo per andare a casa
o in qualsiasi altro luogo, quindi utilizza precisi punti di riferimento
che potrebbero essere case, semafori, o qualunque altra cosa ben
definita e visibile; fa questo per un innato senso che porta a
memorizzare ciò che rende più semplice o meno faticoso un percorso. Quando
invece l’individuo si trova in luoghi dove diventa difficile
riconoscere un riferimento ben preciso fa uso di tecniche e strumenti
che gli facilitano il compito, per esempio dalla semplice cartina
autostradale, all’uso specifico di una bussola. Il nostro intento dovrà
essere: l’applicazione di queste abitudini o di queste tecniche in
immersione, rendendo cosi più sicura e divertente la stessa e offrendo
anche l’opportunità di cimentarsi con se stessi nella navigazione
strumentale. L’orientamento
subacqueo si divide in due rami principali che sono: Michele Perna |