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Nuovi dati su Baia sommersa
La regione dei Campi Flegrei si estende da Posillipo a
Cuma e si affaccia sul Golfo di Pozzuoli. La sua fascia costiera antica, che è
occupata da resti di epoca romana, è sprofondata a causa dei moti bradisismici
per un'ampiezza media di circa 400 metri (1). Questi lenti movimenti di
innalzamento o abbassamento del suolo, che caratterizzano l'area vulcanica
flegrea, hanno trascinato interi quartieri delle città di Puteoli e Baia sotto
l'attuale livello del mare, che ha fagocitato anche laghi costieri come il
Baianus e il Lucrinus. L'antico assetto geomorfologico della zona è
cambiato notevolmente anche a causa di eruzioni vulcaniche, come la formazione
del Monte Nuovo, avvenuta in una sola notte nel 1538, che interessò parte del
lago Lucrino.
Dal 1984 nelle acque di Baia è in corso il rilievo grafico e topografico delle
antiche strutture sommerse; le ricerche hanno comportato numerose immersioni
subacquee e diversi voli aerei (2).
La copertura fotografica aerea del tratto di mare da Baia a Pozzuoli ha permesso
di localizzare i ruderi e di stimarne la considerevole estensione. La lascia
costiera sommersa è infatti un susseguirsi di presenze archeologiche: quartieri
suburbani e strutture portuali a carattere commerciale a Puteoli, ville
residenziali a Baia. Le indagini condotte direttamente sul fondale e mediante
apposita strumentazione da terraferma hanno invece precisato l'andamento
dell'antica linea di costa, definito l'assetto topografico di età classica ed
approfondita la conoscenza di diversi nuclei monumentali (tav. I).
IL BAIANUS LACUS ED IL SUO CANALE DI ACCESSO
L'insenatura baiana è quanto resta di un antico cratere invaso dal mare. In
epoca romana essa non presentava la stessa conformazione dell'attuale, ma era
occupata da una laguna costiera. Gli edifici romani si impiantarono in
un'uniforme distesa sabbiosa tra il mare e la sponda orientale del Baianus
lacus, oggi sommersa, ed occuparono la falda interna del cratere, dal
crinale collinare fino al mare (fig. 1).
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Fig.1 – Veduta aerea di Baia e del parco
archeologico |
Un fortunato volo aereo, effettuato in una giornata in cui il mare era
particolarmente limpido, ha permesso di localizzare il canale di accesso al
Baianus lacus menzionato da alcune fonti letterarie (3).
Il canale (tav. I,
f -
tav.
II), ottenuto dal taglio dell'istmo sabbioso che
separava il lago dal mare, è largo 32 metri ed è delimitalo da due moli (lunghi
circa 230 metri e larghi 9). La sua profondità varia, a causa
dell'insabbiamento, da 8 metri all'estremità orientale fino a raggiungere m 6,50
all'estremità occidentale. I moli hanno la sommità posta alla profondità di
circa m 6; hanno le testate ovest arrotondate e sono stati realizzati in
calcestruzzo a scheggioni di tufo disposti in strati (dimensioni dei caementa
circa cm 30x30).
Il conglomerato cementizio fu gettato entro cassoni lignei (arcae)
testimoniati dalla presenza dei tipici fori lasciati dai pali di costruzione. In
qualche caso sono ancora perfettamente conservati i pali ed il tavolato della
cassaforma (4).
Il molo nord, lungo m 209, nel suo primo tratto di m 63 a partire da est è
conservato frammentariamente. Successivamente è posto a m 6 sotto il livello del
mare, si eleva di m 1,80 dal fondo e presenta ampie sbrecciature laterali che ne
riducono la larghezza a m 6,50. A metà del suo percorso sono già vistosi gli
effetti dell'insabbiamento: la sommità si trova a un metro dalla sabbia per
abbassarsi a soli cm 50 spostandosi verso la testata occidentale. Nella sua
parte ultima il manufatto sparisce sotto i sedimenti per poi riaffiorare con una
larghezza di m 9,50 fino alla sua conclusione.
