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ORIENTAMENTO
STRUMENTALE
(seconda
parte)
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Servizio
a
cura di: Michele Perna
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L’USO DELLA BUSSOLA
Se non hai mai usato una bussola, prima di
utilizzarla sott’acqua, devi prendere confidenza con i sistemi di
lettura e degli allineamenti provando lo strumento sulla terra ferma.
I sistemi fondamentalmente sono due:
1. il primo è l’allineamento tra linea di fede e direzione mantenendo
costantemente l’ago della bussola sul punto di allineamento
precedentemente posizionato. Questo sistema è utilizzato soprattutto
nei percorsi di orientamento abbinato, ovvero dove esiste la
possibilità di vedere un riferimento (in altre parole un misto tra
bussola e orientamento naturale).
2. l’altro sistema si basa su un allineamento dei gradi; è utilizzato
soprattutto in percorsi con scarsa visibilità o privi di riferimenti
rilevanti. E’ decisamente più impegnativo e necessita di allenamento
alla tecnica per ottenere dei buoni risultati.
Ma torniamo alla prova in terra: individuiamo un punto fisso di
riferimento (un sasso, un albero, qualunque cosa) ed allineiamolo con
un altro punto di riferimento distante una decina di metri.
Posizioniamo il nostro corpo in linea con il punto di partenza, la
linea di fede della bussola ed il punto di riferimento distante. In
questa posizione dovremo attendere che l’ago della bussola si fermi,
quindi ruotiamo la ghiera e allineiamo il punto di riferimento con
l’ago. Iniziamo il percorso seguendo una linea immaginaria tra
l’obiettivo e la linea di fede e per far si che ciò avvenga in maniera
corretta devi teniamo costantemente allineato il punto di allineamento
con l’ago della bussola.
Siamo giunti al traguardo in maniera corretta, ma se ciò non fosse
sicuramente l’errore è da ricercare in un pessimo allineamento del
corpo con la linea di fede. Vedremo dopo quanto ciò sia importante.
Ora il nostro obbiettivo è il ritorno al punto di partenza. Sarà
sufficiente far ruotare il nostro corpo di 180 gradi e far collimare
l’ago della bussola con il punto inverso oppure i 180 gradi,
mantenendo, come per il percorso di andata, un allineamento costante
tra ago e punto e tra linea di fede e obiettivo.
Non è difficile, ma ovviamente stiamo prendendo in considerazione un
approccio allo strumento da terra.
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Navigazione
subacquea |
In immersione gli aspetti potrebbero
cambiare in maniera radicale per una serie di fattori che rendono
questo semplice approccio una prova tecnica di notevole impegno, anche
in relazione alla distanza da percorrere.
In immersione lo strumento si utilizza con il medesimo sistema, ma si
deve tener conto di due aspetti importantissimi che sono:
1. l’eventuale presenza di corrente anche se debole
2. la visibilità che potrebbe giocare un ruolo determinante
sull’individuazione o l’allineamento dei punti.
E’ comunque indispensabile l’uso della lavagnetta subacquea per
annotare i dati impostati e i riferimenti.
IL POSIZIONAMENTO DELLA BUSSOLA
La bussola deve essere tenuta su di un
piano orizzontale e la linea di fede deve essere costantemente
allineata con il naso.
Essa può essere montata su un piano che potrebbe essere la stessa
lavagnetta, oppure sul polso, oppure tenuta semplicemente in mano.
Vedremo più avanti queste differenze.
IL POSIZIONAMENTO DEL CORPO
Come per la bussola è fondamentale
la posizione. Anche il corpo deve avere lo stesso allineamento. In
altre parole, tutto il tuo corpo deve essere considerato come
l’estensione o il prolungamento della linea di fede; se ciò non fosse,
pur avendo allineato la bussola, ci troveremmo a pinneggiare in
un’altra direzione. La schiena quindi deve essere dritta e la testa ed
i piedi direttamente in linea con essa.
IL POSIZIONAMENTO DELLE BRACCIA
In relazione al tipo di bussola ed al
sistema adottato per la sua sistemazione, bisogna adottare un adeguato
posizionamento.
Avevamo accennato in precedenza che la bussola può essere montata
sulla lavagnetta, o sul polso, oppure tenuta semplicemente in mano.
BUSSOLA MONTATA SU LAVAGNETTA
E’ un sistema usato soprattutto per avere
concentrati in un’unica consolle gli strumenti che consentiranno una
navigazione tecnica. Infatti, sulla tavoletta o lavagnetta vengono
fissati normalmente bussola, profondimetro, timer. E’ ovvio che su una
superficie maggiore, in questo caso la lavagnetta, sarà possibile
prolungare la linea di fede, e ciò fa si che la lettura ed i
riferimenti siano più precisi. Esiste in più, la possibilità di
annotare sulla medesima tavoletta i dati relativi alla nostra
immersione d’orientamento, giusto per dovere d’informazione. Esistono
altri accorgimenti ed altre attrezzature che potrebbero essere
utilizzate con questo sistema, ma entreremmo in una fase particolare
che è riservata a tecniche di pertinenza militare. Esiste tuttavia una
particolare branchia dell’orientamento riservato all`attivita`
agonistica ed è un settore particolare della FIPSAS.
