CARTOLINE DAL CASTELLO DI BAIA

 

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ISIS UND OSIRIS


Non solo il grano egiziano transitava a Puteoli, ma, con esso, dei e culti. Matvejevic distingue le città mediterranee in città con il porto e città-porto, come le antiche Cuma e Puteoli: dai rispettivi porti dipendeva non solo lo sviluppo e il declino economico delle città, ma anche l’apertura ad un rapporto con altri popoli che è all’origine della formazione di antiche comunità multietniche – come diremmo oggi in un tempo in cui stranieri di differenti etnie, tra cui molti nordafricani, e relative culture e religioni, tornano nella nostra terra.

La statua di Iside, ritrovata a Cuma insieme ad altre due (naoforo e sfinge), sono esposte ora nelle sale del Castello di Baia dove sono ora ospitati i reperti provenienti da Nova antiqua phlegraea.

Hanno la testa amputata forse dalle prime ondate di cristiani intolleranti; il naos che il naoforo ha tra le mani contiene l’immagine del dio Osiride; esposti anche frammenti di Horus, il mitico figlio di Iside, e una moneta che documenta la frequentazione dell’Iseo nel II° sec, d.c.

Tali ritrovamenti, riemergendo dal sottosuolo, evidenziano la molteplice e importante presenza di luoghi e culti dedicati agli dei dell’antico Egitto nei Campi flegrei, e si aggiungono ai templi puteolani di Iside, Dusares e Serapide.

Infine una foto ritrae la statua, ritrovata a Cuma, di Anubi, il dio con la testa di sciacallo, inquietante a guardarsi, anche se questa testa messa su un corpo ben piantato, classico, romano, diviene già per noi più digeribile. L’assimilazione produce la perdita, per i culti stranieri, degli aspetti più inquietanti e difformi dalla cultura che li ingloba in sé: così la Iside romana lascia in Egitto i suoi specifici tratti mitologici e cultuali, ed è già vergine divina, rappresentata mentre allatta Horus, con tratti simili alle future madonne cristiane.