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Fig.2 – L’armatura della cassaforma lungo
il perimetro esterno. Si nota un palo montante connesso al longherone
mediante assicelle di legno |
Il molo sud è lungo m 232. La sua testata è larga m 9,50 e giace a m 5,50 di
profondità. A sud di questa, per qualche tempo è stata visibile parte di un
cassone dissabbiato dall'elica di una nave. Il cassone era addossato alla
gettata del molo; dal fondale affioravano in tutta la loro altezza due pali, del
diametro di circa cm 20, e tavole larghe 15 centimetri impostate su una trave
spessa cm 13. La testata, anch'essa in parte dissabbiata, perfettamente
conservata, non mostrava alcun paramento, ma recava ben leggibili le impronte
lasciate nel cementizio dalle palanche di costruzione.
Procedendo verso est, fra i 30 e gli 80 metri dalla testata si trova il tratto
più significativo, per la presenza di elementi relativi alla tecnica di
costruzione del molo di tipo a fondazione continua. Il rilievo dei fori dei pali
e delle impronte delle travi, ben visibili in quest'area, mostra che il
cementizio fu gettato entro casseforme le cui paratie erano sorrette per mezzo
di un'ossatura di pali infissi nella sabbia e travi (catenae) orizzontali
ed oblique, atta a contrastare la spinta della colata di calcestruzzo (5).
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Fig. 3 - Frammento di colonna dal
paramento in reticolato |
Le travi orizzontali attraversavano la gettata da parte a parte, lasciandovi
cavità del diametro di cm 60-70, ed erano collegate a sette pali montanti
interni (diametro cm 20-25) infissi nel fondale. Attualmente nella gettata se ne
contano soltanto cinque, che si alternano a sinistra e a destra di ogni trave,
ma evidentemente altri due pali erano posti sui bordi all'interno delle paratie.
Le catenae oblique hanno lasciato impronte di cm 20 circa. L'intervallo
tra una trave orizzontale e l'altra è di m 2,50; quello tra i pali è di m 2. Dai
dati raccolti si può ipotizzare che la larghezza di una cassa era di circa 10
metri, e che la costruzione del molo fu realizzata mediante l'accostamento di
più gettate. La linea di giunzione tra due gettate non presenta parti di legno,
in quanto al blocco cementizio già solidificato furono accostate soltanto tre
paratie, procedendo così man mano verso il largo. Evidentemente la paratia
interna veniva rimossa per permettere alla malta delle due colate di ben aderire
(6).
Nel tratto successivo, dagli 80 fino a 127 metri dalla testata, il manufatto è
frammentario e il fondale è ricoperto di pietrame di varia pezzatura frammisto a
blocchi di cementizio di maggiori dimensioni (7). Più avanti, fino ai 200 metri,
è in buono stato di conservazione (profondità m 6). La parte finale è assai
danneggiata e dalla sabbia affiorano alcuni grossi blocchi isolati.
Il rilievo del canale e l'articolato disegno di moli, darsene, peschiere ed
edifici che si spingono lino alla Punta dell'Epitaffio a nord e lungo l'intero
versante meridionale fino ai cantieri FIART, hanno permesso di accertare,
proprio al centro della rada di Baia, la presenza del Baianus lacus, del
quale è ora possibile tracciare il contorno.
La sua sponda orientale, come si è detto, era fittamente edificata; la riva
meridionale, anch'essa edificata, è stata fagocitata dalla colmata del 1913,
sulla quale insistono gli attuali cantieri navali (8).
Occupata da edifici era anche la sponda occidentale, corrispondente alla
banchina del porto moderno che poggia sulla parte marittima di ville che dal
crinale collinare giungevano fino al mare (9).
Infine, la spiaggia settentrionale certamente nasconde altre testimonianze, come
dimostrano le strutture lungo la battigia e come rivela la fotografia aerea
nelle immediate adiacenze del pontile Coppola (tav. I, i) (10).
