comunicato stampa del CNR
Alzheimer: un vaccino per non dimenticare
Lo hanno brevettato i ricercatori di due strutture del Consiglio nazionale
delle ricerche (Cnr): l’Istituto di genetica e biofisica (Igb) e l’Istituto di
biochimica delle proteine (Ibp). Agisce producendo anticorpi contro il
beta-amiloide, un peptide coinvolto in questa forma di demenza. Lo studio è
stato pubblicato sulla rivista ‘Immunology and Cell Biology’.
Si chiama (1-11)E2 ed è un vaccino di nuova generazione, capace di innescare una
risposta immunitaria contro il beta–amiloide, un peptide che si accumula nel
cervello dei malati di Alzheimer, causando danni alla memoria e alle capacità
cognitive. A realizzarlo, due istituti napoletani del Consiglio nazionale delle
ricerche: l’Istituto di genetica e biofisica (Igb-Cnr) e l’Istituto di
biochimica delle proteine (Ibp-Cnr). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista
Immunology and Cell Biology.
La molecola, per la quale è stato appena concesso il brevetto italiano e per cui
è stata depositata una domanda di brevetto internazionale, consiste in una
proteina chimerica, ottenuta cioè dalla fusione di due proteine diverse: un
piccolo frammento del peptide beta-amiloide, coinvolto nell’Alzheimer, unito con
una proteina batterica. La sostanza è capace, in provetta, di auto-assemblarsi
formando una struttura simile a un virus per forma e dimensioni.
“Sono ormai 10 anni che ricercatori di tutto il mondo stanno esplorando la
possibilità di prevenire l’Alzheimer con un vaccino: le prime sperimentazioni
sull’uomo hanno acceso molte speranze, ma anche evidenziato possibili effetti
collaterali gravi, che ne impediscono l’utilizzo”, spiega Antonella Prisco,
dell’Igb-Cnr, coordinatrice della ricerca. “Usando il bagaglio di esperienze
accumulato, abbiamo messo a punto la molecola (1-11)E2, cercando di minimizzarne
i rischi per l’organismo e di ottimizzarne l’efficacia terapeutica”.
La sperimentazione è attualmente nella fase pre-clinica, che prevede la
somministrazione del vaccino a topi normali. Il passo successivo consiste nel
testare l’efficacia terapeutica e i possibili effetti collaterali in topi
transgenici che sviluppano una patologia simile all’Alzheimer.
“Il vaccino che abbiamo prodotto induce rapidamente una forte risposta
anticorpale contro il peptide beta-amiloide e polarizza la risposta immunitaria
verso la produzione di una citochina anti-infiammatoria, l’interleuchina-4,
confermando le proprietà immunologiche auspicate”, precisa la ricercatrice
dell’Igb-Cnr. “Attualmente si ricorre ampiamente ai vaccini per prevenire le
malattie infettive, ma anche una patologia come l’Alzheimer potrebbe essere
prevenuta o curata mettendo in atto un processo simile”, conclude
Piergiuseppe De Berardinis dell’Ibp-Cnr. “Il vaccino induce la produzione di
anticorpi, questi ultimi si legano al peptide che causa la malattia, favorendone
così l’eliminazione. Ora stiamo lavorando sui ‘carrier’, molecole o
micro-organismi utili a convogliare la risposta immunitaria sui bersagli
desiderati”.
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CRISI “CANTIERI DI BAIA”:
AZIENDA E LAVORATORI RICEVUTI DAL SINDACO
SCHIANO: SIAMO VIGILI SU QUANTO STA ACCADENDO
Nella giornata di ieri il sindaco di Bacoli Ermanno Schiano ha ricevuto presso
la sala Giunta del Comune una delegazione di dipendenti e i vertici aziendali
dei “Cantieri di Baia”. L’incontro era stato chiesto dal primo cittadino
preoccupato per lo stato di agitazione indetto nei giorni scorsi dai lavoratori
dell’azienda finiti in cassa integrazione. Un tavolo di confronto durante il
quale si è affrontata la problematica che vede da una parte l’azienda in
difficoltà per la grave crisi che sta investendo l’intero settore nautico;
dall’altra i lavoratori che temono la perdita del proprio posto di lavoro.
Durante l’incontro l’amministratore delegato dei “Cantieri di Baia” Alessandro
Capasso e il dirigente Roy Capasso pur sottolineando le difficoltà che l’azienda
sta vivendo si sono detti disponibili ad avviare un percorso per arginare la
crisi e salvaguardare i posti di lavoro «Siamo vigili su quanto sta accadendo
– afferma il sindaco Ermanno Schiano – Purtroppo ci troviamo di fronte ad un
grave periodo di crisi che investe l’intero settore. Da parte nostra c’è tutta
la solidarietà e la vicinanza sia nei confronti dei lavoratori, ai quali vanno
garantiti gli stipendi, e sia nei confronti dell’azienda, che nonostante il
periodo di crisi, si è detta pronta ad attivare un percorso per salvaguardare i
propri dipendenti».
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Comune di
Bacoli
http://www.comune.bacoli.na.it/
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comunicato stampa del CNR
La senescenza cellulare non ferma il tumore
La senescenza cellulare che
avviene spontaneamente nelle cellule di melanoma non ne arresta la crescita. A
evidenziarlo uno studio realizzato da un team di ricercatori di Cnr, Università
di Milano e Cornell University. I risultati, appena pubblicati su PLoS
Computational Biology, accertano anche la presenza delle staminali tumorali nel
melanoma, responsabili della sua crescita e quindi potenziali obiettivi
terapeutici.
Le cellule tumorali, inserite in
un ambiente nutritivo e di crescita adatto, tendono a proliferare
indefinitamente. Questo ha fatto supporre che la senescenza cellulare potesse
rappresentare una barriera alla loro crescita. Una collaborazione
interdisciplinare tra l’Istituto per l’energetica e l’interfasi del Consiglio
nazionale delle ricerche di Milano (Ieni-Cnr), l'Università di Milano e la
Cornell University (Usa) ha mostrato come la senescenza cellulare, che avviene
spontaneamente nelle cellule di melanoma, non ne arresta la crescita. I
risultati dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista open access
PLoS Computational Biology.
