Aggiornamenti per la Topografia di Baia Sommersa

 

Estratto da Archeologia Subacquea II - 1997


 

 

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Aggiornamenti per la topografia di Baia sommersa

Le indagini condotte negli anni 1993 e 1994 hanno permesso di approfondire ulteriormente la conoscenza dell'area archeologica sommersa di Baia, delineando una visione più ampia del suo assetto topografico di età classica e precisando l'andamento dell'antica linea di costa, la disposizione e la funzione di nuovi nuclei monumentali (tav. I) (1).

Fig. 1 - Una pila a proiezione dell'area a sud della villa dei Pisoni

L'area archeologica sommersa, dalla Punta dell'Epitaffio ai cantieri navali di Baia, è  pianeggiante e posta alla profondità media di m 5,50 tra il mare e la sponda orientale dell'antico lago. È nettamente leggibile la caduta sulla sabbia delle antiche gettate cementizie che sorreggevano gli edifici di epoca romana e segnano il limite esterno dei ruderi sommersi sul litorale di età classica (2).
La successione di moli e peschiere evidenziata dal rilievo all'altezza dei cantieri di Baia, di villa Ferretti e del castello Aragonese, precisa l'andamento della costa antica a sud della rada.
I diversi nuclei edilizi erano serviti da assi stradali che pian piano cominciano a prendere forma, seppure con grandi difficoltà a causa dell'insabbiamento e della coltre di vegetazione che ricopre il fondale.

La villa dei Pisoni

Il grande edificio di forma rettangolare posto 130 metri a sud-est di Punta dell'Epitaffio, attribuito nella sua prima fase alla famiglia dei Pisoni, ha rivelato nuovi interessanti aspetti (3). I nuovi rilievi hanno infatti restituito dimensioni complessive del monumento ancora più cospicue di quelle note (la parte finora rilevata misura m 295X270);
le ricerche hanno poi meglio precisato la fisionomia del nucleo meridionale, e, di conseguenza, posizionato con maggior sicurezza l'antica linea di costa. Sono infine emerse utili informazioni circa l'ubicazione degli ancora poco definiti settori abitativi (tav.II).
Rispettivamente ad est e ad ovest del vasto complesso centrale si aprivano due bacini. Il bacino ad est, più piccolo (m 30X45), realizzato in blocchi di cementizio, era protetto da una scogliera ed ospitava probabilmente piccole imbarcazioni che potevano accedervi per mezzo di un'imboccatura sul lato orientale larga 9 metri. Il bacino ad ovest è molto più grande (m 80 x 110); era riparato a meridione da pilae disposte su doppia fila, che misurano m 5X5, si elevano di poco dal fondale e si impiantano alla profondità massima di m 8,50 (fig.1).
Una gettata cementizia, larga m 1,70 e lunga circa m 50, assai insabbiata e corrosa dall'azione dei marosi, si trova sul suo lato occidentale.
Sullo stesso lato è collocata un'apertura larga m 25. Una seconda gettata cementizia, lunga circa m 40 e larga m 2,5, è situata a nord.
La profondità interna sulla sabbia è mediamente di 7 metri. L'interno di questo specchio d'acqua era almeno parzialmente occupato da vivai, oggi quasi completamente insabbiati (fig.2)(4).