LE STRUTTURE DEL VERSANTE MERIDIONALE
A sud del canale di ingresso al Baianus lacus, nell’area maggiormente
danneggiata dai transito e dagli ancoraggi delle navi dirette al molo del porto
di Baia, è stato rintracciato un nucleo edilizio includente una banchina, alcune
pilae e ciò che resta delle fondamenta di ambienti di difficile lettura
(tav. I,
1;
tav.
IV) (11).
Gli ambienti in opus caementicium sono posti a m 30 dal canale ed
occupano una superficie di m 88x43. Il muro perimetrale est (lungo circa m 78 e
largo m 4) ed i muri ortogonali interni (lungh. m 19, largh. m 2) mostrano
scalfitture dovute all'uso di sorbone di elevata potenza, usate per aumentare la
profondità del porto, ed ai pesanti ancoraggi.
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Fig. 4 - Villa dei Pisoni: resti del
tavolato di una cassaforma |
Sul lato nord è visibile un muro in cementizio (lungo m 18 e largo 3) con parte
del tavolato della cassaforma in legno di abete. Le tavole (larghe da cm 25 a
30, spesse 5) si impostano su un longherone largo e spesso cm 9 (12). Pali
montanti (diam. cm 16-18) sono infissi, ad intervalli di circa un metro, lungo
il perimetro esterno della cassa e sono connessi al longherone mediante
assicelle inchiodate (fig. 2). Per irrobustire la struttura, tra i pali montanti
e la traversa sono stati battuti dei cunei di legno. La malta pozzolanica fu
quindi colata direttamente in acqua entro una cassaforma lignea, le cui paratie
erano vincolate a pali infissi nel fondo ed a travature interne.
Nelle immediate vicinanze giace un frammento di colonna (lungh. cm 65, diam. 35)
dal paramento in reticolato (modulo cm 7x7) (fig. 3). Questo resto, insieme ad
un frustulo in tessellato (modulo delle tessere cm 1x1), ad un frammento di
colonna marmorea e ad alcune lastrine e cornici di marmo recuperate nel 1986,
testimoniano l'originario tenore degli ambienti di quest'area, oggi purtroppo
completamente distrutti.
Poco più a sud, una banchina in cementizio (lunga m 47 e larga 20) affiora di un
metro dalla sabbia; su di essa una piccola cisterna in cocciopesto ed una
fistula plumbea per il deflusso dell'acqua è quanto è sfuggito alla posa
della scogliera del molo moderno dei cantieri OMLIN (13). Tre pilae sono
collocate a protezione dell'area archeologica: una (m 7x7) si eleva per 2 metri
dal fondo ed è ben conservata, altre due sono in frammenti.
Proseguendo verso sud, nell'area sommersa immediatamente ad est dei Cantieri di
Baia è stato ultimato il rilievo degli ambienti scampati alla colmata
dell'inizio del secolo (tav I, g). La colmata, fortunatamente, ha risparmiato la
parte ultima dei ruderi sommersi: il rilievo completo delle strutture superstiti
mostra una banchina in opera cementizia, lunga m 50, posta alla profondità di 5
metri e protetta all'esterno da pilae. Su di essa pochi ambienti in opera
reticolata (tufelli di cm 8x8 o 9x9), di incerta destinazione, sono ricolmi di
detriti eterogenei (14).
