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Metodologie passive |
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Continuando la nostra esplorazione sulle metodologie geofisiche legate
all’archeologia, cercherò di discutere sull’uso dei metodi geofisici
passivi che potrebbe avvenire nei Campi Flegrei.
La gravimetria
Lo strumento usato per ricavare queste curve è il gravimetro (Figure
3) il cui uso richiede molta precisione e pazienza. Infatti affinché
la misura dell’accelerazione di gravità sia esatta è necessario
essere sicuri che il gravimetro si trovi nella posizione orizzontale
il che richiede molto tempo perché bisogna effettuare prima molte
prove. Da quanto appena descritto, ci renderemo conto che quindi si tratta di un metodo preciso e non invasivo ma che richiede molto tempo. In particolare, tutti sappiamo che i Campi Flegrei rappresentano un’area fortemente urbanizzata e molto ricca di testimonianze archeologiche. L’urbanizzazione di questa zona non gioca a favore di questa metodologia, in quanto il gravimetro potrebbe registrare dei segnali che non interessano all’archeologo come la presenza di “rumori” dovuti anche alla presenza delle sole abitazioni. La ricchezza archeologica (Figura 4) di questa zona merita inoltre di essere scoperta il prima possibile e ci renderemo conto che la gravimetria, nonostante la sua precisione, è un metodo poco speditivo: le sole campagne gravimetriche richiedono molto tempo. A questo tempo si aggiunge quello che intercorre durante l’interpretazione e l’analisi dei dati.
Un uso più interessante della gravimetria nei Campi Flegrei potrebbe essere quello eseguito eventualmente nelle chiese (Figura 5) per scoprire se vi siano cripte o catacombe, dal momento che la gravimetria evidenzia benissimo le cavità.
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La magnetometria
Questo metodo permette di evidenziare strutture con un contrasto di suscettività molto alto: ad esempio se ci troviamo in un luogo di natura argillosa, scopriremo con molta facilità la presenza di oggetti metallici sepolti oppure di altri oggetti magnetizzati. Tutti i corpi infatti hanno una diversa capacità di
magnetizzarsi a seconda della loro composizione chimica. Più la materia
è composta da atomi di ferro, più essa tenderà a magnetizzarsi. Contrariamente alla gravimetria, essa è un metodo molto speditivo: basta montarsi il magnetometro sulle spalle con i suoi sensori ed acquisire i dati “passeggiando” su delle griglie stabilite durante la campagna geofisica. La strumentazione (Figura 7) è però molto sensibile agli oggetti e alle strutture metalliche che la circondano, per cui si rischia di analizzare un segnale ricco di disturbi a grande scala. Tale metodo infatti viene usato in aree ampie e non circondate da strutture metalliche di qualsiasi origine. La presenza di strade, veicoli, abitazioni, tettoie metalliche sicuramente darebbero un contributo così alto al segnale acquisito da cancellare il piccolissimo contributo di un coccio di terracotta sotterrato. Talvolta neanche l’azione di filtri riesce a cancellare questo rumore. Ritornando ai Campi
Flegrei, ci renderemo conto che anche la magnetometria difficilmente
potrebbe essere eseguita soprattutto a causa di un’intensa
urbanizzazione.
Glossario
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