In esclusiva un passo di "Scalamara"


SOMMARIO
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Il diario di un "illetterato" di Pozzuoli diventa un film di Nanni Moretti

Costantino Congiu racconta la sua vita in un libro

 

 

 

servizio a cura di:
 
Maria PIRRO


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Capitolo sesto

«Disgraziato, come hai fatto a venire qui?»

Così finalmente mi decisi, presi quei risparmi che avevo conservato, andai alla stazione di Sassari, chiesi quanto costava ad arrivare a Civitavecchia dove mia Madre risiedeva, e mi fu risposto che – da Sassari a Olbia - potevo fare il biglietto col treno e - arrivato a Olbia - dovevo fare il biglietto sulla nave per Civitavecchia; così feci i miei conti e feci il biglietto fino a Olbia, andai a casa di mia cugina e gli dissi che il domani partivo, oramai ero deciso. A questo punto mia cugina non trovò più nessuna obiezione raccomandandomi di stare attento poiché io stavo ancora sotto la sua protezione, e che se qualche cosa sarebbe successo lei ne avrebbe pagato che conseguenze; ma io capito che tutto ciò non era vero poiché ero ormai maggiorenne e propenso nelle mie azioni - avevo oramai l’età della maturità sia per legge sia per esperienza - e soprattutto perché volevi raggiungere lo scopo della mia vita, cioè cercare nell’ignoto e conoscere me stesso; poiché nessuno dei miei parenti erano d’accordo della mia decisione, cioè che io partissi incontro a mia Madre, comunque una ragione c’era...

Così un giorno - fatto i miei calcoli - andai alla stazione e feci il biglietto fino ad Olbia; poi arrivato a Olbia dovevo fare il biglietto per la nave per poter arrivare a Civitavecchia; e qui mi trovai in difficoltà poiché, quando andai allo sportello per fare il biglietto per la nave, i soldi non bastavano: a questo punto mi trovai in difficoltà ma oramai ero deciso a non tornare più indietro; guardavo quella grande nave che mi avrebbe dovuto portare via, non so quanti pensieri in quel momento mi venivano per la testa, mi giravo e mi rigiravo intorno, vedevo intorno a me una gran confusione, gente che andava e veniva; e così mi venne in mente di approfittare che salisse un gruppo sulla nave per potermi infilare in mezzo a loro, ma poi dovetti rinunciare a questa avventura poiché mi accorsi che sul ponte della nave c’era una stretta sorveglianza che faceva parte della nave stessa, e oltre a questi c’era una schiera di carabinieri, così mi prese la paura di potermi avventurare di quel proposito che mi avevo prefisso; intanto il tempo passava e più in me subentrava l’angoscia di tornare indietro.

E qui ricordo che nella mia inquietudine vidi arrivare nel porto delle camionette con dei carabinieri che fermavano vicino al ponte della nave; e qui con mia grande meraviglia vidi che, quando queste camionette si fermarono, in mezzo a loro c’erano anche uomini in borghese: alcuni di loro indossavano il tipico vestito sardo con la visiera in testa, altri invece portavano il vestito a strisce; ma la cosa che mi colpì di più fu quando, nello scendere dalla camionetta questa gente in borghese  –  erano tutti ammanettati, con i polsi stretti da una morsa di ferro e con le catene infilate nella morsa di ferro, congiunti l’uno con l’altro - li  facevano salire sulla nave in fila per uno; saliti in cima alla nave venivano consegnati a l’altra pattuglia di carabinieri che io avevo visto prima, e intanto erano gli ergastolani che venivano portati in altre galere.

Intanto mentre osservavo il via vai di gente mi venne l’idea di  cercare i soldi a qualcuno, e così quella idea la misi subito in atto; e guardando in faccia la gente vidi un passante con la valigia andare verso la biglietteria: non persi tempo, andai vicino a questi, e girandogli attorno per indovinare la sue indole e dopo avermelo scrutato gli andai vicino dopo che mi accorsi che lui aveva già fatto il biglietto, e gli dissi che dovevo prendere la nave per Civitavecchia e che lì dovevo incontrare mia Madre che non vedevo da tempo, e aggiungermi i soldi per poter fare il biglietto e che quando saremo sbarcati a Civitavecchia attraverso mia Madre gli avrei restituito la somma. E questi osservando l’indirizzo mi accorgevo che mi guardava con uno sguardo strano, pensai subito che avrei trovato la persona giusta, ed a un certo punto mi domandò come mi chiamavo, come si chiamava mia Madre e se ero sicuro che dovevo andare a quell’indirizzo, e io risposi che era la verità; ad un certo momento vidi la persona andare verso la biglietteria, fare il biglietto consegnandomelo e dicendomi buona fortuna. Così insieme salimmo le scale della nave ed arrivati sul ponte lui mi disse che doveva lasciarmi perché doveva incontrarsi con delle persone, e augurandomi ancora buona fortuna mi disse di non preoccuparmi della somma che lui aveva speso per me.

Così rimasi solo sulla nave [...]

[...] Ricordo che mentre camminavo subentrò in me un’ansia che ancora oggi non so descrivere se era un’ansia di gioia o un’ansia di colpa per non aver detto a mia Madre la mia venuta; ma poi pensavo oramai è fatta e qualunque rimprovero od altro mi sarebbe capitato ero pronto ad affrontare; finalmente arrivai al numero trenta, lì mi fermai guardandomi intorno per assicurarmi se era la giusta via che mi avevano indicato, e presto mi resi conto che ero proprio nel giusto numero civico. Ricordo che era una stradina stretta con pochissime abitazioni che si salvarono dalla distruzione delle bombe e tutt’intorno ancora macerie; comunque vidi un portoncino e lì cercavo un nome una targa ma non vi era niente di ciò, allora misi la mano vicino alla porta e mi accorsi che questa porta si  apriva nel spingerla in dentro, così quella porta che mi portò nell’interno; e quando ci fui entrato vidi una ripida scala e, non ricordo bene se a metà scala oppure in cima, vidi una persona inchinata sui gradini alla quale stava pulendo. Fu un attimo: questa persona sentendo la presenza – cioè il rumore del portoncino che lei avvertì - si voltò e lì mi accorsi che era mia Madre e lei con un urlo mi invitava ad uscire fuori dicendomi: “Disgraziato, come hai fatto a venire qui?” [...]


SCALAMARA, Constantino Congiu – prefazione di Vittorio Russo postfazione di Vivan Lamarque, Edizioni Intra Moenia, Napoli