“Il lavoro ha cercato di esplorare la relazione tra il melanoma e la senescenza
cellulare, ovvero il processo naturale per cui le cellule, invecchiando,
smettono di dividersi”, spiega Stefano Zapperi dello Ieni-Cnr. “Da qui l’idea di
seguire la crescita in vitro di cellule di melanoma, monitorando il numero di
quelle senescenti. Dopo tre mesi, effettivamente, la crescita ha cominciato a
rallentare e la maggioranza delle cellule sono diventate senescenti, ma senza
che il processo di crescita si arrestasse mai completamente. Infatti, subito
dopo è ripreso alla velocità iniziale, mentre le cellule senescenti sono
progressivamente scomparse”.
Una consistente presenza di cellule senescenti è stata osservata nei tumori
ottenuti in topi immunocompromessi (con sistema immunitario modificato).
“Successivamente è stato sviluppato un modello matematico per spiegare meglio
tale processo, basato sull'ipotesi che all'interno del tumore sia presente una
piccola frazione di cellule staminali tumorali che si divide indefinitamente,
senza andare in senescenza”, aggiunge Zapperi. “Oltre a riprodursi, queste
cellule originano una vasta popolazione di cellule tumorali ordinarie, che si
dividono solo per un certo numero di volte prima di diventare senescenti”. Il
modello è stato confrontato con i dati sperimentali, permettendo di riprodurre
quantitativamente sia le curve di crescita, sia l'evoluzione del numero delle
cellule senescenti.
“Tale modello fornisce una conferma indiretta della presenza di cellule
staminali tumorali nel melanoma, una questione ancora dibattuta e facilmente
estensibile ad altri tumori in cui la presenza di staminali tumorali è invece
assodata”, prosegue il ricercatore. “Benché una gran parte delle cellule
tumorali possano andare in senescenza, indurre tale processo non sembra una
strategia terapeutica promettente, visto che queste cellule risultano
irrilevanti per la crescita del tumore. Simulazioni del modello mostrano che
accelerare la senescenza porterebbe solo a una scomparsa temporanea del tumore,
che poi ricomincerebbe a crescere sostenuto dalle cellule staminali tumorali”.
L’accertata presenza di queste cellule nel melanoma potrebbe però aiutare a
sviluppare nuovi metodi per curare questo tipo di tumore. “La sfida è superare
la resistenza alla senescenza delle staminali tumorali e sviluppare metodi che
colpiscano specificamente queste cellule”, conclude Zapperi.
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comunicato stampa del CNR
Aumento della CO2, pesci a rischio
Due studi condotti dall’Iamc-Cnr
indagano gli effetti negativi sugli organismi marini degli elevati livelli di
anidride carbonica negli oceani: disfunzioni nello spostamento e
nell’allontanamento dai predatori. Le ricerche sono pubblicate su Biology
Letters e Nature Climate Change.
La concentrazione di anidride
carbonica negli oceani è in continuo aumento, con potenziali conseguenze
negative sulla vita degli organismi marini. Due recenti ricerche, condotte da
Paolo Domenici dell’Istituto per l’ambiente marino e costiero del Consiglio
nazionale delle ricerche di Oristano (Iamc-Cnr) con i ricercatori della James
Cook University e dell’ Università di Oslo, evidenziano effetti deleteri e
rischiosi sui pesci, come la perdita della naturale tendenza a spostarsi
preferenzialmente su un lato davanti a un ostacolo e di quella ad allontanarsi
dall’odore di un predatore.
“Il primo studio, effettuato nella barriera corallina australiana e pubblicato
su Biology Letters, dimostra con i livelli di CO2 previsti nel 2100 la perdita
della lateralizzazione, ovvero della preferenza per il lato destro o sinistro
durante gli spostamenti quando si trovano davanti a un ostacolo”, spiega
Domenici. “Un altro, appena pubblicato su Nature Climate Change, rileva che i
pesci invertono la capacità di allontanarsi dall’odore di un predatore, con
ovvie e pericolose conseguenze per la loro sopravvivenza”.
Alcuni studi avevano dimostrato gli effetti negativi dell’aumento di anidride
carbonica negli oceani per gli organismi con gusci calcarei e le alterazioni
sensoriali indotte da tale fenomeno nei pesci. “Ora abbiamo scoperto che queste
disfunzioni comportamentali, di cui non si conosceva il meccanismo, sono dovute
al malfunzionamento del GABA-A, un recettore del sistema nervoso centrale con
fondamentali effetti su diversi tipi di neuroni che dipende dalle quantità
relative di ioni quali cloro e bicarbonato, a loro volta alterate
dall’esposizione a livelli elevati di CO2”, prosegue il ricercatore Iamc-Cnr.
I ricercatori hanno dimostrato tale meccanismo mediante un esperimento: “Dopo
essere stati sottoposti alla alta concentrazione di anidride carbonica, i pesci
venivano esposti alla gabazina, una sostanza che blocca il recettore GABA-A:
dopo trenta minuti di trattamento tornavano a sfuggire ai predatori e
riguadagnavano la loro preferenza laterale”, conclude Domenici. “Poiché tale
recettore è quasi universalmente presente nel sistema nervoso centrale degli
organismi è perciò possibile che l’incremento negli oceani della CO2, aumentata
del 40% negli ultimi due secoli e stimata per la fine del secolo tra 700-900
parti per milione contro le attuali 380 ppm, abbia enormi conseguenze sul
comportamento e la sopravvivenza di numerose specie marine”.
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NUOVI MECCANISMI PER PRESERVARE LE OSSA DA OSTEOPOROSI, METASTASI E ALTRE
MALATTIE
Uno studio
dell’Università de L’Aquila e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma
individua nuovi meccanismi che ci fanno comprendere come funzionano le ossa.
La salute delle ossa è di
fondamentale importanza per poter condurre una vita normale già dall’infanzia:
uno studio condotto dall’Università de L’Aquila in collaborazione con l’Ospedale
Pediatrico Bambino Gesù di Roma e pubblicato su Nature Communications, indica
che esistono nuovi meccanismi che regolano in modo assai complesso il
metabolismo delle cellule presenti nelle ossa.
