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L’uomo
ha sempre cercato di penetrare la superficie del mare vuoi per necessità
vuoi per semplice curiosità. Affreschi
e tavole di antichi testi, probabilmente
frutto di leggende e fantasie,
dimostrano un interesse all’immersione sia in apnea che con
qualche sistema di respirazione. Una
di queste leggende ci porta a scoprire Alessandro Magno raffigurato e
descritto da un Filosofo Greco in un’ immersione con
“Autorespiratore” che altro non era o perlomeno si suppone che fosse
una pelle di pecora cucita, contenente aria e tramite un budello ad essa
collegato avrebbe dovuto offrire l’opportunità di effettuare una
respirazione in immersione. Lo
stesso Leonardo da Vinci disegnò meccanismi e marchingegni atti a
muoversi e respirare sott’acqua. Ma
tutto questo era ed è leggenda. La
vera storia della subacquea nasce per scopi militari o per necessità di
lavoro. Infatti
le notizie trasmesseci dagli antichi Greci e dai Romani, e considerate
attendibili, vedono dei nuotatori che con tuffi in relative profondità
tagliavano gli ancoraggi delle navi Persiane (citati da Erodoto nella
battaglia di Salamina), e già
dai tempi dei Faraoni Egizi esisteva un commercio delle spugne greche,
per non parlare dei popoli della Polinesia che usavano le perle e le
conchiglie come moneta di
scambio, ed
ancora un esempio, cosa dire delle AMA Giapponesi considerate al
pari di una casta di Samurai sino a qualche decennio fa? Esse hanno una
storia documentata di oltre duemila e cinquecento anni. Possiamo
quindi affermare che la
storia della Subacquea nasce
in un periodo molto antico che purtroppo non e` possibile datare con
certezza poiché testi di Filosofi Greci o Romani parlano di nuotatori
subacquei ma non descrivono
con esattezza metodologie o comportamenti. Per
avere una dettagliata descrizione di un’impresa subacquea, dobbiamo
attendere il 4 Agosto del 1913 quando il Comandante della nave da
battaglia Regina Margherita, descrive
sul libro di bordo l’impresa compiuta dal pescatore di spugne
greco Gheorghios Haggi Satti; il pescatore di esile corporatura
e con gravi problemi di udito, compie quattro immersioni in apnea
zavorrato da una lastra di ardesia di 14 chili a profondità comprese
tra i 45 ed 84 metri, per imbracare la catena dell’ancora rimasta
incastrata sul fondo ad una profondità di 77 metri. Questa descrizione
fu considerata per moltissimo tempo una fantasia dell’equipaggio e
degli Ufficiali della Regina Margherita. La
storia quindi della subacquea vede l’uomo che si affaccia sul
pianeta mare utilizzando semplicemente la resistenza nel
trattenere il respiro e specifici studi
in materia di apnea cominciano ad essere considerati seriamente
solamente agli inizi del 1900. Abbiamo
precedentemente affermato che la presenza dell’uomo in immersione era
legata fondamentalmente ad esigenze di carattere militare o di lavoro.
