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Arriva dal Mar Rosso |
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| Testi e foto di: Francesco Turano | ||
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“Come previsto nel 1984 il nudibranco Melibe
fimbriata ha ampliato il suo areale mediterraneo ed è giunto anche in
acque italiane. La notizia, una vera ghiottoneria zoologica, di quelle che
anche i biologi marini dal palato più fine non disdegnano di dare, è una
vera anteprima che AQUA offre ai suoi lettori e agli appassionati di
nudibranchi grazie alla scoperta di Francesco Turano. E infatti grazie
alle sue osservazioni e alla sue foto scattate lungo coste calabresi dello
Stretto di Messina che possiamo testimoniare l'arrivo di Melibe fimbriata
Alder & Hancock 1864, anche nelle nostre acque.”
La segnalazione permise di allungare la lista dei cosiddetti immigranti
lessepsiani, cioè quegli organismi esotici che attraverso il Canale di
Suez sono passati dal Mar Rosso al Mediterraneo.
I caratteri distintivi della specie si possono così elencare: corpo traslucido, piatto e allungato, costellato di papille e tubercoli; una decina di coppie di "cerata", ovvero appendici dorsali con funzione respiratoria disposte in maniera alternata, a forma di clava e schiacciate all’estremità; capo contraddistinto da un'enorme espansione che forma una sorta di cappuccio (velo orale) attorno alla bocca; colorazione generalmente gialla slavata, bruna o addirittura bianca, con tubercoli bruni, bianchi o grigi. |
Al tatto il nudibranco appare mucoso e turgido, mentre le dimensioni superano di molto quelle massime di 14 cm citate in letteratura. Nonostante la forma dell'animale sia da considerarsi particolarmente curiosa in ogni sua parte, quello che è più insolito è il velo orale, che si presenta diverso secondo la funzione svolta. Quando l'animale si nutre il velo orale si dilata enormemente, mettendo in risalto i tentacoli che ne costellano la superficie interna. Il cibo del mollusco è costituito da materiale organico in sospensione, di cui sono ricchi i fondali dello Stretto, che viene convogliato verso la bocca da contrazioni del velo.
Quest'ultimo muta di forma e funzione quando l'animale abbandona il fondo e si mette a nuotare, una capacità questa tipica della famiglia. Prima di mettersi a nuotare Melibe cambia dunque di aspetto: chiude il velo orale trasformandolo in un'appendice piatta come la pala di un remo, il piede si restringe lungo una linea mediana, i cerata si sollevano verticalmente. Così facendo il nudibranco piatto si trasforma in un animale compresso e lanceolato e a modo suo idrodinamico. Il nuoto non è ovviamente paragonabile a quello diritto e lineare di un pesce, ma è costituito piuttosto da una serie di ondulazioni ritmiche e avvitamenti del mollusco nell'acqua, che gli consentono spostamenti brevi, utili per cercare nuove fonti di cibo o per sfuggire a qualche disturbatore, o ancora necessari per individuare i partner con cui accoppiarsi. La permanenza in acque libere può durare a lungo, anche alcune ore, e in presenza di correnti costanti diventa un mezzo di indubbia efficacia per gli spostamenti passivi. La riproduzione prevede un accoppiamento tra due esemplari che si comportano contemporaneamente da maschio e da femmina. Le uova sono contenute a gruppi di tre in capsule avvolte da un nastro gelatinoso, traslucido e aderente al fondo. Il caro Angelo Mojetta concludeva il suo articolo, nato dalle mie puntuali segnalazioni, con queste righe a me molto care, che mi preme riproporre integralmente: “Melibe fimbriata nasconde però ancora alcuni misteri, soprattutto quelli legati alla sua comparsa in Mediterraneo che, in base all'ultimo lavoro scientifico ad essa dedicato (Bollettino Malacologico, 1996), possono essere così riassunti: la specie non è ancora stata censita in Mar Rosso e neppure lungo le coste di Israele. Sono due punti di passaggio importanti, attentamente monitorati dagli studiosi e non si comprende come il mollusco possa essere loro sfuggito. Forse da quelle parti non c'era un Francesco Turano.” |
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