Fig. 2 - Canale per il ricambio idrico della peschiera

Le parti affioranti si riducono ad appena tre vasche: una più grande di m 11X20, altre due più piccole rispettivamente di m 6x10 e m 4,5X5. Alcuni particolari, quali la sommità dei monoliti con scanalatura per lo scorrimento delle paratie (ancora in sito) che emerge di poco dalla sabbia (fig. 3), e la presenza di aggetti (5) (larghi da cm 75 a 100), a tratti visibili lungo il lato orientale del bacino, fanno ritenere che più a nord si trovino altri vivai occultati dalla rena, per un'estensione di oltre 75 metri. I dati raccolti suggeriscono quindi l'immagine di una peschiera suddivisa in vasche, realizzata interamente in acqua, protetta da piloni in opera cementizia e situata all'interno di una «darsena» (6). L'ampiezza dell'ingresso (m 25) di questo vasto e riparato specchio d'acqua suggerisce tuttavia un'utilizzazione complementare come approdo; se questa ipotesi fosse corretta, si tratterebbe del primo riscontro archeologico all'epigrafe degli embaenitarii piscinenses, rinvenuta, com'è noto, nel secolo scorso (7).
Questa epigrafe ricorda l'esistenza di un corpo di battellieri attivi nelle piscinae imperiali su imbarcazioni che, poiché definite «triremi», dovevano avere dimensioni abbastanza cospicue. Le proporzioni del bacino, la contiguità con piscinae in litore constructae e l'appartenenza al demanio imperiale della villa già pisoniana — oltre all'unicità di questa installazione in Baia — sembrano deporre in modo convincente a favore dell'identificazione di queste strutture con il complesso ricordato nell'epigrafe degli embaenitarii.
Dai nuovi rilievi scaturisce qualche altra osservazione. La gettata cementizia ubicata tra i due approdi ha una lunghezza, a partire dal lato meridionale della villa, di circa m 155 ed una larghezza massima di m 80; si trova alla profondità media di m 6 ed ha orientamento nord/sud. Nella sua parte iniziale si eleva dalla sabbia di circa m 2 sul lato est e di appena m 1 ad ovest. Era protetta all'esterno da un poderoso sbarramento di pilae (lungo m 165), che si spinge notevolmente verso est (oltre m 75) riparando in tal modo l'area sud-orientale della villa dove sono allocate delle cisterne, una banchina (larga da m 7 a 12) ed alcuni ambienti che probabilmente si identificano come magazzini (tav. II, n). Questi ultimi ambienti, la cui planimetria non è ancora completa, hanno la forma di lunghe stanze rettangolari di m 22,50X2,90 ed orientamento nord/sud; altri più piccoli misurano mediamente m 6,50 x 4. L'ultimo vano ad ovest reca tracce di pavimentazione in tessellato (fig. 4).

Ad est della villa dei Pisoni, collegata con un'arcata laterizia all'area termale (tav. II,c), si diparte un'altra gettata cementizia (lunga m 420)in direzione di Puteoli. Un primo tratto, largo in media m 5 e lungo m 250, costeggia il piccolo approdo ed è rincalzato da una scogliera per tutta la sua lunghezza. Superata un'area sabbiosa di circa 50 metri, un secondo tratto di gettata lungo m 120, in parte insabbiato, si erge di poco dal fondo per poi perdersi definitivamente nella rena (8).

Fig. 3 - Pilastro monolitico di peschiera, con gola di scorrimento della saracinesca

Fig. 4 - Pavimento musivo di uno dei vani prospicienti i magazzini

Il fondale a nord della villa, tra la facciata a esedre (scaenae frontes) e le terme di Punta dell'Epitaffio (tav. I, c, b), è sabbioso e ricoperto da alghe, e per una lunghezza di oltre 75 metri non mostra la presenza di ruderi sommersi. Qualche ipotesi può però formularsi in base ad alcune osservazioni: il muro a scaenae frontes reca almeno un esempio di ornato pittorico con un'incannucciata dorata su sfondo scarlatto (fig.5). Potrebbe testimoniare un affaccio su uno spazio verde? (9). Il bacino del ninfeo a emiciclo (tav. II, g) è bordato da una colonna (dal diametro di cm 120) in tufelli di grosso spessore. Potrebbe essere l'esigua testimonianza del porticato di un parco?
I nuovi dati acquisiti sulle sue opere marittime, ed in special modo sui due approdi, permettono di precisare che la villa venne realizzata in larga parte in mare, mediante cassoni stagni colmati di conglomerato cementizio (fig. 6).

