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BACOLI
MUTA |
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Fin dalle prime pagine, tuttavia, gli obiettivi polemici dell’autore si allargano: in primo luogo appare il deserto di “quest’epoca caramellosa e dolciastra “(p.15), dominata da un “ implacabile livellamento che sta riducendo tutti, nel corpo e nel comportamento, alla mediocrità piccolo-borghese” (p.60): riferimento esplicitamente pasoliniano. Un tempo che ha dimenticato e rimosso il suo Passato, e si definisce per sottrazione, ad esempio per un’incolmabile lontananza dai suoi antichi eroi: “ Ma perché si può fare a meno di noi, se non perché la vita si è impoverita, immiserita, ristretta in limiti tali da rendere impossibile qualunque grande impresa?” (p.30). La nostra società non ha memoria e vive immersa in un presente senza passato e futuro, “ La vera morte è credere che tutta la vita si limiti al mero presente, senza porte che si aprano sull’assenza, su ciò che risiede sempre alle spalle di ognuno, invisibile (p.32); ma nel sottofondo del racconto di Salemme sento circolare anche un verso pasoliniano: “ La morte non è nel non comunicare ma nel non poter più essere compresi (Una disperata vitalità). L’epoca in cui viviamo è segnata dall’impossibilità del tragico e dall’infinito trionfo del comico, come evidenziano anche le parole del Diavolo:“Perché ogni vittima è sempre così irresistibilmente comica? Volevo una tragedia, mi trovo una commedia. Volevo un dolore grande, nobile, eccomi, invece, un misero, meschino dispiacere” (p. 41-2). Tempo troppo povero e mediocre anche per la grande sofferenza, tempo della banalità del male, di pietre lanciate sulle auto per noia. In questo contesto si dipana la vicenda del protagonista: ”Un pupazzo rotto… a gran passi verso il cieco Nulla “(p. 44), circondato da uomini che negano la possibilità di una vita vera: “ E voi, nascosti riparati lettori, non ve la sentite bruciare, dentro le viscere, questa tremenda fame di vita vera, di vita vivente? “ (p.76) . La sofferenza generata nel cantante dall’inferno coniugale, lacera l’identità e la corazza di una ‘normalità’ attraversata da un profondo disagio, spogliandola dei suoi vestiti ed orpelli, e mostrando, nella sua povera nudità, la cruda verità dell’uomo, il germe di follia, violenza, morte che può essere contenuto in ogni passione, come narrano le ragazze innamorate: “ faceva un vento violento, troppo violento, lo sguardo della persona amata” (p.24). In un tempo in cui la retorica familista, e addirittura certo neopuritanesimo, sono tornati a mettere radici, narrare dei legami di coppia che si fanno tormento, trasformando la esistenza in una lunga giornata verso la notte(O’Neill), è non banale e scontato, ma fecondo. |