Soccavo: la ricerca filologica


 

 

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L’ANTICA CAPPELLA SCOMPARSA DI “S.MARIA IN SOLE ET LUNA”

Dal volume “SOCCAVO” di Maria Luisa Minotti ed Emanuela Castiglione, a pag. 113, si fa riferimento all’esistenza, in età medioevale, sul territorio di Soccavo dellaCappella di“S. Maria in Sole et Luna”. Chissà dove era ubicata!? 
Intanto tentiamo di capire il perché di questo nome.

SOCCAVO VECCHIA: Via Risorgimento

Questa denominazione è legata ai più antichi riti cristiani, e probabilmente è mutuata, per sincretismo religioso, da ancor più antichi riti di Roma pagana, dove, nella Regio XI, esisteva un Tempio dedicato a “Sol et Luna”.
Alessandro D’Angelo, nel trattato “Interazione Sole e Luna”, scrive: ”La teologia ufficiale della Chiesa Cattolica, in merito al simbolismo della Luna non ha ancora definito il suo reale parere. Comunque, la logica dello studio dei miti e degli archetipi si esprime chiaramente: Maria è la Luna. Essa riflette la luce del Sole, che è il Cristo. Solo in questo modo la luce divina si diffonde sul nostro mondo. La mitezza e la calma della Madre costituiscono il “Tramite”. E’ attraverso questa mediazione fra il Sole e la Luna che si ha la possibilità di arrivare alla comprensione ed al mistero del Cristo…(omissis)...Nel libro dell’Apocalisse di Giovanni, al capitolo 12, v. 1, è così riportato (dal Vangelo interconfessionale):
“Un segno grandioso apparve in cielo: una Donna che sembrava vestita di Sole con una corona di dodici stelle in capo, e la Luna sotto i suoi piedi”. 

SOCCAVO VECCHIA: la Chiesa di S. Maria delle Grazie, in Via Verdolino

Questa immagine, presente nell’Apocalisse, viene ripresa nella pittura carolingea del primo Medioevo, rappresentando Maria sulla Luna, gravida, circondata da raggi che scaturiscono non dalla sua testa aureolata, ma dal suo ventre, (ricordare i dipinti di Herrad of Landsberg 1,..). Mentre, una delle tante immagini del Cristo solare è presente nel dipinto di Gustave Moreau (1826 + 1898) dal titolo “L’Apparition”, presente, oggi, nel museo del Louvre.
Durante la messa nella Chiesa cattolica si celebra il fatto che Maria, come la Luna, esprime il fuoco divino potenzialmente vissuto come celato sotto l’acqua del mare per esplodere poi come il fuoco dei più grandi vulcani”.

La primatestimonianza letteraria che abbiamo circa l’esistenza nell’antichità, sul territorio di Soccavo, di una cappella dedicata a S. Maria in sole et luna, testimonianza riportata a pag. 113 del libro su Soccavo di Minotti—Castiglione, e tratta dall’Archivio Storico Diocesano di Pozzuoli, cita testualmente:
“Durante la Santa Visita del 1587, monsignor Leonardo Vairo visitò, dopo la chesa madre, due cappelle, una “cappellam et beneficium SanctaeCrucis (….) situm et positum intus rus et possessionem domini Joannis Caroli Galli”, che trovò cadente; un’altra, anch’essa “dirutam”, dedicata a S. Maria in Sole et luna”.

SOCCAVO VECCHIA: La Croce di Piperno, tra via Stanislao Manna e Via Canonico Giovanni Scherillo

Dal libro su Soccavo, edito dal gruppo Archeologico Napoletano, a pagina 17, si parla della chiesa di S. Maria in Sole et luna e si dice:
” la detta cappella si trova già citata come chiesa di S. Maria a Paturno ( rectius: Paturzo), sita dove se dice sole et luna, in un inventariato del 1340 dei beni donati dalla regina Sancha al monastero di S. Chiara “( cfr. A. S. N. , Monasteri Soppressi, vol. 2695, f. 175 v.)

Altra testimonianza, ancora più antica, ci viene segnalata dal dott. Francesco Ruggieri, del Vomero, il quale ci informa che in un antico documento dell’anno 1030, relativo ad un atto di compravendita del monastero di San Sebastiano, viene già citata la chiesa di S. Maria in sole et luna.

Pertanto, ricapitolando ed elencando in ordine cronologico le testimonianze finora conosciute, sappiamo che:

  • Nell’anno 1030, in un documento relativo ad un atto di compravendita del monastero di S. Sebastiano, si cita per la prima volta la Chiesa di S. Maria in sole et luna.(Cfr.A. S. N., Monasteri Soppressi).

  • Nell’anno 1340, si attesta l’esistenza di tale chiesa (S. Maria in sole et luna)e la sua identificazione con la Chiesa di S. Maria a Paturzo; inoltre, sul medesimoterritorio, esisterebbe una località omonima, detta “Locus de sole et luna”, ovvero “Locus de hominibus de sole et luna”. Tutto ciò è attestato in un inventariato dell’epoca, relativo ai beni donati dalla regina Sancha al monastero di S. Chiara.(Cfr. A. S. N.,Monasteri Soppressi, vol. 2695, f.175 v.)

  • Nell’anno 1587, durante la Santa Visita di monsignor Leonardo Vairo, si attesta l’esistenza della cappella di S. Maria in sole et luna, ancorché cadente. (Cfr. A. S. D. P., Sez. I^ - Culto e Disciplina—Atti di Santa Visita di Leonardo Vairo, anni 1587—1622. F. 250 r. e v.)

