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Aggiornamenti per la topografia di Baia sommersa
Le indagini condotte negli anni 1993 e 1994 hanno permesso
di approfondire ulteriormente la conoscenza dell'area archeologica sommersa di
Baia, delineando una visione più ampia del suo assetto topografico di età
classica e precisando l'andamento dell'antica linea di costa, la disposizione e
la funzione di nuovi nuclei monumentali (tav. I) (1).
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Fig. 1 - Una pila a proiezione dell'area
a sud della villa dei Pisoni |
L'area archeologica sommersa, dalla Punta dell'Epitaffio
ai cantieri navali di Baia, è pianeggiante e posta alla profondità media
di m 5,50 tra il mare e la sponda orientale dell'antico lago. È nettamente
leggibile la caduta sulla sabbia delle antiche gettate cementizie che
sorreggevano gli edifici di epoca romana e segnano il limite esterno dei ruderi
sommersi sul litorale di età classica (2).
La successione di moli e peschiere evidenziata dal rilievo all'altezza dei
cantieri di Baia, di villa Ferretti e del castello Aragonese, precisa
l'andamento della costa antica a sud della rada.
I diversi nuclei edilizi erano serviti da assi stradali che pian piano
cominciano a prendere forma, seppure con grandi difficoltà a causa
dell'insabbiamento e della coltre di vegetazione che ricopre il fondale.
La villa dei Pisoni
Il grande edificio di forma rettangolare posto 130 metri a
sud-est di Punta dell'Epitaffio, attribuito nella sua prima fase alla famiglia
dei Pisoni, ha rivelato nuovi interessanti aspetti (3). I nuovi rilievi hanno
infatti restituito dimensioni complessive del monumento ancora più cospicue di
quelle note (la parte finora rilevata misura m 295X270);
le ricerche hanno poi meglio precisato la fisionomia del nucleo meridionale, e,
di conseguenza, posizionato con maggior sicurezza l'antica linea di costa. Sono
infine emerse utili informazioni circa l'ubicazione degli ancora poco definiti
settori abitativi (tav.II).
Rispettivamente ad est e ad ovest del vasto complesso centrale si aprivano due
bacini. Il bacino ad est, più piccolo (m 30X45), realizzato in blocchi di
cementizio, era protetto da una scogliera ed ospitava probabilmente piccole
imbarcazioni che potevano accedervi per mezzo di un'imboccatura sul lato
orientale larga 9 metri. Il bacino ad ovest è molto più grande (m 80 x 110); era
riparato a meridione da pilae disposte su doppia fila, che misurano m
5X5, si elevano di poco dal fondale e si impiantano alla profondità massima di m
8,50 (fig.1).
Una gettata cementizia, larga m 1,70 e lunga circa m 50, assai insabbiata e
corrosa dall'azione dei marosi, si trova sul suo lato occidentale.
Sullo stesso lato è collocata un'apertura larga m 25. Una seconda gettata
cementizia, lunga circa m 40 e larga m 2,5, è situata a nord.
La profondità interna sulla sabbia è mediamente di 7 metri. L'interno di questo
specchio d'acqua era almeno parzialmente occupato da vivai, oggi quasi
completamente insabbiati (fig.2)(4).
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Fig. 2 - Canale per il ricambio idrico
della peschiera |
Le parti affioranti si riducono ad appena tre vasche: una
più grande di m 11X20, altre due più piccole rispettivamente di m 6x10 e m
4,5X5. Alcuni particolari, quali la sommità dei monoliti con scanalatura per lo
scorrimento delle paratie (ancora in sito) che emerge di poco dalla sabbia (fig.
3), e la presenza di aggetti (5) (larghi da cm 75 a 100), a tratti visibili
lungo il lato orientale del bacino, fanno ritenere che più a nord si trovino
altri vivai occultati dalla rena, per un'estensione di oltre 75 metri. I dati
raccolti suggeriscono quindi l'immagine di una peschiera suddivisa in vasche,
realizzata interamente in acqua, protetta da piloni in opera cementizia e
situata all'interno di una «darsena» (6). L'ampiezza dell'ingresso (m 25) di
questo vasto e riparato specchio d'acqua suggerisce tuttavia un'utilizzazione
complementare come approdo; se questa ipotesi fosse corretta, si tratterebbe del
primo riscontro archeologico all'epigrafe degli embaenitarii piscinenses,
rinvenuta, com'è noto, nel secolo scorso (7).