Fig. 5 - Facciata ad esedre: affresco con incannucciata dorata su fondo scarlatto

Fig. 6 - Villa dei Pisoni: resti del tavolato di una cassaforma

E stato recentemente ritenuto (10) che solo il quartiere marittimo della villa fosse stato edificato in acqua, ma l'estensione del rilievo a questi nuovi settori consente ora di collocare il limite dell'antico arenile in posizione più arretrata, sicché l'ampio viridarium ed i relativi ambulacri appaiono realizzati conquistando spazio sul mare. L'«arretramento» della costa antica conferisce nuovo vigore alle testimonianze di Orazio (11) e di altre fonti, che vedevano come manifestazione di presunzione sovrumana gli sforzi delle maestranze impegnate ad incrementare il lido innalzando selve di colonne là dove erano le onde.
Rispetto alle prime interpretazioni, inoltre (12), gli elementi ora raccolti consentono di precisare la disposizione dei vani residenziali: invece di essere disposti su ambo i lati brevi del cortile centrale, essi si addensavano particolarmente sulla parte occidentale, alle spalle dell'ampio approdo che proteggeva i bacini delle peschiere. Qui il rilievo ha restituito, su un'ampia superficie, resti di ambienti di forma rettangolare con grandi colonne sui lati e spezzoni murari sparsi, purtroppo poco leggibili a causa della coltre di sabbia che li ricopre (tav. II, v).

Dalla villa dei Pisoni al canale di accesso al baianus lacus

Per quanto concerne il tratto di costa antica compreso tra la villa pisoniana ed il canale di accesso al baianus lacus, il menzionato approdo non è l'unica presenza degna di nota: ulteriori indagini hanno infatti recato nuova luce nell'area monumentale posta a 250 metri a sud di Punta dell'Epitaffio (tav.III) (13). Il rilievo ha sinora coperto un'area di m 120X75. Si sono così meglio definiti i limiti sul mare del nucleo edilizio includente un'area termale ed una villa con ingresso a protiro (14). Nuovi vani si sono aggiunti a quelli precedentemente rilevati, evidenziando talvolta i resti di pregevoli decorazioni musive e di crustae parietali e pavimentali. È stata completata la pianta del vano con pavimentazione in mosaico bianco e nero a figure geometriche posto nell'angolo nord-est dell'atrio della villa. Esso misura m 4,75x5,50 e presenta un incasso nella parete orientale largo cm 150 e profondo cm 27; la sua soglia d'ingresso, larga cm 110, è costituita da due lastre in marmo bianco inframmezzate da tessellato.

Fig. 7 – Scavo di una statua muliebre seduta

I due vani (di m 8,20X5,40) che si aprono ad est dell'atrio sono intercomunicanti. Quelli più interni, di dimensioni più modeste, hanno risentito maggiormente dell'azione dei marosi e recano tracce di pavimentazione in tessellato e in marmo, come e testimoniato dalla presenza dei segni di allettamento lasciati dalle lastre scomparse. I piani di calpestio giacciono alla profondità media di m 5.
Gli ambienti della villa si spingono, a partire dalla strada, per circa m 57 verso est, fino a giungere sul litorale antico. Qui la piattaforma cementizia si insinua verso terra sia sul lato nord che a sud dell'area indagata, ha un salto sulla sabbia di metri 1-1,50 e segna la parte ultima dei ruderi sommersi a nord del canale di accesso al lago baiano. È da approfondire, in quest'area come pure sul lato meridionale della villa dei Pisoni, l'analisi delle tecniche di gettata del calcestruzzo direttamente in acqua: sono infatti qui perfettamente evidenti le impronte lasciate nel cementizio dai pali (alcuni dei quali ancora in sito) impiegati per la realizzazione delle casseforme. Le impronte lasciate dalla palificata verticale hanno un diametro di cm 20-25 ad intervalli di cm 40-60. Le travi orizzontali hanno lasciato cavità larghe cm 20-25, ad intervalli di cm 120-170 (15).

Il disegno sempre più articolato di questo notevole nucleo monumentale lascia intuire anche vasti spazi scoperti, dall'indubbia funzione di cesura, finora nascosti alla vista da una distesa di sabbia. La recente scoperta di una statua muliebre seduta su un seggio (fig.7) qualifica diversamente la maggiore di queste aree e ripropone l'esigenza di effettuare sondaggi esplorativi (16).