L’obiettivo dello studio era comprendere come alcuni fattori importanti per le
cellule ossee lavorassero in maniera coordinata per permettere una normale
funzione del tessuto e come questi fossero alterati in una serie di patologie
che vedono coinvolto lo scheletro. «Da molti anni, in collaborazione con il
Prof. Fabrizio De Benedetti, Responsabile della Reumatologia dell’Ospedale
Pediatrico Bambino Gesù, studiamo il ruolo svolto da una molecola nota come IL-6
nelle malattie infiammatorie dei bambini, le quali purtroppo riducono la loro
crescita e li predispongono allo sviluppo di osteoporosi in età precoce» spiega
Anna Maria Teti, coordinatrice del lavoro. «In questo studio abbiamo dimostrato
che l’IL-6 non lavora da sola, ma lo fa insieme ad una molecola importante per
la funzione delle cellule ossee che si chiama c-Src, e lo fa in modo molto
complesso, con l’intervento di almeno un’altra molecola nota come IGFBP5». Le
condizioni delle ossa sono estremamente importanti per una crescita armonica e
per la salute generale sia dei bambini che degli adulti, in quanto una buona
funzione dello scheletro influenza positivamente la funzione di tutti gli altri
organi del corpo umano.
«L’aspetto forse più interessante» aggiunge Fabrizio De Benedetti «è che se
inibiamo nel topo la proteina c-Src, l’osso ritorna normale anche se l’IL-6
rimane elevata. Questo è particolarmente importante visto che sono attualmente
in sperimentazione farmaci sia contro l’eccesso di IL-6 sia contro c-Src che un
domani potrebbero essere utilizzati anche nell’uomo».
«Il meccanismo con cui l’IL-6 media questo fenomeno è una sorta di
sbilanciamento nel normale ricambio dell’osso» dice Barbara Peruzzi che ha
ideato lo studio e condotto gli esperiementi. «In condizioni normali le nostre
ossa sono sottoposte a due eventi contrapposti: la distruzione del tessuto
vecchio, mediata da cellule chiamate osteoclasti, e la formazione di nuovo
tessuto, causata invece dagli osteoblasti. Nelle persone sane fra questi due
eventi c’è un equilibrio perfetto, mentre il nostro studio ha evidenziato che in
presenza di elevati livelli di IL-6, tramite le alterazioni di c-Src e di
IGFBP5, le ossa di animali da esperimento vanno incontro ad osteoporosi».
«Un altro aspetto a nostro avviso importante» sottolinea Barbara Peruzzi «è che
questo nuovo meccanismo sembra avere un ruolo cruciale anche in cellule diverse
da quelle ossee, come cellule tumorali e cellule coinvolte nei processi
d’infiammazione. A tal proposito, nel nostro lavoro dimostriamo come
l’inibizione di c-Src riduca notevolmente la formazione di metastasi ossee e
l’induzione di processi infiammatori in esperimenti su topi, lasciandoci sperare
che il nostro studio possa fornire benefici tangibili anche per le malattie
umane di tipo oncologico e su base infiammatoria. Inoltre, abbiamo ottenuto dati
preliminari che indicano come queste molecole possano essere determinanti anche
nell’insorgenza di un tumore pediatrico molto aggressivo, l’osteosarcoma, grazie
ai quali abbiamo ottenuto un finanziamento triennale dalla Fondazione Italiana
per la Ricerca sul Cancro».
«La validità scientifica del nostro lavoro» spiega la Prof. Teti «è stata
riconosciuta a livello internazionale con inviti a presentare i dati ottenuti a
congressi internazionali e con premi quali “Young Investigator Award” e
“President’s Poster Competition Award” conferiti alla Dott.ssa Peruzzi
rispettivamente in Danimarca ed in California. Inoltre, questo studio è stato
finanziato da una borsa di studio per la Dott.ssa Peruzzi, attribuitagli dalla
“European Calcified Tissue Society”, e da finanziamenti europei».
«Siamo particolarmente orgogliosi che una così prestigiosa ricerca sia stata
svolta presso il nostro dipartimento», sostiene il Prof. Edoardo Alesse,
Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università dell’Aquila,
«soprattutto dopo un periodo così complicato come quello post-terremoto. Siamo
anche particolarmente grati all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in particolare
al Direttore Scientifico, Prof. Bruno Dallapiccola, ed al coordinatore dell’area
di ricerca di Medicina Rigenerativa, Prof. Maurizio Muraca, per aver affiancato
la Prof. Teti e la Dott.ssa Peruzzi nello svolgimento di un così delicato
progetto in un momento per noi tanto difficile». Gli fa eco la Prof. Silvia
Bisti, Preside della Facoltà di Biotecnolgie dell’Università de L'Aquila presso
la quale Anna Maria Teti presta servizio. «Il gruppo coordinato dalla Prof. Teti
ha lavorato alacremente a questo progetto, senza interrompere le attività
nonostante le condizioni ambientali causate dal terremoto fossero così
sfavorevoli» commenta la Prof. Bisti. «Non si può non essere orgogliosi di
questo risultato».
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Ospedale
Pediatrico Bambino Gesù - IRCCS
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comunicato stampa del CNR
Alzheimer? È una specie di diabete
Uno studio di biologi e
biofisici del Cnr e dell’Università di Palermo indaga sui meccanismi che legano
la malattia alla riduzione di insulina, aprendo la possibilità di individuare
nuovi farmaci mirati. La ricerca è pubblicata su Aging Cell.
A mettere in luce i meccanismi
molecolari comuni al morbo di Alzheimer e al diabete di tipo II, la ricerca
‘Insulin activated Akt rescues Aβ oxidative stress-induced cell death by
orchestrating molecular trafficking’, nata dalla collaborazione tra gli Istituti
di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) e di biofisica (Ibf) del
Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Palermo e il dipartimento di Fisica
dell’Università di Palermo. Al centro dello studio, pubblicato su Aging Cell,
gli effetti della somministrazione di insulina su un modello di cellule
neuronali, precedentemente trattate con piccoli aggregati della proteina
beta-amiloide (A-beta), coinvolta nell'eziopatogenesi della malattia di
Alzheimer.
“Uno studio statunitense aveva evidenziato come pazienti con valori elevati di
glicemia avessero una probabilità dell’85% di ammalarsi di Alzheimer, allungando
così l’elenco delle patologie associate al diabete, che già include disturbi
cardiaci, renali, visivi e neurologici”, spiega Daniela Giacomazza dell’Ibf-Cnr.