Questa epigrafe ricorda l'esistenza di un corpo di battellieri attivi nelle
piscinae imperiali su imbarcazioni che, poiché definite «triremi», dovevano
avere dimensioni abbastanza cospicue. Le proporzioni del bacino, la contiguità
con piscinae in litore constructae e l'appartenenza al demanio imperiale
della villa già pisoniana — oltre all'unicità di questa installazione in Baia —
sembrano deporre in modo convincente a favore dell'identificazione di queste
strutture con il complesso ricordato nell'epigrafe degli embaenitarii.
Dai nuovi rilievi scaturisce qualche altra osservazione. La gettata cementizia
ubicata tra i due approdi ha una lunghezza, a partire dal lato meridionale della
villa, di circa m 155 ed una larghezza massima di m 80; si trova alla profondità
media di m 6 ed ha orientamento nord/sud. Nella sua parte iniziale si eleva
dalla sabbia di circa m 2 sul lato est e di appena m 1 ad ovest. Era protetta
all'esterno da un poderoso sbarramento di pilae (lungo m 165), che si
spinge notevolmente verso est (oltre m 75) riparando in tal modo l'area
sud-orientale della villa dove sono allocate delle cisterne, una banchina (larga
da m 7 a 12) ed alcuni ambienti che probabilmente si identificano come magazzini
(tav. II, n). Questi ultimi ambienti, la cui planimetria non è ancora completa,
hanno la forma di lunghe stanze rettangolari di m 22,50X2,90 ed orientamento
nord/sud; altri più piccoli misurano mediamente m 6,50 x 4. L'ultimo vano ad
ovest reca tracce di pavimentazione in tessellato (fig. 4).
Ad est della villa dei Pisoni, collegata con un'arcata
laterizia all'area termale (tav. II,c), si diparte un'altra gettata cementizia
(lunga m 420)in direzione di Puteoli. Un primo tratto, largo in media m 5 e
lungo m 250, costeggia il piccolo approdo ed è rincalzato da una scogliera per
tutta la sua lunghezza. Superata un'area sabbiosa di circa 50 metri, un secondo
tratto di gettata lungo m 120, in parte insabbiato, si erge di poco dal fondo
per poi perdersi definitivamente nella rena (8).
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Fig. 3 - Pilastro monolitico di
peschiera, con gola di scorrimento della saracinesca |
Fig. 4 - Pavimento musivo di uno dei
vani prospicienti i magazzini |
Il fondale a nord della villa, tra la facciata a esedre (scaenae
frontes) e le terme di Punta dell'Epitaffio (tav. I, c, b), è sabbioso e
ricoperto da alghe, e per una lunghezza di oltre 75 metri non mostra la presenza
di ruderi sommersi. Qualche ipotesi può però formularsi in base ad alcune
osservazioni: il muro a scaenae frontes reca almeno un esempio di ornato
pittorico con un'incannucciata dorata su sfondo scarlatto (fig.5). Potrebbe
testimoniare un affaccio su uno spazio verde? (9). Il bacino del ninfeo a
emiciclo (tav. II, g) è bordato da una colonna (dal diametro di cm 120) in
tufelli di grosso spessore. Potrebbe essere l'esigua testimonianza del porticato
di un parco?
I nuovi dati acquisiti sulle sue opere marittime, ed in special modo sui due
approdi, permettono di precisare che la villa venne realizzata in larga parte in
mare, mediante cassoni stagni colmati di conglomerato cementizio (fig. 6).
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Fig. 5 - Facciata ad esedre: affresco
con incannucciata dorata su fondo scarlatto |
Fig. 6 - Villa dei Pisoni: resti del
tavolato di una cassaforma |
E stato recentemente ritenuto (10) che solo il quartiere
marittimo della villa fosse stato edificato in acqua, ma l'estensione del
rilievo a questi nuovi settori consente ora di collocare il limite dell'antico
arenile in posizione più arretrata, sicché l'ampio viridarium ed i
relativi ambulacri appaiono realizzati conquistando spazio sul mare.
