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Ingresso e sala dei "Gessi di Baia"

 

 

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Castello di Baia e Museo Archeologico dei Campi Flegrei: navigazione assistita - clicca qui -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da via Castello, dopo aver percorso una breve rampa formata da caratteristiche lastre in pietra lavica, si giunge in cima dove si viene accolti da uno splendido portale d’ingresso in piperno, sormontato da uno stemma borbonico in marmo e da una piazzola panoramica.

Museo Archeologico dei Campi Flegrei - ingresso del Castello di Baia

L'ingresso del Castello Aragonese di Baia, sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Particolare dello stemma posto sull'ingresso.

Museo Archeologico dei Campi Flegrei - stemma borbonico all'ingresso del Castello di Baia

Dalla terrazza si gode un ampio e suggestivo scorcio paesistico aperto sulla sottostante insenatura della Marina Grande e sul banco tufaceo delle Cento Camerelle, mentre in successione si ammirano la Punta Pennata e, coperto a sud dal mitico Monte Miseno, il suggestivo agglomerato urbano della vecchia città di Bacoli.

Museo Archeologico dei Campi Flegrei - veduta panoramica di Capo Miseno, Punta Pennata e Bacoli

Miseno, Punta Pennata e Bacoli. Veduta dal piazzale del Castello di Baia sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Oltrepassato il portale ed entrati nell’antica fortezza si giunge dinanzi il bastione sud-occidentale, dov’è stato da poco ricavato un locale che ospita la prima sezione del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

In questa sala, in apposite ed illuminate vetrine, sono esposti circa 60 degli innumerevoli frammenti di calchi in gesso di epoca romana, tratti da originali di epoca greca, rinvenuti nelle cosiddette Terme Romane di Baia (Parco Archeologico di Baia).

Museo Archeologico dei Campi Flegrei - sala

Museo Archeologico dei Campi Flegrei - Un settore della "sala Gessi di Baia"

La scoperta di questi straordinari e unici reperti avvenne, come tante altre, casualmente. Nel 1954 si stava riportando alla luce l’antica Baia quando, in uno degli ambienti pertinenti alla c.d. Terma di Sosandra, furono rinvenuti numerosissimi frammenti di calchi in gesso.

Sedici anni dopo il fortuito ritrovamento, agli inizi del 1970, dopo aver ottenuto il permesso di pubblicazione sia dallo scopritore dei frammenti prof. M. Napoli che dalla Soprintendenza Archeologica di Na e Ce, l’illustre cattedratico prof. W. H. Schuchardt avviò i lavori di ricerca.

Grazie ad un paziente ed attento lavoro di analisi, di confronto e anche d’incastro (il frammento del calco di gesso originale d’epoca romana veniva incastrato nei calchi moderni delle sculture a cui presumibilmente essi appartenevano), si capì che si trattava di calchi rilevati da originali bronzei di età classica e risalenti al V-VI sec. a.C. I calchi, in realtà, costituivano i negativi delle statue, dai quali gli artisti dell’atelier di Baia traevano copie.

Museo Archeologico dei Campi Flegrei - sala

Museo Archeologico dei Campi Flegrei - Sala "Gessi di Baia". Una delle vetrine che mostrano i calchi in gesso

Fu così che le Villae tra Bauli, Misenum, Puteoli e ovviamente il Palatium Imperiale di Baia, furono sontuosamente arredate da repliche scelte tra i capolavori più celebrati dell’arte greca.

Entrando al centro della piccola sala, campeggia la statua proveniente da un recupero sottomarino avvenuto alcuni anni fa nel porto di Miseno. La statua, parzialmente danneggiata dalla lunga permanenza in acqua, rappresenta c.d. Afrodite Borghese ed è una replica romana tratta da un originale bronzeo di matrice fidiaca.

Un articolato percorso di guida, mostra nelle vetrine:

  • Il calco della maschera facciale di Aristogitone che, insieme ad Armodio, formava il famoso gruppo bronzeo realizzato da Antenore e distrutto dai Persiani nel 490 a.C. Esso fu rifatto e ricollocato nell’agorà di Atene. Replicato dai romani, oggi è visibile a tutto tondo nell’apposita galleria dei Tirannicidi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Un’altra copia di Aristogitone può essere ammirata presso i Musei Vaticani.

  • Frammenti attinenti alle tre Amazzoni di Efeso. Plinio il Vecchio racconta che i più noti scultori del primo periodo classico, ossia Fidia, Policleto, Kresilas e Phradmon furono invitati a partecipare ad una gara per la realizzazione di una statua di Amazzone nel santuario di Efeso. Il vincitore di questa singolare gara artistica fu Policleto.

  • Frammenti pertinenti la statua della dea Atena, denominata Atena di Velletri, realizzata da Fidia.

  • Frammenti della statua del dio Apollo, conosciuta come Apollo del Belvedere.

  • Altri del gruppo di Eirene e Pluto eseguito da Cefisodoto in epoca più recente.

  • Nei calchi delle fiaccole e in altri frammenti si riconosce la statua di Persefone.

Di alcuni calchi abbiamo sinteticamente raccontato la storia mentre degli oltre 400 che costituivano l’eccezionale ritrovamento, circa 80 attestavano l’esistenza di altri originali in bronzo non riprodotti in epoca romana e, quindi, definitivamente persi.

La rimanente parte (ed erano in gran numero) sia per le dimensioni, che per le condizioni, non favorirono una corretta lettura e, per questo motivo, furono accantonati.

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