5 Il ninfeo al Museo Archeologico
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Dalla prima sala, mediante una caratteristica e funzionale passerella lignea e una breve rampa di scale, si accede nella seconda sala del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, dov’è allestito il ninfeo dell’imperatore Claudio.
Questa sala, per ovvi motivi, è più piccola rispetto all’originaria. Eppure, socchiudendo gli occhi e lasciandosi andare sulle ali della fantasia, è possibile viaggiare a ritroso nel tempo e, ospiti di Claudio, riascoltare il dolce mormorio dell’acqua zampillante dalle statue fontana; vedere stalattiti venir giù dalla copertura a botte; ammirare, nell’abside e sui lati lunghi dello stibadium, della finta roccia e dei rilucenti mosaici in pasta vitrea; osservare, rapiti da tanto splendore, il sapiente gioco di luci ed ombre che, insieme ai tenui riflessi di luce scaturiti dall’acqua della vasca centrale, conferivano all’intero impianto un effetto scenografico di straordinaria bellezza. Dal Baianus Lacus si accedeva nella grande sala che l’imperatore Claudio volle a forma di caverna. Nell’abside della parete corta di fondo era situato il gruppo odissiaco col gigante antropofago assiso su un trono di pietre e pronto ad afferrare, con la mano destra, la coppa col vino elargita da Ulisse. La mano sinistra del mostro serrava il polso di un greco che pendeva senza vita, mentre l’altro compagno di Ulisse, situato a destra, poggiava l’otre col vino sulla gamba sinistra sollevata.
Nell’Odissea Omero racconta che Ulisse, entrato nell’antro del Ciclope, portò con sé un otre caprino colmo del vino che gli aveva donato Marone, sacerdote di Apollo. Esso era potentissimo e imbevibile per qualsiasi essere umano, se non miscelato con almeno venti parti di acqua (al 2000%). Nelle quattro nicchie ricavate nella parete occidentale si riconoscono Augusto e la terza moglie Livia Drusilla, Druso (figlio di Tiberio Claudio Nerone e Livia) e la moglie Antonia (era la figlia del triunviro Marco Antonio e Ottavia, sorella di Augusto). Nelle altre quattro nicchie della parete opposta si notano due statue di Dionisos (il dio greco del vino e dell’ebbrezza), quella di una bambina dalla ricca acconciatura (c.d. Ottavia Claudia) e quella di un fanciullo più piccolo di un anno, Britannico.
Così l’imperatore Claudio riceveva gli illustri ospiti a pranzo. Attraverso uno straordinario linguaggio figurativo dichiarava, senza lasciare spazio a dubbi, la propria legittimazione al trono di Roma. Tratte da originali ellenistici in bronzo, databili al II sec. a.C., le sculture del gruppo odissiaco originariamente dovevano avere una diversa disposizione. La statua di Baios, infatti, è molto più piccola (m. 1,69) rispetto a quella del re di Itaca: nella ricostruzione della scena omerica essa doveva essere posizionata su un podio in finta roccia alla sinistra di Ulisse, disposta in secondo piano e più in alto.
Questo straordinario effetto scenografico aveva uno scopo preciso: far apparire il gruppo più grande ed accrescerne la profondità spaziale. Solo in questo modo possiamo immaginare che, dall’otre caprino (grazie ad una conduttura), potesse zampillare l’acqua (o vino?) che riempiva la coppa (skyphos) di Ulisse. Abbiamo già affermato che le due statue furono trovate simmetricamente disposte e ancora collocate in sito, ma ad una distanza di 6,40 metri l’una dall’altra. Inizialmente gli scultori non ritennero opportuno calcolare l’ampiezza del plinto della statua di Baios e fu, per questo motivo, che forse non si ottenne l’effetto scenografico voluto, tant’è che si optò per la collocazione delle statue di Ulisse e Baios ai lati del finto antro tenendo al centro il ciclope. |