L’ANTICA LINEA DI COSTA
Come già accennato, gli edifici romani furono impiantati su una uniforme
distesa sabbiosa tra il mare e la sponda orientale del Baianus lacus. Il
rilievo della villa dei Pisoni, e, poco più ad ovest, di una peschiera di
un'area termale e di una villa con ingresso a protiro, ha precisato l'andamento
dell'antica linea di costa a nord della rada. La successione di moli e peschiere
evidenziata all'altezza dei Cantieri Navali di Baia e del Castello Aragonese
precisa invece l'andamento della costa antica a sud. I dati raccolti confermano
che l'antico cordone sabbioso era posto 160-180 metri al largo di Punta
dell'Epitaffio, e che verso sud giungeva fin oltre gli attuali cantieri, mentre
verso est si spingeva fino al porto di Puteoli, separando il lago Lucrino dal
mare. Lungo il litorale, dalla punta dell'Epitaffio al Castello Aragonese, sono
ancora oggi visibili in pochi metri di fondo i grossi e numerosi piloni messi a
protezione delle ville marittime. La costa antica è un susseguirsi di moli,
peschiere ed approdi privati di ville, molte delle quali si spingevano finanche
nel mare.
La villa dei Pisoni, situata 130 metri a sud-est di Punta dell'Epitaffio, ebbe
due approdi, rispettivamente ad est e ad ovest del nucleo centrale (tav. I, c)
(15). La posizione di questi specchi d'acqua e dell'arenile antico consente di
affermare che essa venne edificata in larga parte nel mare mediante cassoni
lignei colmati di conglomerato cementizio. Nell'angolo sud dell'ampio cortile
interno della villa, dove le onde hanno maggiormente dispiegato la loro azione
scavando oltre un metro al disotto dell'antico piano di calpestio, si conserva
il tavolato di una cassaforma (fig. 4) (16). I resti archeologici si spingono
per più di 200 metri oltre l'antica spiaggia e confermano l'osservazione di
Orazio e di altre fonti, che vedevano come manifestazione di presunzione
sovrumana gli sforzi delle maestranze impegnate ad incrementare il lido
innalzando selve di colonne là dove erano le onde (17).
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Fig. 5 - Secca Fumosa: la prima pila
da est |
Fig. 6 - Secca Fumosa: il pilone
rivestito in opera reticolata,
posto all'inizio del molo interno (Tav. III, a) |
IL LAGO LUCRINO
A partile dal 1998, le indagini sottomarine sono state indirizzate ad est
dell'insenatura baiana. Obiettivo della ricerca era l'individuazione del limite
costiero dell'amico lago Lucrino, che, a causa del bradisismo e dell'eruzione di
Monte Nuovo, è oggi ridotto ad un piccolo specchio d'acqua. Ma ben altre
dovettero essere le dimensioni del lago e, sebbene il rilievo sia solo agli
inizi, i dati raccolti hanno già fornito informazioni degne di interesse.
Una poderosa gettata cementizia (larga da 5 a 8 metri), rinforzata all'esterno
da una scogliera, si diparte dalle terme orientali della villa dei Pisoni in
direzione di Puteoli e si perde nella sabbia dopo un percorso di 420 metri.
Dalla parte opposta, un'altra gettata cementizia (larga da 5 a 10 metri), sempre
rinforzata all'esterno da una scogliera, è percorribile in direzione di Baia per
una lunghezza di 440 metri a partire dal lato occidentale del canale di accesso
al porto Giulio. Alcune ricognizioni effettuate nel tratto intermedio (lungo m
390) non hanno rivelalo la presenza di strutture, ma considerando il notevole
insabbiamento non si può escludere che altri avanzi di moli siano occultali
dalla rena. I due lunghi moli, posti sullo stesso asse, sono paralleli alla
odierna linea di spiaggia e distano m 400 dalla battigia. Essi costituivano
molto verosimilmente il limite costiero dell'antico Lucrino. Strabone e Diodoro
Siculo lo descrivono come un istmo sabbioso su cui correva la via Herculanea,
che Strabone stima lunga otto stadi (circa 1500 metri) (18). La distanza che
separa la villa baiana dei Pisoni dal canale di accesso al Portus Julius è
all'incirca di un chilometro e mezzo (tav. I, m, n) (19).
