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LA MUTA STAGNA
(parte prima)
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a
cura di: Michele Perna e Fabrizio Pirrello |
§
Shock Termico
§ Assetto costante ed assetto variabile
§ Caratteristiche
§ Materiali
§ Il BY-PASS
§ Valvola di scarico
§ Zavorratura
§ Pinne e cavigliere
§ Abbinamento col jacket
§ Allagamento
§ Riparazioni, manutenzione e
immagazzinaggio
L’immersione subacquea è cambiata
rispetto a qualche anno fa: questi cambiamenti sono dovuti soprattutto
all’evoluzione medico-scientifica del settore e contemporaneamente
all’evoluzione delle attrezzature subacquee .
Tutti i sommozzatori sanno che: sottoporre il proprio corpo ad uno SHOCK TERMICO
è molto pericoloso, e quindi qualunque programmazione preventiva può essere
vanificata (uno degli aspetti più evidenti è che la bassa temperatura dell’acqua
può innescare fattori di PDD).
Considerando inoltre che il corpo umano in immersione ha una dispersione di
calore che è 25 volte maggiore che in aria e che una maggiore esposizione al
freddo porta ad un maggiore consumo d’aria, lasciamo immaginare il risultato.
Per dimostrare in maniera chiara ed inequivocabile questa affermazione,
esporremo una formula matematica che ci consentirà di visualizzare il consumo
calorico in funzione della temperatura e dello spessore della muta.
A = Superficie stimata della muta in neoprene (circa 3 mq per corporatura
media)
DT = Differenza della temperatura tra il corpo e l’acqua
K = Coeff. di proporzionalità del neoprene = 0,00002
Q = Dispersione calore per ora
T = Tempo (minuti secondi)
X = Spessore neoprene
Q = K . A . DT . T
X
Q = 0,00002 . 3 . 37 C – 16 C . 3600 = 907 Kcal/h
0,005
Per conseguenza, variando il
valore della temperatura o dello spessore della muta, varierà la dispersione
termica.
E’ necessario ricordare che la
muta stagna non protegge dal freddo, ma semplicemente impedisce che il
corpo stia a contatto con l’acqua. Per avere una protezione adeguata, occorre
una proporzionale vestizione (tuta specifica da indossare sotto la stagna o
alternativa).
Tutte le mute che pur avendo polsini
e collarino stagno non dispongono di valvole di carico o scarico aria, vengono
chiamate ad assetto costante.
Sono mute destinate a lavori che richiedono semplicemente impermeabilità ove non
si rende necessario correggere il volume interno in funzione della pressione
idrostatica.
Invece le mute che ci riguardano, in funzione dell’immersione subacquea, sono
definite: stagne ad assetto variabile.
Questa variazione di assetto è possibile, utilizzando in maniera opportuna un
BY-PASS.
In questa sede prenderemo in
considerazione solamente le stagne ad assetto variabile specificando sulle
medesime.
1. Presenza di valvola BY-PASS collegata tramite una frusta al primo stadio di
un erogatore (bassa pressione). E’ consigliabile il suo posizionamento sullo
sterno, poiché risulterà comodo da qualunque posizione agire sulla medesima sia
con la mano destra che con la sinistra.
2. Il pulsante della valvola deve avere un adeguato diametro di grandezza per
consentire un agevole utilizzo anche con l’uso di guanti spessi di neoprene o da
lavoro subacqueo.
3. Una valvola di scarico e contemporaneamente di sovrapressione (infatti la
caratteristica fondamentale è: la possibilità, in caso di errata taratura
pre-immersione, di correggere la medesima oppure tramite l’utilizzo del
pulsante, scaricare l’eccesso d’aria come si fa col jacket; ovvio che questa
manovra, è da considerarsi di emergenza e che comunque necessita di una
opportuna posizione del braccio).
4. Polsini, collarino, cerniera di bronzo, e stivaletti o scarpette
incorporati/e alla muta, devono essere a tenuta stagna.
Diversi ed in relazione all’utilizzo
della muta con caratteristiche particolari. Per semplice informazione è bene
sapere che occorre fare distinzioni sulle mute stagne.
Esse sono: specifiche per un uso prettamente sportivo oppure per un utilizzo
professionale.
Uso sportivo: la muta deve avere come caratteristica primaria la morbidezza e la
facile vestizione (fondamentale per istruttori ed aiuti), adeguate toppe di
protezione in punti delicati per prevenire escoriazioni e strappi, colori vivaci
per una facile individuazione .
