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LE STRAGI NAZISTE NEI CAMPI FLEGREI: SETTEMBRE 1943 |
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Premessa E’ uscito quest’anno un libro
prezioso, curato da una delle migliori studiose di storia contemporanea
italiane, Gabriella Gribaudi, che raccoglie le testimonianze sulle stragi
naziste compiute in Campania durante la seconda guerra mondiale. |
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“Al di là dell’altra estremità dell’area flegrea, oltre Pozzuoli, il territorio subisce già dalla prima metà di settembre l’azione di distruzione delle strutture militari e produttive; e con esse tutto l’insieme di violenze sulla popolazione. Tra il 13 e il 30 del mese (settembre ‘43) nei comuni di Bacoli e Monte di Procida vengono razziati dai soldati ventuno giovani (di cui esiste l’elenco nominativo nella relazione dei carabinieri); sono, inoltre, centinaia i cittadini di queste due località che denunciano il furto di bestiame di ogni genere e di generi alimentari. Le rappresaglie in quelle zone cominciano prima dell’esodo generale e sembrano legate a presunte attività di resistenza e aiuto al nemico: In località Lucrino del comune di Pozzuoli i soldati tedeschi rinvennero fili telefonici rotti. Alle ore 19 del 14 settembre ‘43 essi fermarono le 5 persone a fianco segnate che si trovavano nella zone e le accompagnarono prima al vicino albergo dei Cesari, sede del loro comando, poi in località Grotta del Sole, indi alle ore 5 del 17 successivo in località “Conoschiella”, dove un ufficiale tedesco uccise Guardascione Antonio con un colpo di rivoltella. Gli altri tentarono la fuga e impegnarono colluttazione. Guardascione Enrico ed Emanato Giliberto riuscirono a fuggire incolumi mentre Guardscione Salvatore e Costigliola Michele furono uccisi e poi seviziati a colpi di baionetta. Il 19 venne catturato e il 20 fucilato Aniello Calabrese, farista di Capo Misero: Alle ore 20 del 19-9-43 soldati tedeschi sulla spiaggia di Misero fermarono ed accompagnarono alla sede del loro comando in Lucrino il Calabrese perché questi, attraversando l’alloggio con una stearica accesa, aveva involontariamente fatto proiettare dalla finestra aperta della luce ritenuta sospetta. Così pure in contrada Monte di
Cuma, alle 14 del giorno 2 ottobre ’43 Biagio e Giovanni Scamardella,
rispettivamente di ventiquattro e diciassette anni, con Michele Carannante, Del tutto ignara di ciò che
stava per accaderle era la sedicenne Giulia Fasano, che la mattina del 30 si
sta recando con la sorella ad attingere acqua ad una fontana a circa centro
metri da casa, quando alcuni tedeschi appostati tra i cespugli le sparano
raffiche di mitra freddandola. (Questo brano è tratto da Terra bruciata, a cura di Gabriella Gribaudi. Le stragi naziste sul fronte meridionale, L’ancora del mediterraneo, 2003, pp.149-50). |
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