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Fig. 7 - Secca Fumosa: parte
superiore di una pila
rivestita in blocchetti (Tav. III, g) |
Fig. 8 - Secca Fumosa: paramento di
una pila in opera reticolata
e ricorsi verticali con tre filari di blocchetti (Tav. III, c) |
A 750 metri dalla costa ed in posizione mediana tra le due
gettate sommerse si trova la Secca Fumosa (tav. I, p; figg. 5-6). Quest'area,
nota per la presenza di fumarole e di polle d'acqua calda ma poco conosciuta dal
punto di vista archeologico, è occupata da una grandiosa barriera frangiflutti,
costituita da numerosi massicci piloni disposti su due file ad angolo retto (m
160 x 100) (tav.
III; fig. 7). Essa proteggeva dai marosi un'ampia zona retrostante, che -
ad una prima indagine - pare essere caratterizzata dalla presenza di una
banchina e di un molo.
Le pilae sono ben allineate e rivestite in opus reticulatum
(tav.
III, a-e; figg. 8-9) e in opus vittatum (tav.
III, f-g; fig, 10).
Misurano mediamente m 9 x 9, si conservano in altezza fino a 6-7 metri e si
impiantano alla profondità massima di m 15 (20).
Esse erano presumibilmente collegate fra loro ad arcata, come attestato dalla
presenza di riseghe affrontate poste sulla sommità di alcune pilae (fìg.
11), e da anfore, prive di parte del fondo e del puntale, ammorsate nel
cementizio delle pareti in modo da creare delle cavità atte a reggere le centine
per la costruzione delle volte. Parte di un'arcata sembra riconoscersi tra i
crolli nell'ultimo tratto ad ovest della distesa di piloni (21). A causa delle
pessime condizioni di conservazione di una pila, in un caso è stato possibile
riconoscere e recuperare un'anfora Dressel 2-4 priva del fondo, ancora in sito,
parzialmente inglobala nel cementizio (tav.
III, h; fig. 12) (22).
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Fig. 9 - Secca Fumosa: parte
superiore di una pila in
opera reticolata e catene angolari in blocchetti (Tav. III, e) |
Fig. 10 - Secca Fumosa: paramento in
opus vittatum dell'ultima pila ad ovest (Tav. III, f) |
A questo punto della ricerca sorgono alcune domande. Perché questa imponente
protezione è posta 350 metri all'esterno dell'antica linea di costa? Se e come
si collegava con essa, e quando fu costruita?
Dalle fotografie aeree appare evidente che l'ingresso al lago Lucrino avveniva
attraverso un canale navigabile lungo m 350 e largo da 40 a 50. La Secca Fumosa,
poco distante, poteva ospitale la struttura di un faro e riparare un secondo
ingresso al Lucrinus lacus? E’ auspicabile che da successive indagini
scaturiscano maggiori dati, che diano risposte a questi interrogativi e gettino
nuova luce sull'antica estensione del lago Lucrino.
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Fig, 11 - Secca Fumosa: risega sulla
sommità di una pila |
Fig. 12 - Secca Fumosa: anfora
Dressel 2/4 priva del fondo
rinvenuta parzialmente inglobata nel cementizio di una pila
(Tav. III, h) |
Note
Questo lavoro deve molto alla collaborazione dei geometri
G. Di Nardo e M. Cordova, del dott. N. Lombardo e dell'assistente N. Severino
della Soprintendenza archeologica, il cui aiuto è stato determinante durante le
campagne di rilievo.
(1) Ad eccezione della Secca Fumosa che si trova a 750 metri dalla riva attuale.
(2) Per le prime indagini a Baia, vd, A. Maiuri, L’esplorazione archeologica
sottomarina di Baia, in Atti del II Congr. Intern. di archeologia sottomarina,
(Albenga 1958) Bordighera 1961, pp. 108 e ss.; N. Lamboglia, Inizio
dell'esplorazione di Baia sommersa (1959-1960), in Atti del III Congr. Intern.
di archeologia sottomarina, (Barcellona 1961) Bordighera 1971, pp. 225 e ss.;
Aa. vv., Baia. Il ninfeo imperiale sommerso di Punta Epitaffio, Napoli 1983; G.