L'«arretramento» della costa antica conferisce nuovo vigore alle testimonianze
di Orazio (11) e di altre fonti, che vedevano come manifestazione di presunzione
sovrumana gli sforzi delle maestranze impegnate ad incrementare il lido
innalzando selve di colonne là dove erano le onde.
Rispetto alle prime interpretazioni, inoltre (12), gli elementi ora raccolti
consentono di precisare la disposizione dei vani residenziali: invece di essere
disposti su ambo i lati brevi del cortile centrale, essi si addensavano
particolarmente sulla parte occidentale, alle spalle dell'ampio approdo che
proteggeva i bacini delle peschiere. Qui il rilievo ha restituito, su un'ampia
superficie, resti di ambienti di forma rettangolare con grandi colonne sui lati
e spezzoni murari sparsi, purtroppo poco leggibili a causa della coltre di
sabbia che li ricopre (tav. II, v).
Dalla villa dei Pisoni al canale di accesso al
baianus lacus
Per quanto concerne il tratto di costa antica compreso tra
la villa pisoniana ed il canale di accesso al baianus lacus, il
menzionato approdo non è l'unica presenza degna di nota: ulteriori indagini
hanno infatti recato nuova luce nell'area monumentale posta a 250 metri a sud di
Punta dell'Epitaffio (tav.III) (13). Il rilievo ha sinora coperto un'area di m
120X75. Si sono così meglio definiti i limiti sul mare del nucleo edilizio
includente un'area termale ed una villa con ingresso a protiro (14). Nuovi vani
si sono aggiunti a quelli precedentemente rilevati, evidenziando talvolta i
resti di pregevoli decorazioni musive e di crustae parietali e
pavimentali. È stata completata la pianta del vano con pavimentazione in mosaico
bianco e nero a figure geometriche posto nell'angolo nord-est dell'atrio della
villa. Esso misura m 4,75x5,50 e presenta un incasso nella parete orientale
largo cm 150 e profondo cm 27; la sua soglia d'ingresso, larga cm 110, è
costituita da due lastre in marmo bianco inframmezzate da tessellato.
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Fig. 7 – Scavo di una statua muliebre
seduta |
I due vani (di m 8,20X5,40) che si aprono ad est dell'atrio sono
intercomunicanti. Quelli più interni, di dimensioni più modeste, hanno risentito
maggiormente dell'azione dei marosi e recano tracce di pavimentazione in
tessellato e in marmo, come e testimoniato dalla presenza dei segni di
allettamento lasciati dalle lastre scomparse. I piani di calpestio giacciono
alla profondità media di m 5.
Gli ambienti della villa si spingono, a partire dalla strada, per circa m 57
verso est, fino a giungere sul litorale antico. Qui la piattaforma cementizia si
insinua verso terra sia sul lato nord che a sud dell'area indagata, ha un salto
sulla sabbia di metri 1-1,50 e segna la parte ultima dei ruderi sommersi a nord
del canale di accesso al lago baiano. È da approfondire, in quest'area come pure
sul lato meridionale della villa dei Pisoni, l'analisi delle tecniche di gettata
del calcestruzzo direttamente in acqua: sono infatti qui perfettamente evidenti
le impronte lasciate nel cementizio dai pali (alcuni dei quali ancora in sito)
impiegati per la realizzazione delle casseforme. Le impronte lasciate dalla
palificata verticale hanno un diametro di cm 20-25 ad intervalli di cm 40-60. Le
travi orizzontali hanno lasciato cavità larghe cm 20-25, ad intervalli di cm
120-170 (15).
Il disegno sempre più articolato di questo notevole nucleo monumentale lascia
intuire anche vasti spazi scoperti, dall'indubbia funzione di cesura, finora
nascosti alla vista da una distesa di sabbia. La recente scoperta di una statua
muliebre seduta su un seggio (fig.7) qualifica diversamente la maggiore di
queste aree e ripropone l'esigenza di effettuare sondaggi esplorativi (16).