“In seguito è stato osservato che i pazienti affetti da Alzheimer presentavano
una riduzione di insulina (ormone responsabile dell’assorbimento del glucosio a
livello cellulare) tanto che si sarebbe potuto definire tale morbo un ‘diabete
di tipo III’”.
Da qui l’idea di indagare su eventuali meccanismi molecolari comuni alle due
patologie. “Alla base dell’insorgenza dell’Alzheimer vi è un’eccessiva
produzione della proteina A-beta nelle cellule cerebrali, che andando ad
accumularsi negli spazi intercellulari forma delle vere e proprie placche che
sono una delle principali cause della progressiva degenerazione cellulare”,
prosegue Marta Di Carlo dell’Ibim-Cnr.
Lo studio mostra che la somministrazione di insulina, in un sistema in vitro,
rende reversibili tali effetti. “Dopo essersi legata al suo recettore sulla
membrana dei neuroni, l’insulina provoca una serie di reazioni biochimiche che
hanno come molecola chiave Akt, una proteina che attiva una cascata di eventi,
tra cui la sua traslocazione dal citoplasma al mitocondrio, che annullano
l’effetto degenerativo di A-beta”, prosegue Di Carlo. “In pratica, dopo il
trattamento con l’insulina, i neuroni danneggiati sono capaci di riprendere la
loro morfologia e ripristinare le funzioni compromesse”.
“Questa ricerca”, conclude Marta Di Carlo, “apre la possibilità di individuare
nuovi farmaci che, agendo in maniera mirata su Akt o sulle molecole da essa
attivate, possono essere utilizzati nella prevenzione e terapia dell’Alzheimer”.
Questo disordine neurodegenerativo, ultimamente associato al diabete di tipo II,
si manifesta generalmente tra i 60 e i 75 anni ed è una delle maggiori cause
della ‘demenza senile’: colpisce più di un milione di individui in Italia e
circa 30 nel mondo, un numero destinato a crescere.
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comunicato stampa del CNR
La nicotina espande la memoria
Questa sostanza aumenta la
capacità della ‘working memory’, limitando però alcuni processi della scelta del
movimento nel cervello umano. A dirlo uno studio dell’Ibfm-Cnr e dell’Università
di Milano-Bicocca che suggerisce l’utilizzo della nicotina nel contrastare i
disturbi mnestici e le discinesie motorie del morbo di Parkinson.
La nicotina è in grado di
espandere le capacità della cosiddetta ‘memoria di lavoro’ o working memory,
limitando però alcuni processi legati alla scelta e all’avvio del movimento nel
cervello umano. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Istituto di
bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr)
di Milano-Segrate in collaborazione con Alice Mado Proverbio, docente di
Psicobiologia dell’Università di Milano-Bicocca. L’indagine è stata presentata a
Washington, al Congresso mondiale della Society for Neuroscience.
“I risultati confermano le scoperte della ricerca neurobiologica sui modelli
animali, che evidenziano il ruolo cruciale della nicotina nel trattamento dei
principali sintomi del Parkinson, come i disturbi della memoria e le discinesie
motorie”, spiega Alberto Zani, ricercatore Ibfm-Cnr di Milano-Segrate. “In
particolare, sono stati osservati un gruppo di non-fumatori e uno di giovani
fumatori (7-20 sigarette per die; concentrazione plasmatica minima di nicotina =
0,062 mg), bilanciati dal punto di vista dello stato psicofisico e del livello
culturale”.
La sperimentazione si è svolta in più prove. “Per testare i meccanismi cerebrali
di orientamento selettivo dell’attenzione visuo-spaziale e misurare il tempo di
reazione, i partecipanti dovevano mantenere la fissità dello sguardo, prestare
attenzione a stimoli presentati in punti diversi dello spazio visivo,
previamente segnalati, e rispondere premendo un tasto”, continua Zani. “Per
indagare la memoria di lavoro, cioè il ‘magazzino’ che ospita temporaneamente le
informazioni appena apprese al fine di riutilizzarle, durante l’esecuzione di un
compito di attenzione spaziale, i volontari dovevano contare a ritroso, partendo
da grossi numeri e sottraendo tre cifre alla volta, ad esempio 17.898, 17.895,
17.892, e cosi via. Nel compito mirato alla pianificazione, invece, i
partecipanti erano obbligati a fare una scelta motoria, premendo il più
velocemente possibile un tasto con l’indice o con il medio, in base a stimoli
diversi”.
Durante l’esecuzione dei compiti, l’attività bioelettrica cerebrale dei
volontari, denominata Erp (Potenziali correlati ad eventi), veniva registrata
utilizzando 128 sensori. “Questo ha consentito di monitorare il variare della
funzionalità cerebrale in funzione dei compiti e della stimolazione visiva”,
spiega Alice Mado Proverbio. “Nel compito d’attenzione visuo-spaziale non si è
registrata alcuna differenza tra i due gruppi nella velocità di risposta agli
stimoli. Nel doppio compito attentivo-mnemonico i fumatori, in media, sono stati
50 millisecondi più veloci, mostrando anche molte meno omissioni di risposta.
Questo gruppo, però, risultava di circa 100 millisecondi più lento nel compito
di programmazione e decisione motoria”.
Grazie alla tecnica Loreta (Low resolution electromagnetic tomography) “è stato
poi possibile, con immagini di risonanza magnetica tridimensionali, evidenziare
il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell’emisfero
destro nella capacità di gestire un aumento del carico di lavoro e
nell’espansione della working memory, indotte dai livelli plasmatici di
nicotina”, continua Zani. “Questi risultati rappresentano un’importante evidenza
sull’uomo che si accorda con gli studi di manipolazione genetica nell’animale
secondo i quali topi knokout privi della sub-unità a5 dei recettori nicotinici,
densamente presenti nella corteccia prefrontale, manifestano un deficit
attentivo-mnemonico in condizioni di carico di lavoro mentale, rispetto ai topi
normali, nonostante il trattamento con nicotina. Si apre quindi un’interessante
prospettiva per l’utilizzo terapeutico della nicotina non soltanto per le
discinesie, ma anche per i problemi di memoria del Parkinson. Questo è il primo
studio a mostrare effetti sulla memoria nell'uomo da parte di questa sostanza,
che possono trovare utili applicazioni nel trattamento, non solo del Parkinson,
ma anche dell'Alzheimer".