Nasce infatti dalla necessità di fornire aria respirabile ai lavoratori
delle miniere, l’idea di costruire un macchinario che convogliasse
aria per consentire la
respirazione dei minatori nelle profondità delle gallerie. Ed e'
intorno al 1780 - 1800 che
nascono i primi “ compressori meccanici (infatti prima della scoperta
delle macchine a vapore si sopperiva a tali necessità con l’utilizzo
di squadre addette ai mantici e successivamente utilizzando gli
animali)”. Tale
importante scoperta consentì quindi di applicare successivamente questo
sistema di convogliamento dell’aria all’uso subacqueo. Prima per
fornire aria ai cassonisti che operavano nelle costruzioni di porti e
ponti e successivamente trasferendo queste opportunità ai palombari già
presenti nel 1668. Essendo alimentati dalla superficie tramite
l’utilizzo di mantici manuali, l’indice di mortalità era
spaventoso, era sufficiente lo scollaggio dei tubi formati da stoffa
cerata per annegare il
“Palombaro”. Nel 1798 fu un medico, Alphonse Gal che utilizzò, per
approfondire i suoi studi sugli effetti della pressione sul corpo umano,
le attrezzature modificate del
palombaro dell’epoca, una casacca cerata, delle calzature piombate, lo
scafandro di protezione, ed un recipiente contenente aria a pressione
che non conosciamo, ma riteniamo fosse appena sufficiente a consentirgli
di poter compiere l’atto della respirazione e con notevole
affaticamento, probabilmente fu il primo uomo ad immergersi con
l’autorespiratore. Per
l’uomo moderno rimane ovvio che il fornire e convogliare aria è una
cosa ed il fornirla sott’acqua è un’altra. Per
rendere possibile anche il semplice atto respiratorio con l’aumento
della pressione atmosferica, occorre equilibrare e per conseguenza
aumentare la pressione di esercizio sufficiente a compiere l’atto
respiratorio. Non fu questo il grosso problema, poiché l’ingegno
umano lo risolse abbastanza facilmente, purtroppo l’ingegneria
meccanica di allora non conciliava con la fisiologia umana. Quindi
queste applicazioni “tecnich “, portarono ai soggetti tanti e tali
problemi che furono genericamente considerati come malattia dei
cassonisti o molto più semplicemente come Artrosi dovuta all’ambiente
umido in cui i soggetti operavano. Nel
1841 i medici Pol e Wattelle cominciarono a studiare alcuni casi di
minatori che lavoravano nella prima miniera “pressurizzata” al
mondo, e quindi cominciarono col descrivere clinicamente quella che da lì
in avanti fu chiamata Malattia Da Decompressione, e giunsero alle allora
eccezionali conclusioni che: il riportare i minatori colpiti dalla
malattia alle diminuite pressioni quindi sulla superficie terrestre, li
conduceva ad una manifestazione di disturbi e dolori tali che qualche
volta si concludevano con la morte. Mentre il riportare i soggetti alle
pressioni più elevate, alleviava le sofferenze. Nel
1842 il francese Sandale ideò
un altro apparato di respirazione rivoluzionario. Introdotto
nel campo del lavoro per i cassonisti e per i minatori, e con le
opportune modifiche effettuate nel 1876 da Henry Fleuss per la ditta
Siebe-Gorman (che ancora oggi produce scafandri professionali) lo
strumento rappresenta la vera evoluzione degli ausili di respirazione.
L’apparecchio a circuito chiuso. Lo strumento era composto da una
maschera di caucciù indurito collegato da due tubi ad un sacco
flessibile posto sul dorso, che racchiudeva un filtro di calce sodata
comunicante con una bombola di rame contenente ossigeno a 30 atmosfere
che, consentiva tramite l’utilizzo di ossigeno e lo scambio
dell’anidride carbonica di protrarre la durata della permanenza in
immersione . Altri
fattori che non furono presi in considerazione, quali la tossicità
dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, ne funestarono il cammino e
quindi ne limitarono la crescita. Quando
finalmente i Fisiologi si impegnarono a prendere in considerazione la
subacquea cominciarono
fortunatamente a limitarsi i danni e le conseguenze. E'
grazie a Paul Bert, che intorno al 1870 si cominciò ad indagare per
spiegare la causa della malattia che colpiva subacquei ed operai
apparentemente senza una ragione. Facendo esperimenti con la
respirazione, Bert, concluse che: i gas che compongono l’aria,
interagiscono chimicamente col corpo e proporzionalmente alla pressione. Egli
determinò che l’Azoto assorbito dal corpo umano e sottoposto a
pressione, quasi sempre forma delle bolle quando la pressione viene a
diminuire. (Lo aveva sperimentato anche Boyle nel 1600) Occorsero
altri trentacinque anni per cercare di risolvere il problema poiché gli
studi e le raccomandazioni di
Bert non vennero prese con la dovuta attenzione. Nel
1906 John Scot Haldane un fisiologo specializzato sugli effetti dei gas
sul corpo umano, che aveva già dato un grande contributo
alla scienza scoprendo che l’Anidride carbonica regola il ciclo
della respirazione, fu incaricato dalla Royal Navy a studiare i casi dei
palombari colpiti dalla malattia da decompressione. Facendo
esperimenti sulle capre, applicando le esperienze ed i trattati di Bert,
si riuscì a dimostrare quanto azoto in eccesso potesse essere tollerato
prima della formazione di bolle e limitando quindi il manifestarsi della
malattia. Nel
1907 comparvero le prime tabelle di decompressione. In pratica si
riproponevano gli studi e le intuizioni di Bert. Da
questo momento la storia della subacquea cambia aspetto
grazie alla relativa sicurezza data dagli studi di Haldane.E` in
questo preciso momento che la
storia della subacquea prende in considerazione un aspetto che
precedentemente non veniva affrontato in maniera adeguata. La sicurezza.