SOCCAVO VECCHIA: Via Canonico Scherillo

Una più attenta lettura del libro SOCCAVO del G. A. N., rivela, a pag. 48, che in “un atto del 20 ottobre 1512, per notar Girolamo Gaffuro, in curia di notar Cesare Amalfitano– venditore Giovanni Samudio (altrove Sambudio o Samuglio); oggetto oltre 50 moggia, con casa, cisterna ed altre fabbriche, nel luogo dove si diceva la Torre de Passarelli, seu a Petruccio (probabilmente forma corrotta del toponimo Paturcio), prezzo duc.ti 1000. (B. S. N. S . P., Pergamene di S. Domenico Maggiore, vol III, n° 61: vedi anche A. S. N., Monasteri Soppressi, vol. 426, f. 1493, e vol. 611, ff. 113 v ss.).

Orbene, se è vero, come è vero, che la Chiesa di S. Maria in sole et luna viene identificata nel 1340 con la Chiesa di S. Maria a Paturno (o Paturcio, o Paturzo), e se è vero, come pare, che nel documento del 1512 il locus a Petruccio (o Paturcio, o Paturzo) corrispondeva dove se diceva la Torre de Passarelli, potremmo matematicamente affermare (per la proprietà transitiva), che la Chiesa di S. Maria in sole et luna potrebbe identificarsi col luogo “dove se diceva la Torre de’ Passarelli”, oggi Torre S. Domenico.

SOCCAVOVECCHIA: L’edificio del vecchio Municipio
in Via Scherillo

Pertanto, tutto lascerebbe supporre che quest’identificazione sia quella giusta, se Minotti—Castiglione (op. cit., pag. 113), a proposito delle visite pastorali del vescovo di Pozzuoli Leonardo Vairo alle cappelle/chiese di Soccavo, non aggiungessero: 

“Lo stesso vescovo, nel 1601, ne visitò altre due: una, in una masseria detta volgarmente“di Passarelli”,sul cui altare c’era l’immagine della Beata Vergine del Soccorso; un’altra, nella masseria del signor Giovanni Battista Egidio, sotto il nome di S. Maria delle Grazie.

Il vescovo Lorenzo Mongiò (1617—1630) poteva così riferire al papa Gregorio XV che “in territorio autem sunt ecclesiae seu cappellae partim dirutae, partim intus massarias, in quibus non celebratur”.

SOCCAVO: antico ospizio dei Camaldolesi, in via Monti

Questa visita alla masseria “di Passarelli” potrebbe comunque essere stata effettuata sul “locus de hominibus de sole et luna”, supponendo che la vecchia cappella semidiroccata sia stata ristrutturata dopo quattordici anni, ma, comunque, le due cappelle non corrisponderebbero appieno come nome, essendo la prima dedicata a S. Maria in sole et luna, mentre la seconda (nella Torre di Passarelli) viene dedicata alla Beata Vergine del Soccorso; a meno che il culto di S. Maria in sole et luna non si sia tramutato in quello della Beata Vergine del Soccorso.

Pertanto, se volessimo escludere la suddetta identificazione econsiderare altrimenti, e cioè che dopo quattordici anni lo stesso vescovo abbia compiuto una seconda Santa Visita a Soccavo, non ritornando più alla Chiesa Madre (SS. Pietro e Paolo), potrebbe esserelogico supporre che si sia portato nella sezione orientale di Soccavo, dove si trova appunto la masseria “di Passarelli”, ovvero di Torre S. Domenico.

Quindi, potrebbe essereammissibile supporre che durante la sua prima Visita il vescovo Vairo si sia recato nella zona occidentale, comprensiva della Chiesa Madre, e che in questa zona abbia visitato le due cappellesemidiroccate: della Santa Croce e “de hominibus de sole et luna”.
Orbene, quali erano, all’epoca, gli altri nuclei abitati della zona occidentale di Soccavo, oltre alla cortina di Via Bottazzi, dove c’era la Chiesa Madre?

A)– Sicuramente il casale de “La Cintia”;
B)-La torre dei Franchi (o di Franco);
C)-Le Cortiglie.

SOCCAVOVECCHIA: La Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, in via Scherillo

Dunque, il “Locus de hominibus de sole et luna” poteva forse identificarsi con uno dei tre luoghi succitati.
Ma probabilmente non con “La Cintia”, il cui toponimo era preesistente, o contemporaneo al nostro, né con le Cortiglie, per lo stesso motivo. Resterebbe, dunque, solo il nucleo abitativo di Torre dei Franchi, ai piedi delle cave di piperno.

SOCCAVO: TORRE DE’ FRANCHI

Chiesa del Sacro Cuore

Questa identificazione potrebbe essere esatta, qualora, relativamente al “locus de hominibus de sole et luna”argomentassimo che il termine latino “HOMO” serviva ad indicare talvolta anche lo schiavo: E non erano forse degli schiavi quelli utilizzati nel lavoro delle cave di piperno e che, secondo molti autori, vivevano in questo nucleo di Torre dei Franchi, così denominato forse proprio per indicare i discendenti di quegli schiavi che lavoravano nelle cave di piperno e poi affrancati?

COMPLESSO di TORRE S. DOMENICO


E quale culto più indicato per questi schiavi che vivevano un po’ alla luce del sole ed un po’ al buio delle tenebre delle cave, appena illuminate dalla fioca luce delle torce, simile al chiarore lunare?

COMPLESSO di TORRE S. DOMENICO

 

prof. Alessandro GIULIANI