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Pianura: i Colli Leucogei |
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Le Colline Leucogèe, chiamate (un po pretenziosamente) anche Monti Leucogei, si estendevano ad est della Solfatara, ed erano compresi tra la Solfatara, ed i Monti Olibano, Ruspino, Spina, Dolce, S. Angelo e Astroni. Il toponimo Leucogeo significa terra bianca e deriva da un tipo di argilla bianca di cui è ricco questo territorio fin dall'antichità. Racconta Plinio il Vecchio che la Solfatara era ricca non solo di zolfo ma anche di una terra particolare che serviva per la preparazione dell' allume di rocca, tanto che, già allora, una zona del cratere era chiamata l'Allumiera. Dubois ci riferisce che sia la Solfatara, che le colline circostanti (i Leucogei), erano anche famose per la loro particolare qualità di creta bianca, che contiene solfato di calcio, e che permetteva, una volta polverizzata e mescolata al farro, di ricavare un'ottima alica, cioè quella che per i Romani era una spelta di buona qualità e con cui veniva prodotta anche una gradevole bevanda. Dai Leucogei, infine, si ricavava anche un famoso bianchetto, colore assai usato, un tempo, per la tintura. In tutti i casi, gli studiosi hanno denominato, indistintamente, questi rilievi sia Colli Leucogei che Monti dell'Allume. Anticamente, le miniere di zolfo dei Leucogei appartenevano a Napoli, ma, sotto Augusto, esse passarono a Capua, dietro un indennizzo ai Napoletani di ventimila sesterzi annui. Più tardi, i territori meridionali di Capua, compresi la Solfatara e Pianura, appartennero a Pozzuoli; poi Pianura ritornò a Napoli, che conservò sempre, invece, il possesso dei Leucogei. |