Questa norma elementare che oggi per qualunque subacqueo è diventata
comandamento quasi inderogabile, per quei tempi era sicuramente un
grande passo in avanti, ovviamente di pari passo con le scoperte e
conoscenze scientifiche dei primi anni del 1900. Cominciando
ad applicare le relative leggi della fisica l’uomo riuscì a capire
che per andare sott’acqua non si poteva contare sulla sola prestanza
fisica, ma occorreva analizzare aspetti che i vari Henry, Pascal, Dalton,
Charles, Boyle, Mariotte, Archimede, Torricelli, avevano scoperto e
sperimentato. Sicuramente non per gli scopi dell’immersione, ma
comunque, regole fondamentali della fisica. Quelle regole abbinate ad
una sempre più approfondita conoscenza della fisiologia del corpo umano
cominciò ad aprire il cancello che ci impediva la scoperta dei fondali
marini. I
sistemi di compressione dell’aria si sofisticarono tanto da consentire
agli operatori di poter respirare sott’acqua non più solamente dentro
una campana o cassone, oppure collegati da un cordone di respirazione
nell’abbigliamento classico da palombaro. Prendendo
spunto da un apparecchio di respirazione a circuito chiuso utilizzato
dai minatori, Sir Robert Davis, lo modificò in appropriato modo per
dare ai sommergibilisti una possibilità di sopravvivenza in caso di
avaria (i sommergibili erano già presenti nelle marine militari,
pensate che l’esercito dell’Unione nella guerra di Secessione
Americana nel 1861, disponeva di due unità che avevano un autonomia in
immersione di due ore e potevano immergersi ad una profondità di 20
metri). L’apparecchio impiegava una miscela di polvere di Perossido di
sodio che liberava ossigeno a contatto dell’acqua, la reazione doveva
avvenire gradatamente, in caso contrario si scatenava una reazione
rapida e violenta con un rapido aumento della temperatura dello
strumento e di fumo. La Davis è oggi un'azienda che produce strumenti
tecnici per l’utilizzo dell’ossigeno
a basse ed alte pressioni in settori militari e civili. Nel
1889 la ditta Drager tedesca inventò un sistema di riduzione ed
erogazione dell’aria brevettandolo un anno dopo, era l’antenato
degli attuali erogatori. L’uomo cominciò quindi ad immergersi anche a
rilevanti profondità poiché non era più condizionato dalla tossicità
dell’ossigeno, ovviamente da quella scoperta in poi tutto diventava
relativamente facile. Intorno
al 1910 si cominciò ad usare una miscela di respirazione composta da
aria arricchita di ossigeno, e nel 1912 comparve il primo
autorespiratore a miscela 30% Ossigeno 70% Azoto,
dopo la prima guerra mondiale comparve un apparecchio a circuito
semichiuso che utilizzava una miscela Nitrox. Fondamentalmente però gli
interessi alla ricerca sottomarina erano concentrati quasi
esclusivamente sul campo militare, e la scarsa autonomia delle bombole,
e degli erogatori di allora che disperdevano quantità eccessive di
aria, insieme ai limiti che la tecnica ara imponeva, misero in primo
piano l’ARO. Fu
l’Italiano il comandante della Regia Marina Italiana, Belloni,
a perfezionarlo in quello che è praticamente l’attuale strumento, e
nel 1935 Tesei e Toschi ne ottimizzarono la resa a tal punto da
essere poi usato come arma segreta e nell’utilizzo dell’ARO fummo
maestri, basti pensare alle imprese dei Maiali o Siluri a lunga
corsa o alle imprese di Ferraro o di De La
Penne. Sempre