Con questo sistema l’insieme va tenuto con le due mani, tenendo le
braccia tese in avanti se la lettura sarà laterale; se invece la
lettura dello strumento sarà da sopra è consigliabile bloccare i
gomiti sul lato del corpo, mantenendo la tavoletta con entrambe le
mani.
LA BUSSOLA SUL POLSO
E’ il sistema più utilizzato poiché non impegna le mani quando non
utilizziamo la bussola, ma e’ anche meno preciso considerando la
precarietà della posizione. Infatti, è il sistema utilizzato in
abbinamento all’orientamento naturale. La corretta posizionatura
consiste nel tenere il braccio che non porta lo strumento teso in
avanti e, piegare il gomito dell’altro braccio a 90 gradi, afferrando
il braccio teso. In questo modo si dovrebbe allineare la linea di fede
con il corpo. Eventuali correzioni per raggiungere questo assetto si
limitano nello spostare leggermente più avanti o indietro
l’avambraccio del gomito piegato.
LA BUSSOLA TENUTA IN MANO
Anche in questa occasione è facile perdere il corretto allineamento ,
proprio per la precarietà della posizione; il sistema migliore
comunque è identico a quello con la lavagnetta (ovviamente non
garantisce la stessa precisione perché la linea di fede risulta più
piccola).
IL RILEVAMENTO DEL PUNTO
Nella prova effettuata a secco abbiamo verificato che è abbastanza
facile utilizzare la bussola, tenendo sempre presente che fattori
determinanti sono la posizione e l’allineamento.
In immersione è la stessa cosa, bisogna però considerare tutti gli
aspetti che in qualche misura ostacolano la semplicità d’uso della
bussola e rendono tecnicamente impegnativa l’esperienza.
Ripetiamo quindi l’esercizio fatto a secco, questa volta in immersione
e consideriamo i fattori negativi.
La prima difficoltà è la profondità e, quasi sicuramente, le
caratteristiche del fondale potrebbero distrarci dal rilevare i dati
che dovranno tornarci utili per la fase del ritorno.
Quindi prima cosa da fare è: scrivere sulla lavagnetta la profondità
di partenza, l’aria che abbiamo in quel momento nell’ARA e qual è il
nostro riferimento di partenza.
Il riferimento potrebbe essere l’ancora o un masso o altro. A questo
punto bisogna impostare la direzione della sommozzata, quindi
allineare e allinearsi con la linea di fede, impostare la ghiera della
bussola, e annotare l’ora ed i gradi indicati dalla linea di fede.
Iniziamo il nostro percorso facendo attenzione a:
• partire esattamente dal punto in cui abbiamo eseguito la lettura
dello strumento
• non avere alcuno avanti o di lato, questo per evitare alterazioni
magnetiche causate dalle bombole del compagno
• mantenere allineato l’ago della bussola con il punto di
allineamento.
Eseguiamo un percorso di due o tre minuti. A questo punto ci fermiamo,
controlliamo i consumi di aria, il tempo impiegato nel percorso ed
eseguiamo una rotazione di 180 gradi con tutto il corpo. Ora il nostro
ago magnetico dovrà posizionarsi sul segno inverso, oppure 180 gradi.
Prima di intraprendere il percorso di ritorno annoteremo sulla
lavagnetta i dati controllati in precedenza ed inizieremo la
sommozzata di ritorno; se avremo rispettato i tempi, se non avremo
modificato la pinneggiata, e se non vi saranno state influenze di
corrente, dovremmo ritrovarci al punto di partenza.
Descritto in tal modo il test potrebbe sembrare facile o addirittura
banale, ma, in realtà non è così. Perché si possano ottenere risultati
soddisfacenti bisogna provarlo e riprovarlo e solamente dopo aver
superato questa fase ci si può spingere verso altri test tecnici.
A tal proposito è conveniente ricordare che anche la più semplice
esecuzione di un esercizio in immersione comporta delle difficoltà
maggiori rispetto al medesimo eseguito in terra ferma, per situazioni
di stress in genere, per l’effetto della respirazione d’aria compressa.
LO SCARROCCIAMENTO
In immersione, anche la più lieve variazione di intensità di corrente,
se non abbiamo riferimenti visivi ben precisi, può variare in qualche
misura la nostra traiettoria. Ora il saper valutare nel modo più
preciso possibile queste variazioni nella navigazione strumentale può
diventare divertente ed estremamente utile.
Cominciamo a valutare la presenza di corrente in immersione; sentirla
è facile, sempre che essa sia di intensità tale da farsi notare. Se la
sua forza non fosse chiaramente percettibile, cerchiamo di
individuarla con dei semplici espedienti. Prendiamo un pugno di sabbia
o di fango dal fondo e, sollevandoci ad uno o due metri dal fondo,
lasciamola cadere lentamente dalla mano. In questo modo, osservando la
direzione di caduta presa dai sedimenti, potremo annotarne: intensità
e direzione.
Oppure, osserviamo il movimento delle alghe.
Fatte le dovute considerazioni nel valutare la presenza di corrente
non ci resta che calcolarne l`intensita’.
Per valutare la deviazione di corrente, occorre conoscere alcuni
fattori determinanti:
• La velocità approssimata della corrente.
• La distanza dell’obiettivo.
• La velocità del nuoto.
Michele
Perna

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