FUSARO Chiamato dagli antichi Palus Acherusia, conosciuto da Licofrone e descritto da Strabone, il Lago Fusaro prese questo nome soltanto nel periodo angioino, quando fu utilizzato per la macerazione della canapa, che si coltivava nel territorio cumano. Di proprietà dei Borboni, dal momento che Carlo III lo acquistò dallo Stabilimento dellAnnunziata per appagare la sua passione venatoria, organizzando battute di caccia nel vicino bosco (Pineta) e pescate nel lago. Il comprensorio fu valorizzato e abbellito da Vanvitelli padre, progettista delle opere, connesse alla costruzione degli edifici e fabbricati, necessari alla piscicoltura e mitilicoltura.
Gianni RACE "Bacoli Baia Cuma Miseno: Storia e mito"
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... Una sottile fascia costiera separa il lago dal mare formando un eccezionale ecosistema di enorme interesse ambientale in cui è visibile la tipica duna litoranea, composta da una variegata vegetazione spontanea, la cosiddetta macchia mediterranea. ... Agli inizi del nostro secolo, il lago Fusaro e le strutture annesse: la Real Casina, la cosiddetta Ostrichina, il Gran Restaurant, i Padiglioni (stalloni) e il verde Parco, facevano tutti parte di ununica enorme azienda capace di fornire pane e lavoro a centinaia di persone. TORREGAVETA Meta frequentatissima in estate di bagnanti, anticamente faceva parte del litorale cumano. La sua specifica denominazione, è molto più recente, forse ancor più di quella di Cappella. Viene fatta risalire infatti, al tempo in cui il Viceré Don Pedro Alvarez de Toledo marchese di Villafranca, con lordinanza del 1532, stabiliva che lungo tutto il litorale fossero costruite delle torri di avviso. Così anche Miseno, Monte di Procida e Cuma (Torregaveta) ebbero le proprie torri. Quella di Torregaveta, sorgeva sul più alto promontorio che cade a picco sul mare, e fu perciò denominata dalla ricorrente tradizione popolare àvuta (alta N.d.R.) da ciò il nome, poi trasformato, di Torre àvuta.
Secondo lAnnecchino invece, quella località era già denominata gavèta o gavetello e quindi la torre sarebbe poi diventata della gavèta. Questo centro appare oggi notevolmente sconvolto dagli scavi per il ricavo della pozzolana, ma ha sostanzialmente conservato gran parte del suo naturale fascino. Si gode infatti della rara visione di Ischia e Procida, che sembrano tanto vicine da poterle raggiungere allungando un braccio. In realtà qui più che altrove, la natura geologica del territorio si presenta in tutta la sua tortuosa realtà.
Archeologicamente, laspetto più interessante, è rappresentato dai resti dellantica villa di Servilio Vatia, detto lIsaurico, a causa della schiacciante vittoria riportata nel 79 a.C. sugli Isauri. La stupenda villa dellabile uomo darmi, era sì costruita ed arredata con raffinatezza, ma era al tempo stesso, grazie soprattutto alla strategica posizione che aveva sul mare, una vera e propria fortezza autosufficiente. Purtroppo non restano che pochi avanzi, dal momento che cave di pozzolana e i bunker ricavati, durante lultimo conflitto mondiale, nella crosta tufacea, ne hanno notevolmente alterato la consistenza. In quel posto, sono state rinvenute stupende statue dimperatori ed uomini famosi. Gianni PICONE Da Posillipo a Cuma
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