CISTERNA ROMANA DIVENTA UN PORCILE
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28/02/2001 |
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Bacoli. Le vestigia archeologiche dei Campi Flegrei tornano alla ribalta e non nel modo migliore. Nonostante si parli da tempo di rinverdire i vecchi fasti attraverso uno sviluppo sostenibile del territorio, parte dell’ingente patrimonio monumentale dell’area flegrea versa nel degrado ed è danneggiato da insensibili cittadini.
È
questo il caso di un’antica cisterna, sita nel Parco Monumentale di
Baia a vincolo integrale e sotto la tutela della Sovrintendenza dei Beni
Archeologici di Napoli e Caserta. La cisterna di epoca imperiale,
ancorché ridotta a rudere, è addirittura diventata un ricovero per
maiali: un porcile, esattamente, con annesso letamaio ed abbeveratoio.
Il contadino ha persino scavato un buco nel muro per creare un utilissimo deposito per gli attrezzi da lavoro. Un altro vano è, invece, sfruttato come letamaio: il pavimento è letteralmente coperto da escrementi (impossibile dunque accedervi), utilizzati come concime naturale per le coltivazioni. Fasti
di una gloriosa e geniale civiltà, quella romana, sono dunque “infangati”
nell’accezione originaria dell’etimo. Il rudere, con soluzioni
murarie nel “opus incertum ed opus reticulatum”, è situato sul
sentiero di collegamento tra il Parco Monumentale e quello Archeologico,
ma non è segnato sulla mappa del Parco del 1996. Nella riproduzione
cartografica del ‘79 è rilevato, invece, come costruzione moderna.
In realtà, la cisterna romana serviva, molto probabilmente, ad alimentare, dal punto di vista idrico, il Tempio di Venere, che si trova appena a 400 metri di distanza, od una villa romana adiacente. Attualmente, la struttura – con segni murari ancora più antichi - riconducibili al primo secolo avanti Cristo, anziché prestarsi al rilancio turistico culturale e naturalistico della “Città Flegrea”, è occupata da grassi suini e mucchi di letame. Il
danno d’immagine è notevole. Maria Pirro
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