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comunicato stampa del CNR
Giocano d’azzardo quattro italiani su dieci
Un nuovo studio dell’Ifc-Cnr
sul gambling pubblicato su Springer Science. Dalla ricerca emerge che il
giocatore a rischio è maschio, con bassa scolarizzazione e incline ad alcol e
fumo. I giovani la categoria più problematica. Il fenomeno è in costante
crescita in tutta Europa.
Il giocatore tipo è un maschio,
con la licenza media inferiore, che beve alcolici e fuma. Ma la categoria più a
rischio è quella dei giovani giocatori, che abusano anche di farmaci come i
tranquillanti. È quanto emerge da una ricerca dell’Istituto di fisiologia
clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), pubblicata su Springer
Science.
“Il 42% della popolazione campionata nelle fasce di età 15-24 e 25-64 ha
giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi. In
proporzione, possiamo considerare circa 17 milioni di persone coinvolte dal
gioco d’azzardo, una sorta di epidemia sociale che condiziona molte famiglie
italiane”, spiega Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr, coordinatrice della
ricerca. “Dichiara di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi
il 36% dei 15-24enni (equivalente a 2,2 milioni di giovani adulti), composto dal
27% di cosiddetti giocatori sociali e dal 9% di problematici, questi ultimi
corrispondenti a 500 mila persone”.
Quindi, sebbene giochino meno in generale, i giovani presentano più
frequentemente rispetto agli adulti situazioni di gioco problematico. “Negli
adulti coloro che affermano di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici
mesi sono il 45% (in proporzione 15 milioni), tra il 37% che non presenta
criticità e l’8% classificato tra i problematici”, prosegue Molinaro.
Ad essere più esposta, secondo lo studio del Cnr Ipsad-Italia 2007-2008, è la
popolazione maschile, in entrambe le fasce di età. “Gli uomini giocatori sono
il 56% tra i 15-24enni e il 54% tra gli adulti. Il 10% dei giovani maschi
giocatori rischia di sviluppare dipendenza da gioco d’azzardo, cioè cinque volte
di più rispetto alle coetanee, anche se la popolazione femminile ha probabilità
doppia di cadere nel gioco problematico rispetto agli uomini nella fascia 25-64”,
aggiunge la ricercatrice dell’Ifc-Cnr. Ma a cosa è dovuta la predominanza
maschile? “Una possibile spiegazione va ricercata nel marketing, orientato
soprattutto verso i maschi, con un’offerta vasta di scommesse sportive, poker
on-line, slot-machine. Solo di recente la pubblicità si rivolge alle donne con
giochi come il bingo, gratta e vinci, lotto, superenalotto”.
Anche il livello di istruzione e la concomitanza di altre problematiche ha la
sua influenza, soprattutto nella fascia giovanile. “I giocatori 15-24enni in
possesso della sola licenza media inferiore, uomini e donne, cadono maggiormente
nella dipendenza rispetto a chi ha conseguito la laurea. Inoltre, tra i giovani
che usano tranquillanti tale possibilità è tripla, mentre per chi fuma oltre 11
sigarette e per chi ha un profilo di alcolismo è doppia”, conclude Molinaro.
“Nel complesso, valutando l’impennata nella spesa per il gioco d’azzardo
degli ultimi anni è necessario considerare, a prescindere dai benefici generati
dall’attività del comparto, che per una fetta consistente della popolazione il
gioco d’azzardo è una dipendenza da contrastare con opportune azioni”.
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Malattie dell’apparato urinario:
per gli esperti del Bambino Gesù la cura mininvasiva è questione di “atmosfere”
La tecnica
innovativa pubblicata sul Journal of Endourology
Dura pochi minuti e può essere
eseguita su bambini piccolissimi - al di sotto dell’anno di età – la tecnica
mininvasiva per la cura risolutiva del megauretere messa a punto dagli esperti
dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, i cui risultati sono stati pubblicati sul
Journal of Endourology: si tratta del primo articolo tecnico sul tema nella
letteratura internazionale.
Il megauretere – patologia che colpisce circa l’1,3% dei neonati – consiste
nella dilatazione del condotto (uretere) che collega il rene con la vescica a
causa del restringimento della giunzione vescico-ureterale, cioè del tratto
dell’uretere che entra nella muscolatura della vescica. Nei casi più gravi
l’urina non defluisce correttamente e l’uretere che la contiene si dilata a
dismisura, mettendo così in pericolo la funzionalità del rene.
Per risolvere il problema sin dai primissimi mesi di vita con evidenti vantaggi
per il piccolo paziente - assenza di incisioni chirurgiche, brevissima degenza
ospedaliera e ripresa funzionale immediata - all’Ospedale Pediatrico Bambino
Gesù è stata sviluppata la tecnica che consiste nell’inserimento endoscopico di
un piccolo catetere con l’estremità a palloncino nel tratto ristretto
dell’uretere. Il palloncino viene successivamente gonfiato con un mezzo di
contrasto fino a raggiungere la pressione di 12-15 atmosfere per 5-10 minuti: il
tempo necessario alla disostruzione definitiva.
La “dilatazione endoscopica con catetere a palloncino” è stata realizzata per la
prima volta al mondo proprio al Bambino Gesù su una casistica omogenea di 9
bambini con megauretere ostruttivo di alto grado (15-22 mm di dilatazione),
tutti di età inferiore ai 12 mesi.
Questo metodo sostituisce efficacemente il trattamento tradizionale che consiste
nell’eliminazione chirurgica (sconsigliata nel primo anno di vita per il rischio
di compromettere il futuro buon funzionamento della vescica) del tratto
ristretto e nel successivo reimpianto dell’uretere ridotto di calibro,
anticipando significativamente l’età in cui è possibile intervenire per la
soluzione definitiva e mininvasiva del problema.
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Pediatrico Bambino Gesù - IRCCS
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comunicato stampa del CNR
L’età di un reperto? La svela il laser infrarosso
Realizzato dall’Ino-Cnr il
primo apparato sperimentale che rivela per via ottica la concentrazione di
radiocarbonio, elemento utilizzato per datare ritrovamenti organici. La
strumentazione, economica e maneggevole, rivela molecole in quantità
particolarmente basse con ricadute in settori come medicina, sicurezza e
ambiente.
