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UNA PINNA PER CASA - parte prima - |
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Testi e foto di: Francesco Turano
Ogni subacqueo conoscerà sicuramente, o per averla incontrata sott’acqua o
per averla vista fotografata su libri o riviste, il più grande mollusco
bivalve del Mediterraneo, la cui conchiglia spesso veniva prelevata e
utilizzata quale complemento d’arredo e che oggi è protetta a causa della
sua notevole rarefazione. Mi riferisco alla maestosa Pinna nobilis,
conosciuta volgarmente come “gnacchera”, presente in Mediterraneo sui
fondali sabbiosi, detritici e ai margini delle praterie di posidonia, ma
anche negli ambienti rocciosi, dove riesce a trovare spazio per il suo
insediamento abbastanza facilmente. Sul coralligeno, in ambienti detritici o
di scogliera, troviamo poi una specie più rara: la Pinna rudis, la cui
conchiglia si presenta con una serie ci costolature disposte
longitudinalmente nel senso della lunghezza della conchiglia, che a loro
volta sono caratterizzate da una sorta di spine con la punta arrotondata
rivolte verso l’esterno.
Innanzitutto, viste le dimensioni spesso notevoli del bivalve (anche 50-70
cm di lunghezza) ci troviamo di fronte ad una grandissima superficie,
colonizzabile da invertebrati diversi che, nel mondo sommerso, non cercano
altro che questo. Da qui la possibilità di reperire sulle valve di una pinna
vuota, quindi sulla superficie esterna, poriferi tunicati, anellidi tubicoli
ma anche alghe, in pratica un vero e proprio microcosmo, un insieme di
piccoli animali che, comunque, colonizzano la pinna anche quando è viva,
senza arrecarle disturbo alcuno. Ma vediamo di scoprire cosa invece accade
all’interno della pinna quando è vuota, quando cioè si creano i presupposti
affinché lo spazio rimasto libero venga occupato da chi del sito vuol farne
una casa. |
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