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Tutti
i subacquei praticano la sosta di sicurezza di tre minuti a tre o cinque metri
di profondità.
Questa sosta di “decompressione” è importante per gli aspetti
riguardanti la sicurezza dell'immersione; i suoi effetti benefici si riscontrano
nella sosta ad una profondità particolarmente adatta alla desaturazione
dall'azoto, oltre al fatto di doversi fermare.
Questo stop, impone ai subacquei una risalita verso la superficie più
controllata in special modo nei metri più prossimi all’emersione.
Come dimostrato dalla legge di Boyle
e Mariotte, è indiscutibile che a queste quote la diminuzione della
pressione della colonna d'acqua è più rilevante anche per minime variazioni di
livello, ed è quindi estremamente importante risalire ancora più lentamente
degli ormai standardizzati 10 metri al minuto. Alcuni computer, riducono la
velocità di risalita a soli 7 m/min in questa zona critica. La validità della
sosta di sicurezza non deriva soltanto da dati ricavati da esperienze diverse,
ma è avvalorata da risultati ottenuti attraverso rilevamenti doppler sulle
microbolle gassose circolanti nel sistema venoso al termine dell'immersione.
Abbiamo asserito precedentemente che quasi tutti i subacquei effettuano una
sosta a 3 o 5 m per tre minuti, pochi invece sono a conoscenza della pratica
dell'Extra Deep Stop. Questa procedura, che significa letteralmente Sosta
a Profondità Extra, consiste nel fermasi per 1 minuto ad una quota che esprima
la metà delle atmosfere assolute a cui siamo stati esposti alla massima
profondità raggiunta.
Per meglio spiegarci facciamo un esempio:
se la profondità massima della nostra immersione è stata di 40 mt, quota alla
quale la pressione assoluta è di 5 ATA, il deep stop lo effettueremo ad una
quota dove la pressione assoluta risulta di 2,5 ATA, ossia 15 mt di profondità.
Questo dato lo possiamo ricavare in alternativa utilizzando una semplice
formuletta:
Quota deep stop = ( prof. Massima – 10 mt ) : 2
40mt – 10mt = 30mt : 2 = 15mt.
Ma non finisce qui.
Nel raro caso in cui la prima sosta di decompressione o quella di sicurezza sia
più profonda della quota deep stop, possiamo omettere quest’ultimo.
Esempio:
Per una immersione in curva a 15mt ( 2,5 ATA) dovremmo effettuare il deep stop a
2,5mt di profondità, ma questa sosta diverrebbe superflua poiché è prevista una
sosta di sicurezza di 3 minuti a 3 o 5 mt.
Ed ora arriva il bello.
Il tempo di permanenza alla quota del deep stop è sempre di 1 minuto
indipendentemente dalla profondità massima raggiunta.
Questa permanenza in sosta profonda di un minuto spezza in due fasi la risalita,
e viene posta in risalto l’altra “novità”.
Dal fondo sino al raggiungimento della quota prevista del deep stop, si risale
lentamente mantenendo costante una velocità di risalita di 9 o 10 mt al minuto.
Ma dalla quota del deep stop alla superficie, si diminuisce drasticamente la
velocità di risalita che da 9 – 10 si riduce a 3mt al minuto.
Velocità ridottissima, ma in grado di favorire un maggior smaltimento di azoto.

Esistono altri metodi e sistemi di applicazione del deep stop.
Tra tutti il CNAS ( Centro Nazionale Addestramento Subacquei ) ha scelto quello
che vi è stato brevemente illustrato, semplicemente perché utilizzato dagli
apparati e dagli Operatori professionisti dello Stato Italiano. Non abbiamo la
presunzione di credere che sia il migliore, ma certamente è uno dei metodi
migliori.
Volutamente non ci addentriamo nell’argomento in maniera più tecnica e
scientifica poiché non intendiamo promuovere un “ Brico Center della subacquea”
Per maggiori approfondimenti:
www.cnas.it
I dati pubblicati dai ricercatori del settore specifico, dimostrano come
l'effettuare una sosta di questo genere abbatta enormemente il numero di bolle
circolanti post-immersione.

Il grafico che abbiamo semplificato al massimo per consentire una lettura
elementare, mostra i rilevamenti doppler effettuati a vari intervalli dopo il
termine di tre immersioni. Tutte e tre a 30 metri per 25 minuti con tre
differenti tecniche di emersione.
Il segmento "blu" è terminato con una risalita senza soste (no stop) fino alla
superficie, quello "rosa" con una sosta di 3 minuti a 5 metri, mentre l'ultimo
vedeva l'effettuazione di una sosta di 1 minuto a 10 metri più altri 3 a 5
metri. L'asse “orizzontale” riporta il tempo trascorso dal termine
dell'immersione, ovvero l'Intervallo di Superficie, mentre l'asse “verticale”
mostra il numero di bolle rilevate ad ogni misurazione (rappresentata dai
simbolici triangoli, quadrati e rombi che intersecano le varie curve).
Resta evidente la notevole diminuzione del numero di bolle con l'effettuazione
di una semplice sosta (curva rosa), ancora più evidente è l'effetto di una sosta
in due tempi e di maggior durata (curva rossa).
La presenza nella circolazione venosa di un minor numero di microbolle silenti
può tradursi soltanto in una maggiore sicurezza ed in un’ulteriore riduzione del
rischio di incorrere in un episodio di Patologia da Decompressione.
La validità di questa pratica è stata recentemente riscoperta anche da altri
"addetti ai lavori", e la pratica di soste di decompressione più profonde
rispetto a quelle classiche è stata acquisita anche nel settore della subacquea
tecnica e lavorativa che fa uso di miscele respiratorie quali eliox e trimix.
Parlando di tecnica decompressiva, qualcuno potrebbe obiettare che la subacquea
ricreativa viene distinta proprio dall'assenza di manovre di decompressione
programmata.
Ma allora come mai ogni volta che ci immergiamo siamo sottoposti alla pressione
esercitata sul nostro organismo dalla colonna d'acqua che ci sovrasta? E se è
vero che questo causa il passaggio in soluzione (legge
di Henry) del gas inerte presente nella nostra miscela respiratoria
(l'azoto), quando risaliamo la colonna d'acqua si fa man mano meno alta e la
pressione diminuisce di conseguenza. Sempre per la legge di Henry il gas che si
era disciolto nei nostri tessuti inizia a fuoriuscire per essere allontanato
tramite i polmoni, ai quali viene portato dal sangue (microbolle circolanti).
Fintanto che questa diminuzione di pressione avviene gradualmente (velocità di
risalita corretta), il gas raggiunge i polmoni e se ne va esattamente com'era
entrato. Se la risalita è troppo veloce si ha una formazione di bolle più
abbondante che il polmone non riesce a smaltire con le note conseguenze.
A nostro parere quindi non esistono immersioni "senza decompressione", le
immersioni "no-deco" sono quelle nelle quali si stabilisce di non eccedere i
limiti impostici dal nostro computer o dalle tabelle e di poter quindi risalire
direttamente alla superficie senza soste "obbligatorie".
Ma chi è quel matto che lo farebbe?
Rimane appunto la sosta di sicurezza che è consigliabile fare sempre, a meno che
una causa di forza maggiore o emergenza non ce lo impedisca.
Michele Perna |