4 Il ritrovamento del Ninfeo a Punta Epitaffio
|
"NULLUS IN ORBE SINUS BAIIS PRAELUCET AMOENIS"… Nessun golfo al mondo risplende più dell’amena Baia Così il poeta Orazio, duemila anni fa, declamava per gli aristocratici e patrizi prima e per i posteri poi, limmenso incanto del seno baiano. Eppure quel tranquillo e risplendente golfo nel 1969 cambiò il suo mirabile aspetto. Il mare s’ingrossò e, alimentato da un forte vento, danneggiò, irreparabilmente, alcune navi ancorate nella rada e alcune infrastrutture portuali, mettendo in ginocchio per anni l’economia della piccola cittadina flegrea. Qualche giorno dopo, placatasi la mareggiata e ripresa la quotidiana attività, un pescatore segnalò alla Soprintendenza Archeologica la presenza di due statue in prossimità di Punta Epitaffio.
Fu così che, preservate dal mare, dalla sabbia e dai detriti, dopo tanti secoli rividero la luce due statue di eccezionale fattura. Ad emergere per prima fu la figura di Ulisse e, subito dopo, quella con l’otre caprino, cui fu attribuito il nome di Baios. Baios era il nocchiero di Ulisse. Il geografo greco Strabone asserisce che nei pressi del porto di Baia si trovava una statua di Baios. Molto tempo prima, nel III secolo a.C., Licofrone di Calcide nel poema “Alessandra” vi colloca la tomba. Le due statue si trovavano ancora in situ, all’interno di un’abside, negli spazi in cui furono poste nei primi anni del I secolo d.C. e ad una distanza di 6,40 metri l’una dall’altra. Nel 1981, dopo questo primo fortuito e straordinario ritrovamento, l’archeologo B. Andreae iniziò la prima campagna di scavo archeologico sottomarino, riportando alla luce altre statue e numerosi reperti fittili di notevole interesse storico. Nell’autunno inoltrato del 1982, completata l’esplorazione ed il rilevamento del sito, non restava altro da fare che preservare lo scavo dai predatori e da eventuali atti di vandalismo, coprendolo con lastre di cemento e reti metalliche.
Oltre ad Ulisse e Baios furono recuperate altre sculture: due statue del dio greco Dionisos, una statua stupenda dell’imperatrice Antonia Minore e una copia ritratto di una bambina dall’apparente età di 6-8 anni ca., inizialmente riconosciuta col nome di Octavia Claudia. L’indagine di scavo subacqueo mise in luce una grande sala rettangolare absidata (un tempo coperta a volta) – lunga m. 18 e larga m. 9,50 – allestita in maniera tale da costituire un triclinio acquatico che offrisse frescura. L’intero impianto, con il letto da mensa (triclinio) in marmo a forma di ferro di cavallo, aveva l’aspetto di uno stibadium (sala da pranzo) uguale a quello descritto da Plinio per la sua villa. Lo stibadium o sala triclinare acquatica, era composto da letti conviviali che poggiavano su un’ampia banchina marmorea; questa era posta tra una canaletta di scarico che cingeva le pareti della grande vasca centrale e quelle laterali. Da alcune statue, poste nelle nicchie dei lati lunghi del ninfeo e da quella di Baios situata nell’abside, zampillava acqua, grazie a tubicini di piombo inseriti nel marmo. |