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Fig. 8 – Saracinesca in marmo della
peschiera |
Fig. 9 – Mosaico policromo nell’area
monumentale ancora da indagare |
Poco oltre l'isolato descritto sono state localizzate le parti emergenti di una
peschiera (?) molto insabbiata (tav. III, e). I resti visibili (m 35X9) sono
costituiti da un piccolo ambiente absidato (forse una vaschetta), annesso ad un
vano (la cui pianta è stata rilevata in parte) dalla ricca pavimentazione
marmorea e da due vasche (?) rettangolari di m 8x4,50 circa. Sul retro è posta
una canalizzazione lunga m 35 e larga m 1. La parte superiore di due
cataractae in lastre di marmo bianco con fori di cm 2-3, emerge di poco
dalla rena (fig. 8), mentre i canali per il ricambio idrico sono completamente
insabbiati.
Tutta quest’area fino alla villa dei Pisoni, alle spalle del grande approdo, è
quella che mostra le maggiori difficoltà sia per l'individuazione della costa
antica sia per la lettura dei resti sommersi, difficilmente individuabili sotto
la sabbia ed il notevole spessore della matta di posidonia. Il nucleo
maggior-mente evidente si trova circa a 40 metri a nord della presunta
peschiera; se ne è rilevata una porzione di circa m 60X25 (tav. III, f). La
planimetria, pur incompleta, indica un carattere residenziale del complesso.
Dalle ricognizioni è risultato evidente un organismo rettangolare così
articolato: il lato occidentale mostra la presenza di diverse colonne di grosse
dimensioni che attestano l'esistenza di un portico. Un lungo corridoio interno
(m 42), bordato da colonnine (diam. cm 30), si affaccia su uno spazio recintato
sottostante che fa pensare a un giardino. Tra i due portici, uno esterno e uno
interno, si estendono degli ambienti a pianta quadrangolare, ripartiti in tre
nuclei intervallati da altrettanti corridoi che hanno subìto modificazioni nel
tempo: uno è stato lasciato libero, ma due di essi sono stati tamponati. I due
organismi sulle ali sono ripartiti in più vani, rispettivamente quattro a sud e
tre verso nord, mentre il vano centrale probabilmente dovette essere un oecus.
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Fig.10 – Foto aerea dell’insenatura a
nord del Castello Aragonese: sono visibili gli ambienti sotto la riva.
Il molo è nascosto da vecchie navi in disarmo |
A meridione, due soglie larghe cm 190, di cui una in trachite, conducono ad un
ampio spazio rettangolare che sembra aver avuto funzione di vestibolo:
decentrato su un lato, un setto murario separa due ingressi che adducono al
portico interno. Il lungo corridoio interno prosegue verso nord, giungendo ad
altri ambienti, tutti da indagare ma di estremo interesse perché in uno dei vani
è emerso un mosaico policromo: il pavimento è introdotto da una soglia ornata da
una fascia con larga treccia a calice inquadrata da dentelli. Il tappeto musivo,
nelle scarse parti superstiti che è stato possibile documentare, era animato da
una trama di ottagoni, bordati da trecce e ornati, all'interno, da coloristiche
rosette incorniciate da greche (fig. 9). Ulteriori indagini saranno necessarie
per completare la planimetria e per chiarire meglio la funzione di questo nuovo
nucleo monumentale.
