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CENNI STORICO-GEOGRAFICI Sul margine orientale della splendida cornice dei Campi Flegrei, ad ovest delle Colline dell'Arenella e del Vomero, ed alle pendici meridionali della Collina dei Camaldoli, inserito tra le località di Fuorigrotta, Agnano e Pianura, si erge il moderno quartiere di Soccavo, sul luogo di un antico casale medioevale progressivamente denominato SUPTUS CABA > SUBTUSCABA > SUBCAVA > SUCCAVA > SOCCAVO, ed indicante, per l'appunto, una località "sotto la cava" che nello specifico, era quella di piperno, forse già attiva in epoca romana.
Situata nell'immediato retroterra flegreo, tra le antiche città greche di Cuma, Partenope-Neapolis e Dicearchia e la osca Liternum, Soccavo venne a trovarsi dapprima sulla naturale direttrice viaria Partenope-Cuma-Liternum, transitante anche per Pianura (Marcianum?) e Quarto; quindi anche sulla Via Puteolis-Neapolim per colles. In epoca antica, con ogni probabilità, Soccavo fu un territorio agricolo nell'orbita greco-sannitica di Neapolis; ed anche in epoca romana continuò a svolgere tale ruolo, con la presenza di praedii o villae rusticae, intese nell'accezione di opifici. Quasi sicuramente, già nel I° secolo vi ebbe inizio anche l'estrazione del piperno.
Con la caduta dell'Impero
Romano d'Occidente, come gran parte dell'Italia, anche la regione flegrea
subì un lento, ma inesorabile processo di degrado che rese queste località
pressoché spopolate, prive di manutenzione e soggette ad alluvioni ed
impaludamento.
Territori come Soccavo e Pianura, compresi tra il ducato autonomo di Napoli ed il principato longobardo di Capua, subirono, nel corso dei secoli, alterne vicende di appartenenza all'uno o all'altro dei dominii. E se col Patto di Arechi II, nell'anno 786, ci fu la donazione di Pianura alla Chiesa napoletana di San Gennaro Extramoenia (dove fu sepolto il corpo del santo), la situazione non cambiò quando ai Longobardi si sostituirono i Normanni, se è vero, come pare, che Riccardo, conte di Aversa, fece dono di un convento presso il Monte S. Angelo, a Fuorigrotta, ad un certo abate Gualtiero, del cenobio di San Lorenzo (anno 1054). E quando i normanni regnarono a Napoli (1137-1194) Soccavo dovette ricevere nuovo impulso, considerato che si fa risalire a questo periodo la costruzione delle due case-torri più rappresentative: Torre dei Franchi e Torre S. Domenico. Durante il regno svevo (1194-1266), la distruzione di Cuma, divenuta un covo di briganti, determinò, probabilmente, un incremento della popolazione di Soccavo, com'era già avvenuto nell'846, allorquando Miseno fu distrutta dai saraceni. In questo periodo Soccavo viene annoverato tra i trentatré casali riconosciuti dalla costituzione di Federico II°.
A partire dal XII secolo, e fino al XVI, Soccavo risulta frazionato in fondi, appartenenti in buona parte ad enti religiosi, come la masseria de "La Cintia" (camaldolesi), le masserie Verdolino e S. Domenico (domenicane), ognuna provvista di cappelle religose, come quelle di S. Domenico e de "La Cintia", dedicate entrambe a S. Maria delle Grazie. Sorgono qua e là, a breve distanza, piccoli nuclei abitati, comprensivi di chiesette o cappelle rurali, e denominati "luogo":
** Luogo detto Il fondaco di Soccavo (ubicatotra
le attuali via Grimaldi e Via Canonico Scherillo); Soccavo, pertanto, assunse l'aspetto di un casale policentrico, col nucleo storico in Via Bottazzi.
Altri nuclei abitativi erano
costituiti da: |