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Alcuni
hanno pensato o detto: ma gli americani hanno subito un massacro di
civili che in passato o altrove hanno commesso, per esempio a Hiroshima
o tra la popolazione iraniana a causa dell’embargo contro l’Iraq o
tra i palestinesi per via del sostegno agli israeliani: certo tutto
questo è vero, ma le equiparazioni sono sempre volgari e sbagliate.
A Hiroshima e a Bagdad c’era una guerra, in entrambi i casi
provocata da paesi retti da dittature; a New York si è compiuto,
invece, un atto di guerra
contro i civili di un paese non in guerra.
Si
dice, ancora: ma gli Usa hanno sostenuto a suo tempo i talebani: certo,
ma per rafforzare la resistenza contro l’invasione della Russia in
Afghanistan.
C’è
la curiosa idea e pretesa che si possano formulare giudizi
storico-politici in base a principi di assoluta coerenza morale e
l’accertamento di chi avrebbe le mani pulite e chi no; non occorre
essere sostenitori di uno spietato cinismo politico per ritenere che
questo sia un concetto
sbagliato e indifendibile che non può che condurre alla paralisi da
anime belle.
Che
gli Usa non siano il bene e non siano i depositari della giustizia,
neanche di quella con la g minuscola, lo dimostra l’atteggiamento dei
due pesi e due misure adottato da loro, ma non solo da loro: per
realismo politico e/o per lasciare libero corso all’economia e agli
affari, infatti, gli Usa hanno lasciano cadere l’intransigente tutela
dei diritti umani, sempre proclamata, per la necessità di conservare
relazioni con la Cina dopo Tien an men; o hanno sacrificato la difesa
del popolo ceceno dall’invasione russa sull’altare delle sfere
d’influenza; infine hanno sospeso le sanzioni e cancellano il debito
con il Pakistan, avendo bisogno dell’aiuto di questo paese nella
operazione in corso. Ma significa questo viceversa che sono il male o
che non posso schierarmi con loro come con la parte relativamente
migliore tra quelle in campo? O che per farlo debbo cancellare le loro
responsabilità storiche, e sospendere ogni atteggiamento critico?
Un’analoga
questione circola più o meno sottopelle in tutte quelle persone e
movimenti che hanno a cuore le sorti dei poveri e disperati della terra,
e riguarda il peso differente che sarebbe attribuito alle sofferenze e
alla morte di chi vive nei paesi ricchi o in quelli poveri.
C’è
qualcosa di vero nel fatto che i morti nei media e nella politica pesano
differentemente: che non sempre la morte di poveri e disperati fa
notizia e riceve l’attenzione che ricevono i nostri morti: frutto
della nostra vicinanza geografica, culturale e politica con le vittime,
ma, certo, anche del privilegio e dell’ipocrisia. E’ tuttavia una
verità molto parziale perché per esempio i ceceni o gli abitanti di
Sarajevo non hanno ricevuto grande attenzione da nessuna delle parti in
campo, e per certi versi neanche nella opinione pubblica occidentale.
E,
comunque, non è il caso di rovesciare la valutazione e di mobilitarsi
in modo tiepido se a morire sono i cittadini newyorkesi, o di Sarajevo,
e forte solo quando le vittime sono o saranno quelle colpite dalla Nato.
O no?
Nicola Magliulo

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