La costa antica a sud della rada
Oltre l'area a sud del canale di accesso al baianus
lacus ed i ruderi posti dinanzi ai cantieri navali di Baia, già descritti in
un precedente contributo, un altro settore è stato oggetto di indagine,
registrando nuove interessanti acquisizioni (17). Nell'insenatura compresa tra i
cantieri navali ed il Castello Aragonese, precisamente dinanzi alla villa
Ferretti (fig. 10), il rilievo ha restituito alcuni ambienti (fig. 11) ed un
molo di epoca romana (tav. IV, a, b). La presenza di queste strutture precisa
l'andamento della linea di costa antica a sud della rada e dimostra che non
tutto è andato perduto nonostante i danneggiamenti perpetrati con le sciagurate
colmate dell'inizio del secolo, gli improvvidi dragaggi per aumentare la
profondità del porto, i pesanti ancoraggi delle navi e non ultime le carcasse di
navi che vanno ad adagiarsi sul fondale distruggendo l'area archeologica. Una di
queste carcasse è andata ad incagliarsi proprio su un molo romano, del quale è
attualmente visibile la sola testata, assai danneggiata, che emerge due metri
dalla sabbia a 140 metri dalla costa. Il molo è in cementizio e sulla testata
(larga m 18), arrotondata all'estremità, si impostano un muretto curvilineo
(alto cm 50 e spesso cm 120) ed alcune pietre di ormeggio. Il rilievo degli
ambienti sotto la riva è appena agli inizi e mostra solo scarse presenze. Si
tratta di vani ad un metro di profondità (che misurano m 4,18x2,10 e 4,15x4,15)
e si configurano come ambienti prospicienti il mare di una villa romana ancora
sconosciuta, di cui altri resti sono visibili sulla terraferma tra la
vegetazione.
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Fig.11 – Resti affioranti a nord del
Castello Aragonese |
Note
Questo lavoro deve molto alla collaborazione del Dr. M. Lavorgna il cui aiuto si
è rivelato determinante durante le campagne di rilievo e raccolta dati.
(1) Per le prime indagini, ved. N. Lamboglia, Inizio dell'esplorazione di Baia
sommersa (1959-1960), in Atti del II Congresso Internazionale di Archeologia
sottomarina, (Barcellona 1961), Bordighera 1971, pp. 225 e ss.; G. Di Fraia, N.
Lombardo, E. Scognamiglio, Contributi alla topografia di Baia sommersa, in
Puteoli IX-X, 1988, pp. 211-299; G. Di Fraia, Baia sommersa. Nuove evidenze
topografiche e monumentali, in Archeologia subacquea. Studi, ricerche e
documenti I, 1993, pp. 21-48; N. Lombardo, Le terme di Punta dell'Epitaffio a
Baia, ibidem, pp. 55-63.
(2) Cfr. la Carta 1:5000 del Porto di Baia dell'Istituto Idrografico della
Marina, in cui le secche al largo della rada corrispondono alla gettata
cementizia e alle pilae antistanti alla villa dei Pisoni. Ben leggibile è anche
la gettata che si diparte dall'area termale ad est della villa in direzione di
Puteoli. Le secche poco a nord del molo dei cantieri OMLIN indicano strutture
sommerse ancora da indagare e soggette ai danneggiamenti da ancoraggio delle
navi dirette al sud del porto. La secca al largo del pontile Coppola corrisponde
all'area meno profonda delle terme e della villa con ingresso a protiro e mostra
i danni arrecati dalle chiglie delle navi cariche di pozzolana che strisciano
sul fondale. Infine, la batimetrica dei 5 metri coincide grossomodo con il
limite estremo dei ruderi e si insinua rada in corrispondenza del canale di
accesso al baianus lacus.
(3) L'edificio è stato descritto da G. Di Fraia, art. cit., pp. 21 e ss.
(4) Per le prime notizie al riguardo vd. G. Di Fraia, art. cit, p. 28.
(5) Per confronti su questi particolari costruttivi delle peschiere, vd. G.
Schmiedt, Il livello antico del Mar Tirreno, Firenze 1972.
(6) Partizioni interne che rimandano alle piscinae loculatae, di cui Varr., R.r.,
III, 17,4.
(7) A. Sogliano, in NSc 1897, pp. 12 e ss.; cfr. M. Borriello, A. D'Ambrosio,
Baiae Misenum, Forma Italiae, XIV, p. 83.