Uso professionale: gli spessori dei materiali della muta saranno ovviamente
diversi; ne consegue una maggiore rigidità e ovviamente movimenti più impacciati
(anche i materiali avranno caratteristiche differenti, perché normalmente
nell’uso professionale, l’utilizzo di miscele binarie e ternarie sono di routine
abituale, quindi va presa in considerazione anche se remota, l’ipotesi
della catalizzazione dei materiali utilizzati).
Abbiamo accennato in precedenza a
questo tipo di valvola: è importante sapere come è strutturata per capire il
corretto funzionamento della medesima. Cominciamo a capire il perché della sua
particolare posizione.
Sia nel caso dell’uso professionale che in quello sportivo, l’ideale è la
posizione sternale. Come abbiamo già accennato infatti, lo sterno può essere
raggiunto facilmente da ambedue le mani, e soprattutto da qualunque posizione.
Vi è poi un altro aspetto da considerare: immaginate se esso fosse posto sulla
gamba o in qualunque altro posto, avremmo una frusta che ci graviterebbe intorno
con evidenti disagi. Anche i professionisti adottano la posizione sternale
poiché la frusta di collegamento, passando sotto il braccio sinistro o destro va
a posizionarsi sulla schiena e quindi non intralcia nelle fasi dell’immersione.
Nel nostro caso passeremo la frusta di collegamento sotto un braccio e
possibilmente dentro lo spallaccio del jacket (rimane una scelta individuale se
passarla a destra o a sinistra, basta semplicemente ruotare in un senso o
nell’altro il beccuccio del BY – PASS).
Abbiamo detto che il BY-PASS è collegato all’uscita di bassa pressione del primo
stadio dell’erogatore per introdurre all’interno della muta la necessaria
quantità d’aria per compensare l’aumento di pressione dovuto all’aumento di
profondità. L’operazione si effettua premendo un pulsante di erogazione che
manovrato esattamente come il pulsante del GAV, consente un adeguato dosaggio di
aria.
Le caratteristiche strutturali e di assemblaggio del BY-PASS possono in qualche
piccolo particolare variare da fornitore a fornitore, ma sostanzialmente
funzionano tutte allo stesso modo.
Immaginate un secondo stadio dell’erogatore ed eliminate la fase di depressione
creata dall’inspirazione; rimane quindi solo l’alternativa di premere sulla
membrana dall’esterno per innescare l’erogazione.
La valvola di scarico della muta
stagna da noi presa in considerazione, deve essere bivalente, ovvero:
automatica e manuale.
Abbiamo accennato al fatto che un inadeguato utilizzo della taratura iniziale
potrebbe portare a qualche problema durante le fasi ascensionali e quindi la
possibilità di intervento manuale è fondamentale per sopperire al problema. La
comodità della taratura automatica è evidenziata dal fatto che dopo la prima
registrazione (normalmente a – 3 mt) non occorre più intervenire, per cui tutte
le variazioni inerenti allo scarico dell’aria in eccesso saranno automatiche;
nostra unica premura sarà la correzione di assetto in tutte le fasi discendenti.
Esistono anche mute stagne corredate solamente di valvola di scarico automatica,
che sono generalmente utilizzate da operatori professionisti.
Questo è un aspetto fondamentale
nell’immersione con muta stagna. Gli spessori e quindi il volume d’aria
all’interno della muta saranno sicuramente superiori a quelli di una muta umida
e per questo motivo sarà necessario qualche Kg. di piombo in più. Le operazioni
di pesata non differiscono dal sistema tradizionale per muta umida e lo scopo è
il medesimo: neutralizzare la spinta positiva. In più bisogna dare un assetto
leggermente negativo alla pesata, assetto che deve corrispondere al peso
dell’aria contenuta nell’ARA.
Facciamo un esempio:
se trovassimo un assetto neutro con 6 Kg e monobombola da 15 LT carico a 200 ATM
sulle spalle, dovremmo aggiungere 3 Kg in più di zavorra, poiché 3000 LT di aria
pesano circa 3 Kg. Dobbiamo appunto considerare la dispersione ed il consumo
della miscela di respirazione che sarà utilizzato in immersione anche per
compensare la muta nelle fasi discendenti.
Nella pesata le cavigliere non vanno considerate.
Michele
Perna -
Fabrizio Pirrello

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