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Era ormai un quarto di secolo fa quando nel lontano 1970 i Navy SEAL's,
l'unità subacquea della marina militare statunitense, introdussero due
innovazioni nelle immersioni militari: l’autorespiratore a circuito chiuso
completamente controllato da computer e il Dry Deck Shelter, una sorta di
garage subacqueo applicato sul ponte dei sommergibili nucleari per
ospitare un veicolo subacqueo SDV (SEAL delivery vehicle), impiegato per
operazioni subacquee estremamente lunghe che obbligavano i SEAL’s a
lunghissime decompressioni. Il rebreather consentiva il mantenimento della
PO2 costante a 0,7 ATA indipendentemente dalla profondità ma se da un lato
aveva esteso enormemente le possibilità d’intervento subacqueo dei SEAL’s
incrementando i tempi di permanenza in immersione, dall’altro implicava
assieme all'uso di mezzi di trasporto a medio raggio, lunghissime soste di
decompressione.
Le soste venivano all'epoca calcolate attraverso le Standard Navy Air
Decompression Tables.
Nel 1978 la Navy Experimental Diving Unit (NEDU) comincia le
sperimentazioni per la realizzazione di un computer da decompressione
specifico per la US Navy. Obiettivo: costruire un algoritmo quanto più
aderente possibile alle cognizioni dell’epoca in materia di teoria
cinetica dei gas ed alle reali condizioni d’impiego. Ultimato l’algoritmo
iniziarono le sperimentazioni per verificare che lo stesso fosse sicuro.
Uno dei primi verificatori delle tabelle decompressive (con PO2 costante)
fu il Cap. Ed Thalmann, Senior Medical Officer del NEDU. Dal 1981, CAPT
Thalmann supervisionò centinaia di sperimentazioni che condussero allo
sviluppo delle tabelle. Terminato lo sviluppo di queste e ricevuta
l’approvazione della US Navy, il modello matematico era pronto per essere
trasferito in un computer da immersione.
Molti dei prototipi costruiti nei laboratori dela US Navy si dimostrarono
non affidabili e si giunse alla conclusione che occorreva commissionare
all’esterno il computer con il modello elaborato dalla US Navy.
In quel periodo i SEAL’s avanzarono ulteriori richieste: occorreva
introdurre nell’algoritmo anche l’adozione di miscele respiratorie diverse
nella medesima immersione.
Il CAPT Thalmann ed i suoi colleghi al NEDU iniziarono quindi gli studi
per adattare le tabelle US Navy Standard per Aria all’uso di miscele
Nitrox. Le ricerche del CAPT Thalmann continuarono presso il Naval Medical
Research Institute (NMRI). Il NMRI sviluppò un modello secondo un nuovo
approccio definito “probabilistic model”. Dall’approccio Haldaniano del
CAPT Thalmann al modello probabilistico del NMRI. Bisognava individuare e
ridurre la percentuale di rischio accettabile.
Tuttavia il nuovo approccio dimostrò che gli incidenti aumentavano se le
condizioni dell’immersione si discostavano molto dallo standard. Nel 1990
gli studi del Decompression Computer per la US Navy furono condotti dal
Naval Special Warfare Biomedical Research Program. Solo nel 1993 gli studi
e le sperimentazioni produssero risultati accettabili, ma le nuove tabelle
mostravano limiti anche più conservativi rispetto alle tabelle ad aria
della US Navy per raggiungere quel risultato, mantre i SEAL’s avevano
richiesto un algoritmo che consentisse loro decompressioni più brevi e non
più lunghe...
Gli studi sembrarono aver raggiunto una impasse e subirono una lunga
battuta d’arresto nei risultati.
Le ricerche comunque proseguirono sul modello del CAPT Thalmann, già
impiegato per generare le tabelle per il mixed-gas rebreather impiegato
dalla US Navy.
Il modello calcolava la decompressione ad aria e per PO2 costante di 0,7
ATA in una miscela nitrox. Le tabelle generate da questo modello erano in
qualche caso più conservative delle US Navy Standard ma per immersioni più
profonde fornivano tempi di non decompressione più ampi. La US Navy
stabilì che il modello decompressivo definitivo su cui basarsi era proprio
quello di Thalmann (chiamato VVAL18).
Fu aperta una gara d’appalto per la costruzione del computer in cui
introdurre l’algoritmo prescelto e questa fu vinta dalla Cochran
Consulting Company, il cui prodotto fu il Cochran Commander.
La prima macchina arrivò al NEDU per i collaudi nel 1996. I test del NEDU
furono guidati dal CAPT Dave Southerland, rivelarono alcuni errori che
furono corretti e nel Gennaio 1998 il NEDU dichiarò il Cochran NAVY pronto
per i test sul campo nell’ambito dei SDV teams.
Ulteriori migliorie ed affinamenti sul campo furono apportate ai computer
per meglio rispondere alle esigenze operative dei SEAL’s (per impiego di
aria o nitrox e con rebreather).
Il 20 Octobre 2000, il NEDU sostenne l’approvazione del Cochran Navy per
l’inserimento nell’equipaggiamento standard dei SEAL’s. Un anno dopo il
Supervisor of Diving and Salvage for the U.S. Navy autorizzò l’impiego del
computer da parte delle unità SEAL’s.
La prima immersione operativa militare con il Commander Navy risale a 31
Gennaio 2001 nelle acque di Barber’s Point (Hawaii).
Eppure, anche se il Cochran NAVY è probabilmente il computer da
decompressione con l’algoritmo più aggressivo nelle immersioni che non
richiedono tappe di decompressione, i due fattori che riducono i rischi di
mdd nell’impiego operativo non hanno praticamente nulla a che vedere con
algoritmi, tabelle e ricerche mediche, ma si basano sui soliti ''trucchi
tattici'': il computer parte dal presupposto che il sommozzatore respiri
una miscela con il contenuto più alto possibile di N2 in relazione alla
profondità d’impiego; la qual cosa non avviene nella maggior parte dei
casi proprio in funzione dell’adozione di miscele e apparati di
respirazione più efficienti. In secondo luogo, poichè i SEAL’s effettuano
immersioni di gruppo, il profilo di decompressione seguito sarà il più
penalizzante visualizzato da ogni componente il team; ciò aggiunge un
fattore di sicurezza supplementare.
Niente a che vedere, appunto, con fatti e dati reali e concreti.
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