(8) Per le prime ricognizioni in quest'area, vd. G. Di Fraia et al., art. cit.,
p. 294, nota 153. Tra i molti aspetti della topografia della zona da indagare,
un interesse particolare riveste l'area della Secca Fumosa, una poderosa
barriera frangiflutti posta sul litorale dell'antico lago Lucrino, in posizione
mediana tra i resti della villa dei Pisoni a Baia e il canale di accesso al
Portus Julius. Obiettivo della ricerca è l'individuazione del limite costiero
del Lucrino, di cui oggi resta ben poco a causa del fenomeno bradisismico e
dell'eruzione del Monte Nuovo. Strabone (Geogr., V, 4, 6) e Diodoro Siculo
(Bibl. H., IV, 22) lo descrivono come un istmo sabbioso su cui correva la via
Herculanea, che Strabone (ibidem) stima lunga otto stadi (circa
m 1500). La distanza che separa la villa baiana dal porto Giulio è all'incirca
di un chilometro e mezzo. Sono state, per il momento, esplorate le estremità
orientale ed occidentale, ancora visibili, della gettata sommersa,
rispettivamente lunghe m 440 e 420. Percorrendo l'estremità orientale che è
larga mediamente m 10 ed è rinforzata da una scogliera di massi di trachite, a
160 metri ad ovest del canale del porto Giulio si sono rinvenuti, su una
superficie di circa m 30X20, resti di ambienti che hanno il pavimento poggiato
su suspensurae e la tipica pianta rettangolare allungata degli horrea.
(9) Per le incannucciate dipinte nei portici pompeiani, W.F. Jashemsky, Giardini
e vigneti in città, in Pompei 79, Napoli 1979, p. 123.
(10) G. Di Fraia, art. cit, p. 32
(11) Hor., Carm., II, 18, 17-22; III, 1, 33; Epist., I, 1, 80 e ss.
(12) G. Di Fraia et al., art. cit., p. 265.
(13) Per un primo contributo, G. Di Fraia, art. cit., pp. 33-36.
(14) L'ingresso a protiro purtroppo non esiste più: e stato distrutto dalla
chiglia di una nave in transito poche settimane prima che la Soprintendenza
archeologica riuscisse ad interdire la navigazione nell'area. (15) Su queste
tecniche, vd. E.Felici, Osservazioni sul porto neroniano di Anzio e sulla
tecnica romana delle costruzioni portuali in calcestruzzo, in Archeologia
subacquea. Studi, ricerche e documenti I, 1993, pp. 71-104.
(16) La statua recuperata nell'aprile del 1993, sembra essere una rielaborazione
del tipo della cosiddetta Afrodite dei giardini di Alcamene. Per questo tipo
statuario, vd. M, Bieber, Ancient Copies. Contributions to the History of Greek
and Roman Art, New York 1977, pp.96 e ss, e tav. 75.
(17) G. Di Fraia et al., art. cit., pp.277 e ss.; G. Di Fraia, art. cit., p.38.
Didascalie delle tavole
Tav. I: Carta archeologica di Baia sommersa: a) ninfeo di Claudio; b) terme; c)
villa dei Pisoni; d) pilae; e) villa con ingresso a protiro; f) canale di
ingresso al baianus lacus; g) ruderi antistanti ai cantieri di Baia; h)
complesso del giardino porticato; i) dati tratti dalle foto aeree; l) gettata
cementizia in direzione di Puteoli; m) molo; n) peschiere.
Tav. II: Planimetria della villa dei Pisoni: a) portico a pilastri; b) facciata
a scaenae frontes; c) terme; d) ambulacro; e) ambulacro absidato; f) cisterna
con antistante fontana a edicola; g) ninfeo a emiciclo; h) ambulacro; i) terme;
l) muro con semicolonne; m) cortile (viridarium); n) magazzini; o) portico con
colonne marmoree; p) approdo orientale; q) approdo occidentale; r) cisterne; s)
peschiere; t) pilae; u) vani residenziali.
Tav. III: Planimetria dell’area monumentale tra la villa dei Pisoni e il canale
del lago baiano: a) strada; b) villa con ingresso a protiro; c), d) aree
termali; e) peschiera (?); f) complesso del giardino porticato.
Tav. IV: Planimetria dei resti archeologici nell’insenatura tra i cantieri
navali ed il Castello Aragonese: a) resti di ambienti; b) molo.
Testo, disegni e foto di
Eduardo Scognamiglio
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