LA VIA DOMITIANA
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Una strada che metteva in comunicazione Sinuessa con Literno e Pozzuoli, fosse pure in semplice terra battuta o sotto forma di pista polverosa, esisteva già dal 215 a. C., allorquando fu aperta da Quinto Fabio Massimo durante la seconda guerra punica. Nello stesso anno questa strada fu utilizzata dal console T. Sempronio Gracco, come ci tramanda Livio (Annales, Deca terza, lib. III): Sinuessae, quo ad conveniendum diem edixerat, exercitu lustrato, transgressus Vulturnum, circa Liternum castra posuit. Solo nellanno 95 d. C., per volere di Domiziano imperatore, nonché console per la diciassettesima volta, questa strada venne rifatta e lastricata, e resa efficiente a tal punto che diventò percorribile in appena due ore. Nacque così la Via Domitiana.
In realtà, lantico tracciato era alquanto scomodo e disagevole: Stazio, op. cit. vv. 27 35:
Per questo Domiziano volle che si costruisse una strada come si deve; la qual cosa richiese naturalmente un lavoro assai lungo e faticoso: Stazio, op. cit. vv. 40 60:
La Via Domitiana aveva inizio a Sinuessa, laddove la Via Appia svoltava per Capua; quindi, mentre lAppia si dirigeva verso sudest, lambendo le pendici del Monte Petrino, la Via Domitiana proseguiva lungo il litorale: Stazio, op. cit. vv. 101 106:
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Il tragitto completo, da Sinuessa a Puteoli, misurava 33 miglia romane, pari a circa Km 49. Lungo il suo percorso, la Domitiana transitava mediante ponti, sicuramente in muratura, su tre fiumi: nellordine, il Savone, il Volturno ed il Clanio (chiamato anche Liternum flumen, nonché immissario ed emissario della Palus Liternina, oggi Lago di Patria); attraversava centri abitati quali Vulturnum (Castelvolturno), Liternum (Lago Patria) e Cumae, prima di giungere a Puteoli. Partendo dalle pendici del Monte Màssico, attraversava tutta la pianura alluvionale formata dai tre fiumi, costeggiando il litorale e la lunghissima pineta costiera, la Sylva Gallinaria, per poi pervenire ai rilievi dei Campi Flegrei, lambendo le coste di Cuma (percorso meno antico), ma anche transitando sotto il fornice dellArco Felice (percorso antiquior). Da Cumae si portava poi a Puteoli sia con un percorso più lungo (circa sei miglia), passando per In Vinias (Tripergole), quindi a nord del lago Avernum, e alle pendici del monte Gàurus, e sia con un percorso più breve (circa tre miglia), che tagliava per il Fusaro, Baiae ed il lago Lucrinus. Testimonianze archeologiche di questa via sono assai visibili a Cuma. Durante il Fascismo, poi, lOpera Nazionale Combattenti, nel suo lavoro di bonifica, ne mise alla luce taluni tratti in pianura, che corrono paralleli allodierna SS. Domiziana.
Lo splendore di questa strada, nellantichità, era grande. Già al suo inizio, laddove si distaccava dallAppia, la Domitiana era ornata di un grandioso arco di trionfo: Stazio, Silvae, lib. IV, 3:
Marziale, Epig. 1 8 65:
Splendido doveva essere anche il grande ponte sul Volturno, che rivestiva di giusta dignità questo fiume. Stazio, Le Selve:
Centri abitati, ma anche ville, mansiones, palazzi, archi di trionfo, edicole votive, are, portici, templi e sepolcri costeggiavano ed ornavano questa importante arteria, percorsa, nei secoli, da quando era una via poco agevole a quando fu ricostruita da Domiziano e fino alla caduta dellImpero Romano, da personaggi famosi: da Sempronio Gracco a Scipione lAfricano, da Cicerone ad Attico, da Virgilio ad Orazio, a Stazio, a Marziale,ed a tanti imperatori romani.
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