Fig. 8 – Saracinesca in marmo della peschiera

Fig. 9 – Mosaico policromo nell’area monumentale ancora da indagare

Poco oltre l'isolato descritto sono state localizzate le parti emergenti di una peschiera (?) molto insabbiata (tav. III, e). I resti visibili (m 35X9) sono costituiti da un piccolo ambiente absidato (forse una vaschetta), annesso ad un vano (la cui pianta è stata rilevata in parte) dalla ricca pavimentazione marmorea e da due vasche (?) rettangolari di m 8x4,50 circa. Sul retro è posta una canalizzazione lunga m 35 e larga m 1. La parte superiore di due cataractae in lastre di marmo bianco con fori di cm 2-3, emerge di poco dalla rena (fig. 8), mentre i canali per il ricambio idrico sono completamente insabbiati.
Tutta quest’area fino alla villa dei Pisoni, alle spalle del grande approdo, è quella che mostra le maggiori difficoltà sia per l'individuazione della costa antica sia per la lettura dei resti sommersi, difficilmente individuabili sotto la sabbia ed il notevole spessore della matta di posidonia. Il nucleo maggior-mente evidente si trova circa a 40 metri a nord della presunta peschiera; se ne è rilevata una porzione di circa m 60X25 (tav. III, f). La planimetria, pur incompleta, indica un carattere residenziale del complesso. Dalle ricognizioni è risultato evidente un organismo rettangolare così articolato: il lato occidentale mostra la presenza di diverse colonne di grosse dimensioni che attestano l'esistenza di un portico. Un lungo corridoio interno (m 42), bordato da colonnine (diam. cm 30), si affaccia su uno spazio recintato sottostante che fa pensare a un giardino. Tra i due portici, uno esterno e uno interno, si estendono degli ambienti a pianta quadrangolare, ripartiti in tre nuclei intervallati da altrettanti corridoi che hanno subìto modificazioni nel tempo: uno è stato lasciato libero, ma due di essi sono stati tamponati. I due organismi sulle ali sono ripartiti in più vani, rispettivamente quattro a sud e tre verso nord, mentre il vano centrale probabilmente dovette essere un oecus.

Fig.10 – Foto aerea dell’insenatura a nord del Castello Aragonese: sono visibili gli ambienti sotto la riva. Il molo è nascosto da vecchie navi in disarmo

A meridione, due soglie larghe cm 190, di cui una in trachite, conducono ad un ampio spazio rettangolare che sembra aver avuto funzione di vestibolo: decentrato su un lato, un setto murario separa due ingressi che adducono al portico interno. Il lungo corridoio interno prosegue verso nord, giungendo ad altri ambienti, tutti da indagare ma di estremo interesse perché in uno dei vani è emerso un mosaico policromo: il pavimento è introdotto da una soglia ornata da una fascia con larga treccia a calice inquadrata da dentelli. Il tappeto musivo, nelle scarse parti superstiti che è stato possibile documentare, era animato da una trama di ottagoni, bordati da trecce e ornati, all'interno, da coloristiche rosette incorniciate da greche (fig. 9). Ulteriori indagini saranno necessarie per completare la planimetria e per chiarire meglio la funzione di questo nuovo nucleo monumentale.

