Verso il Museo diocesano

Esposizione d'opere d'arte al Villaggio del Fanciullo

Pozzuoli. La piccola esposizione di opere d’arte allestita in alcuni ambienti della Curia diocesana di Pozzuoli, al Villaggio del Fanciullo, rappresenta una significativa premessa per il Museo da costituire al più presto nell’edificio storico dell’episcopio, al Rione Terra.

Il primo salone - diviso da un muro romano che delimitava l’antico centro commerciale - è stato trasformato da deposito in una sorta di lapidario, dove sono sistemati stemmi vescovili ed epigrafi della Cattedrale sottratte ai saccheggi del ‘83. Tutto quel che è stato recuperato – dai marmi delle porte d’accesso, alla sacrestia dedicate a San Procolo e San Gennaro, al prezioso fondale barocco di un lavabo del Duomo – è esposto nel primo salone, adiacente alla biblioteca diocesana. 
Nell’altra sala sono esposti, invece, dipinti, sculture ed arredi sacri realizzati dal 1300 agli inizi del ‘900, tra cui un’opera inedita: l’icona della Madonna Bruna, il cui recente e delicato restauro ha riconsegnato all’originario aspetto cinquecentesco.

Il bel gruppo ligneo, attribuibile a Pietro Belverte e raffigurante la Madonna e San Giuseppe proviene dalla chiesa di S. Maria della Consolazione, detta del Carmine. La tela con Il Cristo coronato di spine e deriso - in stile caravaggesco ma d’origine fiamminga - è stata, invece, recuperata nella sagrestia della chiesa di San Michele a Monte Sant’Angelo, mentre dalla chiesa di San Raffaele proviene il Ritratto di don Domenico d’Oriano, un saggio di ritrattistica offerto da Giacinto Diano che, come è noto, lasciò molte opere nella sua città natale, lavorando oltre che per alcune chiese puteolane anche nella cappella e nella biblioteca del seminario su committenza del vescovo Nicola De Rosa (1733-1774).
Ma l’opera più antica è certo una scultura trecentesca in legno dorato e d’autore ignoto: la statua raffigura San Procolo, martire e patrono di Pozzuoli. Trenta anni fa, si trovava al centro della cappella dedicata al Santo, nella Cattedrale, dov’era anche esposto il Ritratto del vescovo Alfonso Castaldo (1934-1966), un omaggio lasciato da uno dei più famosi artisti del Novecento: Vincenzo Ciardo.

Fra gli arredi sacri ci sono invece ostensori, reliquiari, pastorali e calici, mentre un altro busto d’argento di Domenico De Blasio era posto su uno scrigno con le reliquie. L’opera fu ritirata da alcune chiese puteolane durante la crisi di bradisismo che colpì l’area flegreo nel 1983 e destinata, per la sua rilevanza, alla musealizzazzione. È quella che meglio rappresenta la volontà di restituire alla città un pezzo della sua storia, di allontanare finalmente il ricordo degli anni più bui.

Maria Pirro