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Il De finibus bonorum et malorum di Cicerone Quando a Cuma si dialogava intorno alla gioia e al dolore, all’utilità e all’amicizia… |
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Nelle ville presenti nei Campi flegrei in età romana, l’influenza ellenizzante non si evidenziava solo nello stile architettonico ma anche nella passione per le ricerche e le discussioni filosofiche. Si sapeva fare buon uso della ricchezza,
del lusso e dell’ozio, si comprendeva che anche il piacere di una cena
stesse non solo nei cibi e nelle bevande ma anche in una buona
conversazione (sarebbe interessante confrontare questo modello con
quello della cena di Trimalcione narrata nel Satyricon di Petronio). In esso si discuteva se fosse giusta la
dottrina epicurea per cui il bene si identifica con il piacevole: e quando Cicerone fa un esempio di cosa debba intendersi per
vita piacevole, scrive di quel Lucio Sergio Orata, noto tra l’altro per
i suoi allevamenti di ostriche nel Lago Lucrino: “Quale argomento rechi per
dimostrare che Torio o Gaio postumio o, il maestro di tutti costoro,
Orata, non ebbero una vita del tutto piacevole?” L’unica felicità che ci è concessa è forse quella che nasce dall’esserci liberati da una pena? O esiste un altro tipo di felicità che accade indipendentemente da ogni sofferenza? Cicerone – contra Epicuro - insiste che “altro è provar gioia, altro non sentir dolore”, approfondendo la distinzione tra letizia e piacevolezza, di origine platonica, e i significati del termine latino voluptas, e la traduzione della parola greca hedoné. Cicerone mostra di non accontentarsi del
primato di ciò che è considerato "utile" e sa che il divertimento della
vita sta in relazioni umane non asservite ad esso, conoscendo il piacere
di ciò che è massimamente "inutile". Durante il dialogo, appare anche un
riferimento diretto ai granai di Pozzuoli, citati come simbolo di
chi persegue un’accumulazione di ricchezza e possiede beni ingenti. Le pagine ciceroniane ci mostrano la
filosofia nella sua accezione migliore di vita pensata che arricchisce
un’esistenza altrimenti banale; la necessità di esprimere le esperienze
vissute attraverso le domande poste su ciò che più importa. |
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