in quel triste periodo della storia dell’umanità tramite l’Ingegner
Max Gene Nohl veniva sperimentata una miscela di respirazione
che utilizzava al posto dell’aria una miscela composta da Elio
e Ossigeno. Era il 1937 e l’uomo era sceso in totale autonomia alla
profondità di 128 metri. Si aprivano nuovi mondi all’esplorazione
subacquea sul campo professionale lavorativo, la conseguenza era una
ricerca maggiore sulle tecnologie e portava quindi un effetto benefico
alle attività sportive. Poiché l’utilizzo delle miscele era comunque
un fattore estremamente costoso anche per coloro che si immergevano per
lavoro, un perfezionamento alle tecniche di immersione ed agli strumenti
ad aria avrebbe consentito immersioni a maggiori profondità e
quindi un maggior impulso allo sport ed al lavoro. La seconda guerra
mondiale rallentò questa ricerca che aveva comunque dei limiti
dovuti al fatto che gli erogatori, erano solamente o a comando
manuale oppure ad erogazione continua. La
fine del conflitto mondiale segna un grande momento per la subacquea in
genere e per gli apparecchi di respirazione. Grazie al comandante
Cousteau ed all’ing. Cagnan nasce l’erogatore automatico il Royal
Mistral che anch’esso verrà perfezionato col tempo. Era il 1943
l’inizio della subacquea aperta finalmente agli sportivi e non
solamente ai super dotati. Con
quella che da una parte e stata la fortuna per la subacquea, si apriva
purtroppo una parentesi che portò delle funeste conseguenze. Infatti se
da una parte fu un bene dall’altra
l’eccessiva confidenza porta a conseguenze molto gravi. Gli
sportivi in genere incoraggiati dai record di profondità con l’ara di
Falco Novelli e di Olgiai o
dalle fantastiche avventure di Cousteau o di Folco Quilici, cominciavano a prendere eccessiva confidenza con
l’immersione senza tenere conto di quelle che erano le regole della
sicurezza. I pionieri di allora che ancor oggi si vantano di aver
superato un'embolia furono quelli che fecero criminalizzare la
subacquea. Oggi nessuno si sognerebbe di effettuare un’immersione
senza aver prima frequentato un corso di addestramento specifico. E
tanto meno si vanterebbe di essere stato embolizzato. La
scienza e gli incidenti hanno dimostrato che andare sott’acqua e
bello, facile, divertente, ma non è uno sport da improvvisare, bensì
da amare, comprendere, studiare, e solo allora diventa facile
sicuro, divertente. Oggi
le didattiche della subacquea offrono tutto quanto è necessario per
immergersi con sicurezza. E’ vero, esistono molti metodi, ed ognuno di
essi porta l’acqua al proprio mulino, ma fondamentalmente portano
tutti ad una sola conclusione: vedere con i propri occhi quanto di più
bello possa esserci sotto il pelo dell’acqua. La
storia della subacquea è nata con la comparsa dell’uomo, ed ogni
giorno che passa ci porta a scoperte sempre nuove, e barriere che sino a
ieri erano considerate invalicabili oggi sono realtà.Basti citare
alcuni nomi della subacquea come: Maiorca, Mayol ed oggi Pellizzari, e
cento altri ancora. Questa è l’apnea, il modo più antico e naturale
per andare sott’acqua, ma non tutti siamo cosi bravi ed allora
possiamo vedere ugualmente ed avere le stesse sensazioni utilizzando i
sistemi di respirazione subacquea, ed anche i limiti in questo settore
stanno per essere superati grazie alla tecnologia ed alla scienza. Il futuro? I Rebreathers Michele Perna |