Di Fraia, N. Lombardo, E. Scognamiglio, Contributi alla topografia di Baia
sommersa, in Puteoli IX-X. 1988, pp. 211-299; G. Di Fraia, Baia sommersa. Nuove
evidenze topografiche e monumentali, in ASubacq I, 1993, pp. 21-48; N. Lombardo,
Le terme di Punta dell'Epitaffio a Baia, ibid., pp, 55-63; N. Lombardo, Un
documento epigrafico dalla «Villa dei Pisoni» a Baia, ibid., pp. 65-70; E.
Scognamiglio, Aggiornamenti per la topografia dì Baia sommersa, in ASubacq. II,
1997, pp. 35-45.
(3) Tac. Ann. XIV, 4; Mart., Ep. IV, 30; Sen., Ep. ad Luc., V, 51, 12.
(4) Su queste tecniche, vd. Vitruvio, De architectura, 5, XII.
(5) L'armatura interna era irrobustita da travi oblique come nei moli di Astura
e di Cosa, cfr. E. Felici, Osservazioni sul porto neroniano di Anzio e sulla
tecnica romana delle costruzioni portuali in calcestruzzo, in ASubacq. I, 1993,
p. 91 e tav. I; E. Felici, G. Balderi, Il porto romano di Cosa: appunti per
l'interpretazione tecnica di un'opera marittima in cementizio, in ASubacq II,
1997, p. 13 e tav. I.
(6) Per le recenti acquisizioni sulle costruzioni di opere in acqua, vd. E.
Felici, La ricerca sui porti romani in cementizio: metodi e obiettivi, in (a
cura di) G. Volpe, Archeologia subacquea. Come opera l'archeologo sott’acqua -
storie dalle acque, (Certosa di Pontignano - Siena 1996) Firenze 1998, pp. 275 -
340.
(7) In quest'area negli anni scorsi si sono ripetutamente incagliate le navi a
pieno carico in uscita dal porto.
(8) A. Maiuri, art.cit. a nota 2, p. 110.
(9) Per i recuperi in prossimità della banchina, vd. M. Napoli, Di una villa
marittima di Baia, in Boll. di Storia dell'arte del Magistero di Salerno 3,
1953, pp. 101 e ss.; I. Sgobbo, I templi di Baia, in I Campi Flegrei
nell'archeologia e nella Storia, Roma 1976, pp. 319 e ss.; per uno studio
recente dei ritrovamenti, vd. F. Maniscalco, Ninfei ed edifici marittimi
severiani del palatium imperiale di Baia, Napoli 1997. Carotaggi eseguiti dalla
Tecno In S.r.l. nel 1994, hanno rivelato la presenza di strutture murarie tra
-5,60 e -6,45 metri dal piano di banchina del porto di Baia. Nel novembre 1998,
saggi di scavo controllati dalla dott.ssa A. Benini, finalizzati ad ottenere
permessi per la realizzazione di pontili galleggianti, hanno messo in luce, ad
11 metri dalla banchina principale e m 4,25 di profondità, una pavimentazione a
mosaico di età repubblicana, con tessere policrome (cm 0,9x1,8) disposte a
canestro ed inframmezzate da lastrine di marmo anch'esse policrome.
(10) Per le presenze archeologiche lungo la riva, vd. M. R. Borriello, A
D'Ambrosio, Baiae - Misenum, F.I. I, XIV, Firenze 1979, pp. 54 e ss.
(11) Nelle more della stampa di questa relazione, il Tribunale di Napoli, per
porre fine ai continui danneggiamenti ai resti antichi, il 26/9/2000, ha
sottoposto a sequestro giudiziario l'intera area portuale di Baia. Per le prime
ricognizioni in quest’area, vd. G. Di Fraia, N. Lombardo, E. Scognamiglio, art.
cit. a nota 2, pp. 277 - 280.
(12) Il longherone è stato ottenuto tagliando un palo a metà longitudinalmente.
