La guida dei Campi Flegrei

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MONTE DI PROCIDA

Monte di Procida è una delle località meglio esposte dell’intera regione flegrea, quindi naturalmente, più panoramica. Si gode da ogni suo punto, di una bellissima e sorprendente veduta, che si affaccia ora sul golfo di Pozzuoli e sui Campi Flegrei, con il Vesuvio ed il Faito che trapelano dalla foschia, o su Ischia, Procida e l’isolotto di S. Martino.

Nelle ore notturne lo scenario si fa notevolmente più bello, incantevole, ritengo non abbia nulla da invidiare a quello famosissimo, conosciuto in tutto il mondo, del golfo di Napoli visto dalle colline di Posillipo.

L’accesso a Monte di Procida è permesso, grazie a due strade principali.

La prima, la Panoramica, non poteva avere altro nome, congiunge il Comune di Bacoli con quello di Monte di Procida. Nel suo percorso offre ottiche di esposizione di rara bellezza. L’altra invece, quella che la collega a Torregaveta e quindi alla provinciale per Napoli, regala delle vedute quasi aeree delle zone circostanti, proponendo in sorprendente risalto il Lago Fusaro (Acherusia Palus), e la cosiddetta spiaggia romana e Cuma, sulla cui riva si vanno ad infrangere le irrequiete acque del mare.

E’ veramente uno spettacolo indescrivibile; la natura riesce ad essere ora dolce e carezzevole, ora violenta e austera.

Staccatasi amministrativamente dal comune di Procida, è autonomia locale dal 1907. Prende il nome, dal fatto che costituiva effettivamente l’altura più consistente del territorio procidano. Sulla sua denominazione, non vanno tuttavia dimenticate quelle tesi, che lo inquadrarono ora Monte di Cuma, ora Monte di Miseno.

… Storicamente in questo comune, si maturarono interessanti eventi, più importante fra i quali, resta proprio quello della rivolta contro il dittatore, golpista, cumano Aristodemo.

Gianni Picone “Da Posillipo a Cuma”


LA STORIA

… Da quando Monte di Procida era un immenso verde tappeto di viti e scrigno di rinomati vini, a quando deflagrò la costruzione appassionata della flotta dei miracoli – epica pagina di una generazione d’eroi e di un popolo – il ventaglio è completo nelle foto ricordo e nelle cartoline d’arte.

E in tanto fervore d’attività, in uno scenario da favola orientale, questa comunità, che restituì i sapori antichi del Falerno robusto e del delicato Ulbano, sontuosi vini di Cuma greco-romana, ha rinnovato non solo i fasti della flotta euboica, da cui sbarcarono i primi coloni dei Campi Flegrei e la fama di quella imperiale di Miseno, ma anche l’audacia spavalda dell’astuto Ulisse cui Dante fece dire:

“Nati non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e conoscenza …”,

quasi un manifesto degli uomini di mare, un simbolico motto degli uomini di fede e di coraggio.

… Lo stupore schietto per i paesaggi sublimi, quando ancora erano incontaminati, che sbocciano come corolle vangoghiane dal mare e dai laghi vicini, conservando la malia secolare dei misteri mitologici: sullo sfondo è Cuma, madre delle genti flegree e di Napoli metropoli, con la Sibilla sovrana maga.

Sull’altro versante si staglia Procida, l’isola delle radici profonde e sull’orizzonte si dispiega la collana di tutte le perle dell’arcipelago partenopeo.

Né mancano i fantasiosi primi piani dei quadri d’autore: si articolano le geometrie di guglie e dirupi tufacei, che ricordano ere di turbolenze vulcaniche e remoti sconquassi geologici, che partorirono favolosi bijou come l’isolotto di San Martino o lo splendore del giallo di Torregaveta e l’argento ceruleo del mare di Acquamorta, ai piedi della scabra parete collinare.

A ridosso della spiaggia, dove discese il leggendario Enea con la sua ciurma, fuggitivi dalla diruta Troia, l’argine alberato della “Selva Gallinaria” celava gli agguati pirateschi delle milizie di Sesto Pompeo, in guerra contro Cesare Ottaviano (Strabone, Geografia, IV, 4). La selva si allungava “per molti stadi, senz’acqua e sabbiosa”, sino alle falde occidentali del Monte.

Qui naufragarono, tra gli scogli, alcune navi di Ottaviano, nel 38 a.C., trafitte dai rostri nemici. Fu così che il futuro Augusto toccò la terra scoscesa del Monte, “non lontano da Cuma. Saltò dalla nave sui sassi e sui massi rocciosi e, raccolti man mano dal mare chi si salvava a nuoto, li conduceva sulla retrostante montagna” (Appiano, Le guerre civili, V, 85-86, paragrafi 359-369).

… C’è Monte Grillo con le ombre di morbida frescura e le case bianche di calce e di luce, che infondono un senso di intima gioia paesana e di pulizia.

… la popolazione del Monte, compresa Cappella, raggiungeva i 3665 abitanti, ufficialmente registrati nel censimento del 1881. Disponeva di 25 strade, di cui due provinciali, 11 comunali e 9 vicinali: per una complessiva lunghezza di Km 13,785, dei quali 1,538 in basolato di pietre vulcaniche.

… Il gemellaggio tra le città d’Itaca e Monte di Procida ha segnato un altro magic moment nella storia della cittadina flegrea. Era destino che le due comunità, che vantavano forse la più antica e la più nuova tradizione marinara del Mediterraneo, s’incontrassero sulla rotta dell’impareggiabile Ulisse, l’emblema stesso del coraggio e dell’intelligenza. Forse più facilmente si potrà adesso ritrovare il modo di unire e celebrare le glorie del passato con la tanta auspicata traversata, che dai porti dell’antica Cuma approdi alla scogliosa Itaca della leggenda omerica.

Gianni RACE “Immagini dal passato”

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