La costa antica a sud della rada

Oltre l'area a sud del canale di accesso al baianus lacus ed i ruderi posti dinanzi ai cantieri navali di Baia, già descritti in un precedente contributo, un altro settore è stato oggetto di indagine, registrando nuove interessanti acquisizioni (17). Nell'insenatura compresa tra i cantieri navali ed il Castello Aragonese, precisamente dinanzi alla villa Ferretti (fig. 10), il rilievo ha restituito alcuni ambienti (fig. 11) ed un molo di epoca romana (tav. IV, a, b). La presenza di queste strutture precisa l'andamento della linea di costa antica a sud della rada e dimostra che non tutto è andato perduto nonostante i danneggiamenti perpetrati con le sciagurate colmate dell'inizio del secolo, gli improvvidi dragaggi per aumentare la profondità del porto, i pesanti ancoraggi delle navi e non ultime le carcasse di navi che vanno ad adagiarsi sul fondale distruggendo l'area archeologica. Una di queste carcasse è andata ad incagliarsi proprio su un molo romano, del quale è attualmente visibile la sola testata, assai danneggiata, che emerge due metri dalla sabbia a 140 metri dalla costa. Il molo è in cementizio e sulla testata (larga m 18), arrotondata all'estremità, si impostano un muretto curvilineo (alto cm 50 e spesso cm 120) ed alcune pietre di ormeggio. Il rilievo degli ambienti sotto la riva è appena agli inizi e mostra solo scarse presenze. Si tratta di vani ad un metro di profondità (che misurano m 4,18x2,10 e 4,15x4,15) e si configurano come ambienti prospicienti il mare di una villa romana ancora sconosciuta, di cui altri resti sono visibili sulla terraferma tra la vegetazione.

Fig.11 – Resti affioranti a nord del Castello Aragonese

 

Note

Questo lavoro deve molto alla collaborazione del Dr. M. Lavorgna il cui aiuto si è rivelato determinante durante le campagne di rilievo e raccolta dati.
(1) Per le prime indagini, ved. N. Lamboglia, Inizio dell'esplorazione di Baia sommersa (1959-1960), in Atti del II Congresso Internazionale di Archeologia sottomarina, (Barcellona 1961), Bordighera 1971, pp. 225 e ss.; G. Di Fraia, N. Lombardo, E. Scognamiglio, Contributi alla topografia di Baia sommersa, in Puteoli IX-X, 1988, pp. 211-299; G. Di Fraia, Baia sommersa. Nuove evidenze topografiche e monumentali, in Archeologia subacquea. Studi, ricerche e documenti I, 1993, pp. 21-48; N. Lombardo, Le terme di Punta dell'Epitaffio a Baia, ibidem, pp. 55-63.
(2) Cfr. la Carta 1:5000 del Porto di Baia dell'Istituto Idrografico della Marina, in cui le secche al largo della rada corrispondono alla gettata cementizia e alle pilae antistanti alla villa dei Pisoni. Ben leggibile è anche la gettata che si diparte dall'area termale ad est della villa in direzione di Puteoli. Le secche poco a nord del molo dei cantieri OMLIN indicano strutture sommerse ancora da indagare e soggette ai danneggiamenti da ancoraggio delle navi dirette al sud del porto. La secca al largo del pontile Coppola corrisponde all'area meno profonda delle terme e della villa con ingresso a protiro e mostra i danni arrecati dalle chiglie delle navi cariche di pozzolana che strisciano sul fondale. Infine, la batimetrica dei 5 metri coincide grossomodo con il limite estremo dei ruderi e si insinua rada in corrispondenza del canale di accesso al baianus lacus.
(3) L'edificio è stato descritto da G. Di Fraia, art. cit., pp. 21 e ss.
(4) Per le prime notizie al riguardo vd. G. Di Fraia, art. cit, p. 28.
(5) Per confronti su questi particolari costruttivi delle peschiere, vd. G. Schmiedt, Il livello antico del Mar Tirreno, Firenze 1972.
(6) Partizioni interne che rimandano alle piscinae loculatae, di cui Varr., R.r., III, 17,4.
(7) A. Sogliano, in NSc 1897, pp. 12 e ss.; cfr. M. Borriello, A. D'Ambrosio, Baiae Misenum, Forma Italiae, XIV, p. 83.
(8) Per le prime ricognizioni in quest'area, vd. G. Di Fraia et al., art. cit., p. 294, nota 153. Tra i molti aspetti della topografia della zona da indagare, un interesse particolare riveste l'area della Secca Fumosa, una poderosa barriera frangiflutti posta sul litorale dell'antico lago Lucrino, in posizione mediana tra i resti della villa dei Pisoni a Baia e il canale di accesso al Portus Julius. Obiettivo della ricerca è l'individuazione del limite costiero del Lucrino, di cui oggi resta ben poco a causa del fenomeno bradisismico e dell'eruzione del Monte Nuovo. Strabone (Geogr., V, 4, 6) e Diodoro Siculo (Bibl. H., IV, 22) lo descrivono come un istmo sabbioso su cui correva la via Herculanea, che Strabone (ibidem) stima lunga otto stadi (circa m 1500). La distanza che separa la villa baiana dal porto Giulio è all'incirca di un chilometro e mezzo. Sono state, per il momento, esplorate le estremità orientale ed occidentale, ancora visibili, della gettata sommersa, rispettivamente lunghe m 440 e 420. Percorrendo l'estremità orientale che è larga mediamente m 10 ed è rinforzata da una scogliera di massi di trachite, a 160 metri ad ovest del canale del porto Giulio si sono rinvenuti, su una superficie di circa m 30X20, resti di ambienti che hanno il pavimento poggiato su suspensurae e la tipica pianta rettangolare allungata degli horrea.
(9) Per le incannucciate dipinte nei portici pompeiani, W.F. Jashemsky, Giardini e vigneti in città, in Pompei 79, Napoli 1979, p. 123.
(10) G. Di Fraia, art. cit, p. 32
(11) Hor., Carm., II, 18, 17-22; III, 1, 33; Epist., I, 1, 80 e ss.
(12) G. Di Fraia et al., art. cit., p. 265.
(13) Per un primo contributo, G. Di Fraia, art. cit., pp. 33-36.
(14) L'ingresso a protiro purtroppo non esiste più: e stato distrutto dalla chiglia di una nave in transito poche settimane prima che la Soprintendenza archeologica riuscisse ad interdire la navigazione nell'area. (15) Su queste tecniche, vd. E.Felici, Osservazioni sul porto neroniano di Anzio e sulla tecnica romana delle costruzioni portuali in calcestruzzo, in Archeologia subacquea. Studi, ricerche e documenti I, 1993, pp. 71-104.
(16) La statua recuperata nell'aprile del 1993, sembra essere una rielaborazione del tipo della cosiddetta Afrodite dei giardini di Alcamene. Per questo tipo statuario, vd. M, Bieber, Ancient Copies. Contributions to the History of Greek and Roman Art, New York 1977, pp.96 e ss, e tav. 75.
(17) G. Di Fraia et al., art. cit., pp.277 e ss.; G. Di Fraia, art. cit., p.38.