Il calcolo della quantità residua
di carbonio 14 (14C) o radiocarbonio è da oltre trent’anni uno dei metodi più
diffusi per stabilire l’età dei reperti archeologici di origine organica - quali
legno, carta, ossa, tessuti - mediante gli spettrometri di massa. Tali
apparecchiature, costose e imponenti, sono però disponibili solo nei più grandi
e attrezzati laboratori di fisica nucleare. Un’alternativa vantaggiosa e
soprattutto pratica giunge ora dalla strumentazione basata sulla luce laser
infrarossa messa a punto dall’Istituto nazionale di ottica del Consiglio
nazionale delle ricerche (Ino-Cnr) di Firenze.
Il radiocarbonio, come il normale carbonio, entra a far parte degli organismi
viventi attraverso la respirazione e l’alimentazione, ma essendo radioattivo
dopo un certo tempo sparisce, trasformandosi in azoto. Poiché con la morte se ne
interrompe l’assunzione, da quel momento la sua quantità nell’organismo
diminuisce progressivamente, rendendolo un eccellente ‘orologio’ per misurare
l’età di reperti contenenti materiali di origine biologica.
“Nell’analisi con spettrometri di massa, ciascun atomo di carbonio deve essere
‘estratto’ dalla molecola di anidride carbonica che lo contiene e che viene
prodotta con la combustione dei reperti. Poiché in natura solo una molecola ogni
mille miliardi contiene radiocarbonio invece di carbonio ‘normale’, è però
necessaria una grande sensibilità per misurarne la quantità” spiega Paolo De
Natale, direttore dell’Ino-Cnr. “Con la nuova tecnica, invece, è possibile
misurare direttamente il numero di molecole che contengono l’atomo di
radiocarbonio. Il sistema proposto occupa inoltre uno spazio di quasi 100 volte
inferiore ed è più economico di almeno 10 volte rispetto agli apparecchi finora
utilizzati”.
“La nuova metodologia si basa su una tecnica spettroscopica ad altissima
sensibilità, denominata Scar (saturated-absorption cavity ring-down) e
pubblicata su Physical Review Letters dal nostro team un anno fa”, continua
Davide Mazzotti, coautore dello studio. “Potrà consentire la rivelazione di
molecole in concentrazione estremamente ridotta, con importanti ricadute in
settori quali il monitoraggio dei cambiamenti climatici, il controllo
dell’inquinamento ambientale, la ricerca medica, la rivelazione di sostanze
tossiche o pericolose, ad esempio per la sicurezza di porti e aeroporti. O per
raffinati test delle attuali teorie di fisica fondamentale”.
Per raggiungere una tale sensibilità, i ricercatori hanno utilizzato luce laser
infrarossa, invisibile all’occhio umano ma assorbita con particolare facilità
dalle molecole. L'esperimento è stato realizzato dal gruppo di ricerca Ino-Cnr
presso lo European Laboratory for Nonlinear Spectroscopy (Lens) di Sesto
Fiorentino.
“La radiazione infrarossa viene riflessa tra due specchi tra i quali è contenuto
il gas da analizzare. In questo modo la luce attraversa migliaia di volte le
stesse molecole di anidride carbonica da misurare, che equivale a moltiplicare
per migliaia di volte la quantità di molecole disponibili e ad aumentare così la
‘sensibilità’ di misura”, conclude il primo autore, Iacopo Galli.
Per
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C’è particolarmente bisogno di
auguri per i Campi Flegrei quest’anno. Quando si era ragazzi si andava dal porto
di Pozzuoli alle spiagge di Lucrino e di Miseno, alla panoramica di Monte di
Procida o all’acropoli di Cuma, in estate ma anche in primavera e in inverno,
con la sensazione di vivere in un paradiso i cui confini naturali non
coincidevano con quelli amministrativi; le interruzioni del nostro vivere
flegreo dovute ai capricci della terra instabile non riuscivano a cancellare il
piacere che accompagnava la fruizione della bellezza dei luoghi tra colline e
mare: “La città vulcanica si dondola e si scuote una volta per generazione, per
non lasciarne una priva di addiaccio e di racconti, a ragionare le scosse sotto
le stelle” (Erri De Luca). Nel nostro andirivieni giovanile, per dirla con i
versi di Michele Sovente: “S’immaginava qualcosa di assolutamente bello./ Le
cose sono andate poi come si vede./ Qualche volta ci si consola dicendo che è
colpa della vista: ingannevole lacunosa/ Comunque bisogna pur sempre convivere –
puntualmente si conclude – con la fragilità che non illude”. Ora c’è una piazza
intitolata a Michele Sovente, come è giusto che sia, con una lapide in cui ci si
poteva risparmiare un po’ di retorica che non credo sarebbe piaciuta a Michele:
‘fulgido esempio etc.’: ma si sa i Sindaci hanno spesso più dimestichezza con la
retorica che non con la poesia. Dunque, nei Campi Flegrei lo sciupio delle
risorse umane, naturali e storiche, ancora prevale sulla sua valorizzazione;
neanche lontanamente immaginabile appare al desolante spettacolo della politica
flegrea, in cui un’amministrazione cade dietro l’altra, un Comune dei Campi
Flegrei; una visione localistica, che contempla il proprio orticello credendolo
il centro del mondo, impedisce di vedere come oggi potrebbe essere feconda
l’invenzione di una simile convergenza. Già di fatto alcune funzioni,
istituzioni, sono unite e richiederebbero una gestione comune: si doveva pensare
ad un patto tra le comunità locali flegree essenzialmente finalizzato ad una
crescita dello sviluppo economico, ad un miglioramento dei servizi, ad una
migliore capacità di difendere e promuovere immagine e realtà del nostro
patrimonio, coordinando e potenziando l’offerta turistico-culturale. La
convenienza di tale progetto doveva essere sufficientemente persuasiva e
richiedeva un intelligente progetto e processo politico-culturale unitario,
capace di dar vita ad un nuovo soggetto politico-istituzionale che componga
interessi e particolarismi, provando a superare le dannose frammentarietà,
debolezze e beghe dei singoli comuni e gruppi di interesse flegrei. Ne poteva
derivare la crescita di peso politico, economico, culturale, la possibilità di
più forti relazioni con le altre regioni mediterranee, italiane, europee; la
maturazione di un territorio che offra luoghi, passioni e occasioni per una vita
migliore: la possibilità di consegnare ai nostri figli una realtà in espansione,
un’esistenza più aperta e ricca della nostra, una buona eredità di cui andare
fieri. Niente di tutto questo è accaduto e accadrà. Un intreccio perverso
generato da pezzi di società incivile e di politica arrogante condanna questa
terra: per stare all’attualità, da una parte cittadini ‘maleducati’ convinti che
il bisogno e/o il possesso di proprietà private legittimi qualsiasi abuso e a
fottersene di ogni legge e responsabilità verso la città; e dall’altra un
eccesso di divieti e passaggi burocratici che ha finito con il favorire per anni
l’abusivismo illegale, la richiesta di favori, la corruzione, ci ha condotto
fino a queste belle scene natalizie con carabinieri e abbattimenti notturni. Ci
vorrebbe una rinascita, a Pozzuoli come a Bacoli, un salto di qualità, simile a
quello che è accaduto a Napoli (magari anche meglio, con sindaci e forze
politiche meno ideologiche, assessori più competenti etc.): liberarsi di gran
parte del ceto politico di centrodestra e di centrosinistra che ha in vario modo
condotto a questo disastro. Ecco l’augurio che faccio innanzitutto a me stesso e
ai flegrei: ritrovare la forza, il coraggio, il desiderio di ridare dignità alla
vita e alla politica di questa terra.