(13) Nel febbraio 2000, a causa della manovra errata per l'attracco al molo sud
del porto di Baia, un traghetto è finito su basso fondale (m 2,50) nell'area
prospiciente i cantieri OMLIN, liberando dalla sabbia che li copriva alcuni
ambienti in opera reticolata (mod. cm 8x8-9x9; tav. IV, A).
(14) Per le prime indagini, vd. G. Di Fraia, art. cit., p. 38 e tav, IV.
(15) E. Scognamiglio, art. cit., p. 35 e tav. II.
(16) II tavolato è visibile per una lunghezza di circa m 4; le tavole sono
larghe da 26 a 30 centimetri e spesse 4.
(17) Hor., Carm., II, 18, 17-22; Epist., I, 1, 80 e ss.
(18) Strabo, V, 4, 6; Diod. Sic., Bibl. h., IV, 22.
(19) La carta del Portus Julius stata tratta da fotografie aeree. Per le pilae
esterne del canale di ingresso, il molo interno ed il grande edificio
rettangolare posto a nord nell'area prospiciente l'attuale linea di spiaggia,
sono stati invece eseguiti rilievi diretti in acqua. Come è possibile notare
confrontando la carta con precedenti tentativi di restituzione grafica, il
rilievo in immersione ha fornito nuovi dati non desumibili dalle sole fotografie
aeree. Per rilievi particolareggiati ed indagini dirette sul fondale del Portus
Julius, vd. P. A. Gianfrotta, Puteoli sommersa, in Puteoli, Napoli 1993, pp. 115
e ss. Per tentativi di restituzione grafica dell'antico Lucrino e della via
Herculanea, vd. A. Parascandola, Il Monte nuovo ed il Lago Lucrino, in Boll.
della Società dei Naturalisti in Napoli, vol. LV, 1944-46, pp. 244 e ss.; R. F,
Paget, Portus Julius, in Vergilius 15, 1969; F. Castagnoli, Topografia dei Campi
Flegrei, in I Campi Flegrei nell'archeologia e nella storia, Roma 1977, p. 65 e
fig. 7; M. Pagano, Il lago Lucrino. Ricerche storiche e archeologiche, in
Puteoli VII - VIII, 1983 - 1984, pp. 113 e ss., tav VIII; L. Lirer et al.,
L’eruzione del Monte Nuovo (1538) nei Campi Flegrei, in Boll. Soc. Geol. It.
106, 1987, pp. 448 e ss., fig. 1.
(20) La presenza del paramento e la disposizione allineata di molte pilae fa
pensare ad opere realizzate in mare mediante casseforme stagnate secondo i
dettami di Vitruvio.
(21) Le pilae messe a difesa della villa dei Pisoni sono invece disposte
disordinatamente, come se precipitate in mare. A tal proposito è suggestivo
ricordare Verg., Aen., IX, 710: <Talis in Euboico Baiarum litore quondam saxea
pila cadit...>
(22) L'anfora è stata consegnata all'ufficio della Soprintendenza archeologica
al Castello di Baia.
Didascalie delle tavole
Tav. I: Carta archeologica della costa sommersa tra Baia e
Lucrino: a) ninfeo di Claudio; b) terme; c) villa dei Pisoni; d) pilae; e) villa
con ingresso a protiro; f) canale di ingresso al Baianus lacus; g) ruderi
antistanti ai Cantieri di Baia; h) complesso del giardino porticato; i)
indicazioni da foto aeree; l) banchina e resti di fondamenta di ambienti; m, n)
limite costiero dell’antico lago Lucrino; o) canale di ingresso al Lucrinus
lacus; p) Secca Fumosa.
Tav. II: Canale di ingresso al Baianus lacus.
Tav. III: Secca Fumosa, rilievo parziale.
Tav. IV: Le strutture sommerse del versante meridionale dell’insenatura baiana.
Testo, disegni e foto di
Eduardo Scognamiglio
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