Didascalie delle tavole

Tav. I: Carta archeologica di Baia sommersa: a) ninfeo di Claudio; b) terme; c) villa dei Pisoni; d) pilae; e) villa con ingresso a protiro; f) canale di ingresso al baianus lacus; g) ruderi antistanti ai cantieri di Baia; h) complesso del giardino porticato; i) dati tratti dalle foto aeree; l) gettata cementizia in direzione di Puteoli; m) molo; n) peschiere.

Tav. II: Planimetria della villa dei Pisoni: a) portico a pilastri; b) facciata a scaenae frontes; c) terme; d) ambulacro; e) ambulacro absidato; f) cisterna con antistante fontana a edicola; g) ninfeo a emiciclo; h) ambulacro; i) terme; l) muro con semicolonne; m) cortile (viridarium); n) magazzini; o) portico con colonne marmoree; p) approdo orientale; q) approdo occidentale; r) cisterne; s) peschiere; t) pilae; u) vani residenziali.

Tav. III: Planimetria dell’area monumentale tra la villa dei Pisoni e il canale del lago baiano: a) strada; b) villa con ingresso a protiro; c), d) aree termali; e) peschiera (?); f) complesso del giardino porticato.

Tav. IV: Planimetria dei resti archeologici nell’insenatura tra i cantieri navali ed il Castello Aragonese: a) resti di ambienti; b) molo.

 

Testo, disegni e foto di Eduardo Scognamiglio