Nicola
Magliulo
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comunicato stampa del CNR
Fluorosi a Ercolano,
un problema vecchio di 2000 anni
La patologia è endemica
dell’area vesuviana, come risulta da una ricerca sugli scheletri degli abitanti
di epoca romana condotta dal Cnr e dall’Università Federico II. Dovuta alla
prolungata assunzione di fluoro naturalmente presente nelle acque e nei suoli,
colpisce le ossa e affligge ancora oggi l’80% dei bambini in età scolare.
Gli abitanti dell’antica
Ercolano? Soffrivano di fluorosi scheletrica, come quelli di oggi. Grazie a
un’indagine multidisciplinare i ricercatori dell’Istituto per i materiali
compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche di Portici (Imcb-Cnr)
e dell’Università 'Federico II' di Napoli hanno dimostrato come questa patologia
metabolica dell’osso e delle articolazioni sia endemica dell’area vesuviana. Lo
studio, pubblicato sulla rivista ‘PLoS ONE’ (Public Library of Science), è
coordinato da Pier Paolo Petrone del Museo di antropologia della 'Federico II',
con Michele Giordano dell’Imcb-Cnr, Fabio Guarino e Stefano Giustino del
Dipartimento di biologia strutturale e funzionale dell’Università.
All’origine della malattia invalidante, che colpisce decine di milioni di
persone soprattutto in Africa, India e Cina, è l’alta concentrazione naturale di
fluoro nelle acque e nel suolo, tipica delle aree vulcaniche. La ricerca ne
rileva e descrive le caratteristiche nelle vittime dell’eruzione del 79 d.C.,
dopo aver passato in rassegna 76 scheletri appartenuti a una popolazione di età
da 0 a 52 anni.
“Dall’esame delle peculiarità morfologiche, radiologiche, istologiche, chimiche,
scheletriche e dentarie si è constatato un aumento significativo della
concentrazione di fluoro con l’età e un correlato grado di lesione della colonna
vertebrale e di altri distretti articolari” spiega Michele Giordano dell’Imcb-Cnr.
“Per la determinazione del fluoro negli scheletri è stata adottata l’analisi di
attivazione neutronica strumentale (Inaa). Una tecnica complessa, utilizzata
presso lo University of Missouri Research Reactor, che ha rivelato livelli di
fluoro da 2.000 a 11.300 ppm (parte per milione), indicativi dell’avvelenamento
intra-vitam. I valori di fluoro più alti, maggiori di 9.000 ppm, si osservano
negli adulti sopra i 40 anni, che rivelano una fase patologica molto grave,
paralizzante, come quella osservata tuttora nelle regioni endemiche”.
Questi livelli sono a tutt’oggi presenti ed attivi, come risulta da test
clinico-epidemiologici su un campione di bambini in età scolare dei comuni
vesuviani, “che ha rivelato l’80% di fluorosi dentaria e caratteristiche
cliniche di portata epidemica, quali dolori articolari, dermopatie,
ipertiroidismo e contenuto di fluoro nel sangue superiore ai valori massimi
raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità”, come conclude Pier
Paolo Petrone della 'Federico II.' “La comparazione dunque mostra per le
popolazioni vesuviane un rischio permanente, non sempre valutato, anche perché
le fasi iniziali della malattia sono mal diagnosticate”.
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ARCHEOLOGIA ATTIVA,
ARRIVA LA RASSEGNA APERTA A TUTTI
Diciotto incontri per diciotto
libri. Diciotto appuntamenti per parlare di archeologia e scienze umane nel
cuore di Napoli. A presentare direttamente il proprio lavoro e a discuterne con
il pubblico saranno gli autori, professionisti già affermati nel campo, ma anche
nomi finora sconosciuti, tesisti, ricercatori e appassionati: finalmente tutti
potranno presentare i propri lavori, condividendo con studiosi e amanti della
materia il frutto prezioso di ricerche e anni di studio.
Il programma degli incontri è promosso da Archeologia Attiva, la prima libreria
archeologica del Mezzogiorno, in collaborazione con il Gran Caffè Neapolis di
piazza San Domenico Maggiore.
Una ghiotta opportunità per gli esperti e per
tutti gli appassionati di storia, filosofia, antropologia e sociologia:
un'occasione per confrontarsi su tematiche affascinanti con nomi di spicco come Carandini, Flores D'Arcais e Frediani, ma anche con chi è alla sua prima volta,
spinto dalla voglia di rendere finalmente noto il proprio lavoro prenotando una
data ad hoc per la presentazione.
Le date disponibili per presentare la propria monografia sono le seguenti: 9
febbraio, 9 marzo, 23 marzo, 12 aprile, 26 aprile,
3 maggio e 24 maggio.
Per
saperne di più:
www.archeologiattiva.com
archeologiattiva@gmail.com
081 0839474
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Premio Giornalistico Internazionale Campi Flegrei
e Premio Speciale "Campi Flegrei - Web, Blog e
Social Network"
Due premi per la
valorizzazione del territorio. Al via le candidature.
L'Associazione "Diálogos per la
comunicazione sociale" indice la prima edizione del "Premio Giornalistico Campi
Flegrei". L'intento è premiare i giornalisti che con i loro servizi o articoli
hanno promosso il turismo, la cultura, l'ambiente, la storia, l'archeologia, i
beni culturali, l'enogastronomia, il sociale, lo sport, la scienza e il lavoro
dei Campi Flegrei (Napoli, Pozzuoli, Quarto, Bacoli, Monte di Procida e zone
limitrofe).
Al Premio Giornalistico possono partecipare i giornalisti stranieri e i
giornalisti italiani iscritti all'albo dei professionisti, dei pubblicisti e i
giornalisti praticanti con servizi o articoli pubblicati dal 1° gennaio 2009 al
31 marzo 2012 su testate giornalistiche regolarmente registrate. È possibile
partecipare con articoli o servizi pubblicati su carta stampata (quotidiani,
periodici), siti internet, tv, radio e fotogiornalismo.
È altresì indetto un Premio Speciale "Campi Flegrei - Web, Blog & Social
Network" destinato a chi, attraverso internet, con siti web, blog e i social
network, promuove il territorio flegreo. Quindi sono ammessi anche siti e
portali non registrati come testata giornalistica.
La Giuria è composta da giornalisti, esperti di comunicazione, operatori
culturali e rappresentanti del mondo della scuola, del lavoro e del sociale.
Il termine ultimo per la presentazione dei lavori è il
31 marzo 2012. Successivamente verrà comunicata la data della
premiazione.
Tutte le informazioni sul sito
www.premiocampiflegrei.it
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“PINS – Ci stai contro la droga?”, slogan e
idee grafiche per un progetto di prevenzione
Il dipartimento per le politiche
antidroga lancia il Concorso “PINS – Ci stai contro la droga?”, una raccolta di
idee creative per la produzione di gadget (pins, spillette) da distribuire tra
gli studenti e le associazioni sportive e di volontariato sul territorio
nazionale, gli oratori e i centri di aggregazione dei ragazzi.
Il progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sull’importanza di uno
stile di vita e promuovere il loro impegno nel produrre elaborati che possano
contribuire alla prevenzione dell’uso di droghe.
Possono partecipare alla selezione singoli studenti delle scuole
secondarie di primo e secondo grado, presenti su tutto il
territorio nazionale, gruppi di studenti, intere classi
appartenenti allo stesso Istituto o l’Istituto nel suo complesso.
Il Dirigente Scolastico di ogni Istituto interessato a partecipare, avrà cura di
raccogliere dalle famiglie degli studenti partecipanti l’autorizzazione per la
realizzazione degli stessi e la dichiarazione di consenso al trattamento dei
dati personali degli studenti minori coinvolti, nonché sottoscrivere una
Liberatoria al fine di autorizzare il Dipartimento all’utilizzo e diffusione
degli slogan e delle idee grafiche prodotte dagli studenti.
Tutta la documentazione dovrà essere trasmessa al Dipartimento Politiche
Antidroga via e-mail all'indirizzo
dipartimentoantidroga@governo.it
I migliori slogan e le migliori idee grafiche saranno pubblicate sul sito del
Dipartimento per essere votate.
Il concorso sarà attivo fino al 29 febbraio
2012 e prevede la selezione, da parte di un gruppo tecnico di lavoro composto da
esperti e nominato dal Dipartimento Politiche Antidroga, di uno o più elaborati
al mese tra quelli più significativi ed attinenti alla tematica proposta.
I materiali che avranno ottenuto il maggior punteggio sul web ed il miglior
giudizio da parte del Dipartimento saranno utilizzati per creare nuovi gadget (“Pins”)
da distribuire agli studenti durante il festival “Dire Giovani Dire Futuro”, che
si terrà a Roma dal 9 al 12 novembre 2011, e, a partire da marzo
2012, da diffondere tra le principali associazioni sportive e di
volontariato presenti su tutto il territorio nazionale. I nominativi degli
studenti autori dei materiali e dei relativi Istituti Scolastici saranno
pubblicati sul sito del progetto.
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“A lezione di Costituzione…!”, concorso per le scuole secondarie di secondo
grado
Nell’ambito delle attività
didattiche previste dal Progetto “Cittadinanza e Costituzione” il Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Associazione “Democrazia
nelle Regole promuovono il concorso nazionale “A lezione di Costituzione…!”,
destinato agli studenti dal I al IV anno delle scuole secondarie di secondo
grado, statali e paritarie, con l’obiettivo di promuovere nelle giovani
generazioni i principi della cittadinanza attiva e consapevole, basata sui
valori della solidarietà, della partecipazione responsabile, della cooperazione,
nonché della legalità e del rispetto delle regole.
I partecipanti al concorso dovranno, dopo aver analizzato i primi 12 articoli
della Costituzione, elaborare uno script o uno stroryboard o un videoclip, utile
alla realizzazione di uno spot sociale, sul seguente tema, tratto dall’art. 9
della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la
ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e
artistico della Nazione”.
Script e storyboard dovranno essere inviati in formato digitalizzato (file .pdf
o .doc), mentre i videoclip potranno essere realizzati in qualsiasi formato
video (.avi, .mpg, .mov, .3gp ecc.).
La documentazione deve contenere una descrizione dettagliata dello spot e delle
sue finalità, oltre ad eventuali integrazioni grafiche.
Le scuole che intendono partecipare al concorso dovranno inviare
entro e non oltre il 20 aprile 2012 gli
elaborati con l’allegata scheda compilata in ogni sua parte al seguente
indirizzo: «Concorso “A lezione di Costituzione” - Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per lo Studente,
l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione – Ufficio III - Viale
Trastevere 76/A - 00153 Roma».
Un’apposita commissione (costituita da non più di tre componenti e un
coordinatore, scelti d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università
e della Ricerca e l’Associazione Democrazia nelle Regole) selezionerà gli
elaborati che avranno interpretato in modo originale, creativo e significativo
il tema del concorso. Il giudizio della commissione è insindacabile.
La premiazione avverrà in occasione della manifestazione “La Nave della
Legalità”.
Ai vincitori sarà donata la pubblicazione “La Costituzione a misura del
cittadino e dello studente e lo Statuto Albertino”.
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